Era facilmente prevedibile: la prolungata siccità ha moltiplicato gli incendi boschivi in tutta la provincia di Salerno.
Era facilmente prevedibile, anche perché con i vigili del fuoco sotto organico, l'addio del corpo forestale dello Stato e l'azzeramento – in pratica – delle comunità montane, è venuta a mancare l'efficacia e la velocità degli interventi. Oltre, naturalmente, alla manutenzione e la pulizia delle montagne. Una sorta di via libera al fuoco.
Che è arrivato puntualmente.
Da giorni la zona più calda è quella della Valle dell'Irno. In particolare tra il Montorese e Mercato San Severino. Sono almeno quattro i focolai. In alcuni casi anche difficili da raggiungere. I canadair fanno il possibile. Ma è difficile arginare le fiamme.
I centralini dei vigili del fuoco sono intasati da giorni. Boschi, sottobosco e sterpaglie stanno bruciando ovunque. Dalla Costiera Amalfitana al Cilento. Una lunga scia di fumo e fiamme, che sta devastando ettari ed ettari di bosco. Un danno ambientale difficilmente calcolabile. Oltre ai rischi per la tenuta idrogeologica delle montagne.
Incendi sono segnalati tra il Cilento e il Vallo di Diano. Brucia la montagna del Crocefisso a San Pietro a Tanagro (dove il sindaco Domenico Quaranta è stato costretto a chiudere la strada delle Scalelle, per il timore della caduta massi).
Fiamme anche a Capaccio e nalla zona di Teggiano. Sul valico di Chiunzi (nella zona di Corbara), a Castelnuovo e Palinuro.
Fiamme anche a Roccapiemonte, a due passi da una clinica.
In molti chiedono alla Regione lo stato di emergenza. Il numero dei roghi e la loro estensione, fanno di questa estate una delle più devastanti per il patrimonio ambientale della provincia di Salerno. Ma purtroppo non è finita. Se la siccità e il gran caldo continueranno a non dare tregua, il numero dei focolai potrebbe essere solo destinato ad aumentare.
