E' morto ucciso da un tumore, dopo un trapianto di organi. Sono saliti a 18, tra medici e infermieri, gli indagati nell’inchiesta sulla drammatica fine di Giuseppe Pellegrino. L'accusa è di triplice omicidio colposo. Per tutti il pm ha chiesto l’incidente probatorio. Il caso è al vaglio della Procura di Mantova, tutto è successo infatti nell'ospedale mantovano Carlo Poma. Il 63enne di Vallo della Lucania è stato stroncato da un tumore, in seguito ad un trapianto di organi espiantati da un donatore morto suicida ed affetto da un carcinoma aggressivo.
Nel fascicolo degli inquirenti oltre al suo decesso ci sono altri due casi sospetti. Il caso, che rischiava di essere archiviato, è ora in mano ad un nuovo sostituto procuratore.
Si dovrà fare luce su un caso, un pool di esperti per stabilire la corrispondenza tra gli organi donati e i decessi per tumore. Il reato contestato parte dall'ipotesi che gli organi prelevati a Mantova e destinati ai tre riceventi fossero tutti già malati e che quindi non siano state eseguite le opportune verifiche, come ad esempio le biopsie che potevano rivelare la presenza di cellule malate nel pancreas e nei due reni. Tutto è partito dal decesso del 63enne di Vallo della Lucania, avvenuto a distanza di solo otto mesi dal trapianto di un rene ricevuto dal donatore suicida. Anche gli altri due trapiantati sono morti in meno di un anno dall’ intervento.
Si tratta di G.P. 50 anni, di Milano e B.Y., anche lui 50enne, di Brescia. Le loro famiglie ora vogliono vederci chiaro e che i colpevoli paghino. Il caso ricorda quello di qualche giorno fa che vede protagonista un sessantenne morto all'ospedale San Camillo di Roma due giorni dopo un trapianto di cuore avvenuto all'ospedale San Raffaele di Milano. Secondo quanto riportato da Il Messaggero e La Repubblica il cuore trapiantato sarebbe stato di un uomo morto di infarto. Per il direttore dell'unita' di cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci il donatore "era un uomo di 46 anni, deceduto in piscina, e che aveva riportato danno cerebrale''.
Al S.Raffaele è stata quindi effettuata la coronografia ed un esame ecocardiografico, che hanno dato esito normale. ''Gli esami hanno cioè dimostrato che il cuore era in condizioni perfette". L'uomo ha riportato "un danno cerebrale irreversibile e si è proceduto all'espianto. Il cuore espiantato era perfettamente funzionante e tutte le procedure e linee guida standard sono state rigidamente seguite” ha precisato il direttore. Intanto la procura ha aperto un'inchiesta e anche l'ospedale San Raffaele, proprio perchè, come ha dichiarato il ministo della Salute Beatrice Lorenzin “è inaccettabile morire dopo un trapianto di cuore”.
Sara Botte
