Dalla Cassazione la parola fine alla tragedia delle Fornelle

"Siamo comunque soddisfatti", così il legale di Luca Gentile che dovrà scontare 16 anni e 8 mesi

Salerno.  

Si chiude il cerchio sul delitto delle Fornelle. Dovrà scontare 16 anni e otto mesi il 25enne Luca Gentile. Un omicidio consumatosi a Salerno, dove, nel febbraio del 2016 il carrozziere 62enne Eugenio Tura De Marco fu trovato ucciso nella sua abitazione, nel cuore antico della città. Ad accoltellarlo il fidanzato della figlia Daniela, dopo aver ricevuto le ennesime avances sessuali, così ha sempre raccontato il giovane per il quale è arrivata la condanna definitiva. I giudici della Corte di Cassazione hanno infatti respinto il ricorso presentato dagli avvocati difensori del giovane, Enrico Lezza e Luigi Gassani, che chiedevano il riconoscimento delle attenuanti generiche e la riparametrazione della pena.

“Siamo soddisfatti comunque – ha dichiarato ai microfoni di OttoChannel l'avvocato Gassani – non sono state riconosciute le attenuanti sulla base della nostra richiesta, facendo poi riferimento all'importantissima ricostruzione del graffio che il ragazzo aveva ricevuto sotto l'occhio, per la rinnovazione della perizia e non è stata accolta, ma tutto sommato sui 16 anni e otto mesi non possiamo che essere soddisfatti lo stesso”.

Gentile è in carcere dal 2016, un omicidio che durante le indagini ha fornito molti dettagli morbosi sulla vicenda, scavando nella vitta della giovane coppia. Anche la figlia di Tura De Marco sarebbe coinvolta nel delitto. Per lei il pm ha chiesto alla Corte di Assise la condanna a 21 anni di carcere per concorso morale in omicidio. “Forte e fragile tenera e terribile, così era stata definita dal pubblico ministero Elena Guarino. Nel corso della requisitoria il magistrato titolare dell’inchiesta ha ripercorso la vita di Daniela, il suo passato doloroso fatto di abusi, maltrattamenti, violenze fisiche e sessuali, che sarebbero state perpetrate proprio dai suoi genitori. Un vissuto che, per il pm, avrebbe profondamente segnato la ragazza, rea di aver istigato in qualche modo Luca Gentile.“La vita mi mette a dura prova, ma io non sono una bestia”, così si era difesa Daniela anche sul proprio profilo Facebook.

Era stato proprio Luca, durante il dibattimento in Appello, a chiamarla in correità. “Ci eravamo promessi di coprirci a vicenda. Di aiutarci. Io il coltello con cui ho ucciso mio suocero non l’ho portato via. Non so dove sia, lo ha preso Daniela”, aveva raccontato ai giudici in aula.

Poi ci sono i tanti messaggi che i due si sono scambiati prima, durante e dopo il delitto. Uno degli ultimi in ordine di tempo e decisivo riguarda proprio Daniela che avrebbe scritto al suo Luca “come lo hai ucciso, mica gli hai sparato?” e poi i “Ti amo, ti sostengo, ti capisco, hai subito tanti soprusi”. Un sentimento folle, finito nel sangue.