Dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, è stata notificata questa mattina una nuova ordinanza al sindaco di Santa Marina, Giovanni Fortunato. Il provvedimento, eseguito dai finanzieri e dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lagonegro, prevede gli arresti domiciliari con divieto di comunicazione. Il primo cittadino, che era stato già sospeso dalla carica dopo il primo filone d’inchiesta per il quale era già ai domiciliari, dovrà rispondere anche di concussione. In mattinata Fortunato si è recato in Municipio, rassegnando le dimissioni che, di fatto, faranno scattare l’iter per lo scioglimento del Consiglio comunale.
Le tappe dell'inchiesta
Il provvedimento eseguito oggi scaturisce dalle indagini svolte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Sapri, su delega della Procura di Lagonegro. Il pm, a seguito degli ulteriori accertamenti, aveva formulato una richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Il gip del Tribunale di Lagonegro aveva però respinto l'istanza; il pm aveva proposto appello che, il 15 aprile 2025, era stato accolto dal Tribunale del Riesame di Potenza, disponendo la misura degli arresti domiciliari con divieto di comunicazione. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione: la Suprema Corte, con sentenza della Sesta Sezione del 7 ottobre 2025, ha annulato l'ordinanza con rinvio al Tribunale per la Libertà di Potenza per un nuovo esame. All'esito del giudizio di rinvio, il Tribunale per la Libertà di Potenza, con ordinanza del 7 gennaio 2026, ha confermato la misura degli arresti domiciliari. La difesa ha proposto un ulteriore ricorso per Cassazione, che la Suprema Corte ha rigettato con sentenza del 29 aprile 2026, rendendo il provvedimento definitivo.
Le accuse della Procura
Secondo la ricostruzione operata dalla Procura, il sindaco, “abusando della qualità di primo cittadino e della propria influenza sull'ufficio tecnico comunale - di cui era dominus di fatto -, costringeva un privato, titolare di un'attività commerciale nel territorio comunale, a consegnargli la somma di 10.000 euro in due distinte tranches, nell'ambito di una compravendita immobiliare in cui l'indagato si era abusivamente intromesso.
La vittima, nella consapevolezza che i provvedimenti amministrativi necessari sia alla prosecuzione della propria attività sia alla realizzazione dell'affare dipendevano dalla volontà del sindaco, cedeva alla pretesa per timore delle conseguenze pregiudizievoli cui altrimenti sarebbe stata esposta”.
Le indagini, sviluppatesi nel corso di un'attività investigativa di ampio respiro, hanno consentito di delineare “un sistema di gestione della cosa pubblica orientato al perseguimento di interessi privati, nel quale il primo cittadino si ingeriva sistematicamente nell'operato dell'ufficio tecnico comunale, condizionando il rilascio di titoli abilitativi e autorizzazioni amministrative al proprio indebito tornaconto, avvalendosi del clima di soggezione e di omertà instaurato nella comunità locale”.
