Il "feudo" non tradisce: a Salerno il Pd è deluchiano

In provincia Martina conquista il 68%, che in città diventa l'80: il governatore ras indiscusso

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Salerno.  

Il partito democratico a Salerno è sempre più nel segno di De Luca. Qualora ce ne fosse bisogno, la conferma è arrivata anche dai risultati delle elezioni dei circoli per l’elezione del nuovo segretario nazionale. Dopo aver investito dalla prima ora su Marco Minniti, l’ex ministro dell’Interno più sensibile – a sinistra – ai temi della sicurezza tanto cari al governatore, Vincenzo De Luca si è poi dovuto spostare appoggiando Maurizio Martina.

E il risultato nel salernitano è stato nettissimo: su base provinciale infatti l’ex vice di Matteo Renzi, candidato nel segno della continuità, ha portato a casa un netto 64% dei consensi, lasciando al principale sfidante Zingaretti poco meno del 28. Fin qui i numeri in tutti i comuni: ma se si va a vedere solo il dato di Salerno città il divario cresce vertiginosamente fino all’80%. In altri tempi, si sarebbe parlato di percentuale bulgara.

Stesso discorso per quanto riguarda la partita regionale, con la fascia tricolore di Poggiomarino, Annunziata, che raccoglie l’eredità di Assunta Tartaglione alla segreteria campana. Il sindaco ha ribadito a più riprese di non essere il candidato di De Luca e che sul suo nome convergono diverse sensibilità, ma è evidente che il governatore detiene la golden share della vittoria.

Dati che si sovrappongono, del resto, a quelli delle ultime elezioni comunali in città e che servono a confermare ancora una volta l’egemonia del governatore sulla macchina del consenso targata Partito democratico. Non è un caso se la formazione politica che arranca praticamente ovunque – persino nei tradizionali feudi rossi del centro Italia –, a Salerno consegue ancora risultati e numeri che oggi appaiono un miraggio alla classe dirigente di centrosinistra.

Perché la sensazione che si avverte a Salerno è chiara: che il nuovo segretario si chiami Bersani, Renzi, Martina o Zingaretti poco importa. Diverse sensibilità. Sfumature. La certezza del centrosinistra qui ha un solo nome e cognome: Vincenzo De Luca.