Daniele Bellotto è il calciatore italiano ad aver segnato il gol più veloce fra i professionisti. Ieri era il suo compleanno e lo abbiamo intervistato telefonicamente per parlare di questo record e tanto altro ancora, comprese le esperienze con Salernitana e Ternana. L’ex attaccante ci ha raccontato dell’attuale occupazione che ricopre, tanto appagante quanto lontana dal clamore che offre il palcoscenico calcistico.
Allora vogliamo dirlo una volta per tutte che il gol più rapido fra i professionisti è ancora il tuo?
“Possiamo tranquillamente affermarlo senza timore di cadere in fallo. Ho fatto revisionare il filmato alla Mediaset, approfittando del fatto che l’ex arbitro De Marco, con il quale sono in buoni rapporti, ora fa il moviolista per loro. Ad Ancona ho realizzato il gol dopo neppure otto secondi dal calcio d’inizio, mentre Canotto, ex Salerno Calcio, al quale era stato erroneamente attribuita inizialmente la paternità di questo prestigioso record, ha realizzato al sua rete non abbastanza velocemente da battermi”.
Con la Salernitana segnasti altri sei gol nel campionato 2001-02: quali ti ricordi con particolare affetto?
“Il gol più emozionante fu senz’altro al Napoli, nel derby vinto 3-1 al San Paolo. Ti racconto un aneddoto particolare: un mio amico mi predisse che avrei fatto gol e mi fece promettere che avrei dovuto correre sotto la Sud qualora lo avessi realizzato. Davvero successe: Campedelli crossò dalla destra, il difensore del Napoli sbagliò i tempi dello stacco, io ne approfittai controllando e battendo a rete in scivolata. Segnai sotto al Curva Nord e corsi ad esultare sotto la Sud, togliendomi la maglia. Ci misi un’eternità a rimettermi la divisa da gioco! Quella partita è ancora impressa nella mia mente: coreografia simpatica e stupenda, gara dominata per larghi tratti e vittoria meritata, nonostante il momentaneo gol del 2-1 siglato da Stellone. Tra le altri reti particolari messe a segno, ricordo un bel gol di testa a Messina, quando presi in contro tempo il portiere e pareggiai i conti”.
Zeman cosa ha rappresentato per te?
“E’ una persona vera, che ti diceva in faccia le cose che deve riferirti e che fungeva da paravento per la squadra quando le cose non vanno bene. Ci ha allenato alla grande e mi ha permesso di vivere la mia migliore annata in serie cadetta sotto il profilo delle marcature. Peccato perché avrei potuto fare ancora meglio, se avessi concretizzato qualche chances da rete in più. Fui in grado di rendere meglio quando decise di spostarmi sulla fascia sinistra nel tridente d’attacco”.
In pochi sanno che ad inizio a carriera hai militato nella Ternana: cosa ci dici dell’esperienza in Umbria?
“La Ternana è stato il mio trampolino di lancio. Prima avevo giocato solo in C2 ed in C1 nei pressi di casa mia, salvo una parentesi alla Massese. Feci una buona annata al Cittadella e mi meritai la chiamata dalla Ternana. Fu la mia fortuna: centrammo due promozioni consecutive dalla C2 alla B ed il terzo anno ci salvammo. A quei tempi, il mister era Del Neri e Carlo Osti il direttore sportivo. L’allenatore era molto meticoloso, un gran lavoratore, amante del 4-4-2. Ora ha adattato il credo tattico agli uomini a propria disposizione e tanti allenatori hanno attinto al suo modo di fare calcio, come, ad esempio, Marco Giampaolo. Avevo un bel feeling con Borgobello: la vicinanza geografica dei nostri natali ci ha permesso di avere un’intesa ancora superiore dentro e fuori il rettangolo verde”.
Come vedi Salernitana e Ternana?
“Si credeva che la Salernitana potesse stazionare con una certa continuità nella zona playoff: non sempre i pronostici della vigilia vengono rispettati, ma c’è ancora tanto tempo a disposizione e la squadra è discreta. Potrei dire lo stesso della Ternana, altra compagine che sta avendo alti e bassi. La B è un torneo lungo”.
Di cosa ti occupi attualmente?
“Collaboro con aziende vitivinicole e sono molto felice di fare questo lavoro. Faccio una cosa che esula completamente dal mio passato calcistico: vedremo in futuro se rientrerò nell’ambiente”.
Corrado Barbarisi
