Montervino: "Assurdo sminuire la vittoria della D,amo Salerno"

L'ex centrocampista: "Sono stato il capitano della rinascita, ecco la mia storia"

Salerno.  

Presente durante un convegno organizzato dal club Mai Sola in compagnia dello scrittore Pietro Nardiello, Francesco Montervino, sotto lo sguardo orgoglioso della famiglia, ha ripercorso le fasi salienti della sua avventura con la maglia granata svelando anche qualche retroscena interessante. Ecco le parole più significative dell'ex centrocampista della Salernitana:

Ripercorriamo un po' i tuoi 5 anni....

"Sono nato a Taranto, sono tifoso del Napoli e sono stato capitano del Napoli della rinascita: vi lascio immaginare che bella accoglienza mi hanno riservato a Salerno! Non sono stato baciato dalla fortuna: ad inizio stagione mi ruppi due costole durante la sfida contro l'Ascoli, poi ho subito un secondo infortunio, successivamente siamo retrocessi, ho perso tanti soldi, sono finito fuori squadra e mi sono ritrovato in rosa soltanto a fine stagione beccando un'ammonizione ingiusta a Verona che mi fece saltare la finale di ritorno. Un calvario, senza dimenticare la parentesi Cala e tutte le cattiverie che ho dovuto ascoltare. Fortunatamente arrivò la chiamata della società nuova e ho avuto l'occasione per vincere due campionati e alzare due coppe, cosa mai accaduta a Salerno. Tanta gente si è dovuta ricredere, oggi vivo a Salerno e questo basta per far capire che stima ho di questa città".

Qualcuno dice che le rinunce fatte all'epoca di Lombardi dovevano essere pubblicizzate dai calciatori, soprattutto quando vi accusavano di essere "mercenari"

"La beneficenza si fa in silenzio, non aveva senso dire in giro che avevo dato soldi ai calciatori più giovani che non potevano permettersi l'affitto. Me la prendo un po' con la stampa: tutti sapevano come stavano le cose, tutti conoscevano la situazione, ma era più semplice schierarsi al fianco del presidente che dei cosiddetti "senatori", quelli che poi hanno fatto iscrivere la Salernitana portandola ai play off. Non so se sarebbe cambiato qualcosa vincendo col Verona, ma quella era una società inesistente, che non ha avuto rispetto per un gruppo fantastico. Il mio reintegro? Ci fu qualche problema con Breda, ma ienvitabilmente sono stato richiamato quando hanno avuto bisogno".

Come nasce, invece, l'idea Salerno Calcio?

"Stavo prendendo le mie cose per tornare a casa e mi arrivò una chiamata di Reja: fu lui a confidarmi che Lotito avrebbe rilevato la Salernitana, fece da tramite con Tare e la società mi disse che puntavano molto su di me. In due anni mi ritrovati dal palcoscenico internazionale ai dilettanti, un gesto che in pochissimi avrebbero fatto. Ennesima risposta a chi sospettava che non avessi a cuore le sorti della Salernitana: non avevamo le maglie granata, ci furono tante polemiche per l'assenza dei simboli, ma posso assicurarvi che vincere quel campionato fu un miracolo. La D è il torneo più difficile in assoluto dopo la A, da direttore sportivo sono arrivato due volte di fila secondo col Taranto che, in teoria, ha almeno lo stesso blasone di Salerno. Chi sottovaluta quei successi e le due coppe messe in bacheca secondo me è ingeneroso".

Fortunatamente le cose andarono bene...

"Ci fu un testa a testa con il Marino, noi avevamo calciatori esperti, una brava persona in panchina, ma un gruppo composto da tantissimi giovani che, stando ai fatti, non hanno poi fatto una grande carriera. Era una battaglia ogni domenica, ricordo i 15 di Selargius e i 25 di Arzachena sotto la neve. In pochi credevano che questa società avrebbe riportato Salerno in B dopo così poco tempo, non si respirava un clima positivo intorno a noi, ma la guida dei più esperti risultò determinante sotto tutti i punti di vista".

Deluso per la mancata riconferma post Frosinone?

"Più che altro me lo aspettavo. Anzitutto dico che giocammo malissimo quella partita, anche il mister fece alcune scelte che personalmente non ho condiviso. Quando l'arbitro fischiò la fine, ricordo che toccai il cerchio del centrocampo, mi feci il segno della croce, guardai il prato e pensai che quella era l'ultima partita della mia carriera. I fatti mi diedero ragione: la Salernitana non mi trattenne, non me la sentivo di accettare proposte di squadre di Lega Pro o serie B. Non era un problema fisico, come avete visto stavo benissimo e correvo per tre, ma psicologico: ho fatto altro, va bene così"

Perchè non ti hanno dato un ruolo dirigenziale?

"Faccio un discorso in generale: nel calcio di oggi vanno avanti i cosiddetti "yes-man". Io non sono così: mi ritengo un professionista molto serio, una brava persona, un ragazzo che dice sempre in faccia quello che pensa e che, ovunque, ha indossato la fascia di capitano contribuendo alla rinascita di Ancona, Napoli e Salernitana, tutte prese in cattive acque e portate in alto, fino all'Europa. I fatti parlano, la storia insegna e chi prende Montervino sa a cosa va incontro: ancora oggi esistono persone che vivono lo spogliatoio in modo sbagliato, che vanno a cena con i giornalisti, che riportano fatti che non dovrebbe conoscere nessuno. A me questo non piace, ho un'altra idea di calcio"

Che idea hai dell'attuale Salernitana?

"Nettamente più forte dell'anno scorso, ma sono un po' deluso da Sannino. E' reduce da una serie di esoneri, alcuni ingiusti, e Salerno è l'occasione per rilanciarsi: lo reputo un tecnico validissimo, ma la gestione di alcune situazioni lascia a desiderare. Se decidi di prendere Rosina e di riconfermare Donnarumma, due sono le strade: o ti dimostri coerente portando avanti il tuo 4-4-2 che prevede l'esclusione di uno dei due o ti dimostri ingelligente e ti adatti. Si doveva e si deve ripartire da una coppia che ha fatto 30 gol, aiutata da un giocatore come Rosina fisicamente integro e qualitativamente forte. Francamente non sono convinto che Sannino resterà in panchina per tutta la stagione".

Gaetano Ferraiuolo