Sannino, così non va! Numeri da retrocessione per il tecnico

3 vittorie in 18 gare ufficiali, zero successi esterni e +3 dal penultimo posto: tifosi furiosi

Salerno.  

Partiamo da una premessa: ci preme fare i complimenti a mister Fiorin che, in sala stampa, ha analizzato la partita con grande sincerità dimostrandosi disponibile, pronto al confronto ed educato nei confronti dei giornalisti presenti. Un atteggiamento che è piaciuto a tutti e che merita grande rispetto al di là del risultato finale e dei contenuti- condivisibili o meno- della sua intervista. Ciò detto, è chiaro che la gestione Sannino, sin qui, è davvero deludente e tutt'altro che in linea con le aspettative di una società che, sulla carta, ha allestito una buona rosa, ma che rischia di chiudere il girone d'andata in piena zona retrocessione. La sensazione è che non sia mai decollato il rapporto tra il mister e la piazza; Sannino, infatti, in alcune circostanze è apparso nervoso, restio ad assumersi le proprie responsabilità e a spiegare come mai non si riesca a fare il definitivo salto di qualità a 5 mesi di distanza dal suo arrivo a Salerno.

Nel calcio contano i numeri e, da questo punto di vista, la riconferma è un atto estremo di fiducia nei confronti di un tecnico reduce da tanti esoneri e che deve assolutamente invertire la rotta: 3 vittore in 18 gare ufficiali, pochi gol all'attivo, nessun successo esterno, classifica anonima, poco rassicurante +3 sulla penultima alla vigilia di un bimestre di fuoco e calciatori forse prematuramente bocciati, dati allarmanti che meriterebbero risposte molto più approfondite da parte dello staff tecnico. Fosse vero che ieri ha detto quelle parole dopo il triplice fischio, inevitabilmente il rapporto con la piazza è destinato ad incrinarsi forse definitivamente; basta spulciare social network e siti internet per capire quanto la tifoseria sia delusa dall'atteggiamento del mister e i più chiedono da settimane l'esonero o le dimissioni nella speranza che un ribaltone tecnico possa dare la scossa necessaria. La società, dal canto suo, fa bene a proteggere ufficialmente i propri tesserati, ma la speranza è che nelle sedi opportune si facciano le valutazioni del caso: così non si può andare avanti e la vicenda Torrente insegna che non prendere tempo serve solo a complicare le cose.

Gaetano Ferraiuolo