Alla fine non ha retto alla pressione, oppure semplicemente ha seguito l’onda emotiva e ha deciso di lasciare il ponte di comando. Una cosa è certa, Sannino non è più il tecnico della Salernitana. L’allenatore e la società granata hanno deciso di dirsi addio in una tarda serata di novembre, fredda, come il rapporto che ormai si era creato tra il mister di Ottaviano e il popolo granata. Ed allora ecco le dimissioni di Sannino, che dopo sedici giornate ed appena 18 punti all’attivo ha deciso di dire basta, dopo l’ennesima sfuriata contro l’ambiente intero, al termine della sfida con la Pro Vercelli. Chiari segnali, ieri, di una resa ormai prossima, che si è concretizzata questa sera, con la società che ha preso atto della decisione del tecnico, pur tentando di ricucire ancora una volta lo strappo. Dunque, mentre scorrono i titoli di coda sull’avventura di Sannino in granata, si pensa già al suo sostituto, perché non ci si può far trovare impreparati ad appena tre giorni dalla sfida di Bari.
Tre i nomi circolati, e guarda caso due D’Aversa e Bollini adottano quel 4-3-3, ma preso in considerazione dal tecnico di Ottaviano, e che forse era l’unico modulo che più si adattava a questa squadra e a quei calciatori che ne compongono la rosa. Un 4-3-3 che ci riporta all’Inzaghi pensiero, sì quello di Simone che questa estate era in predicato di passare sulla panchina granata, fino a quando “El Loco” Bielsa, “pazzo” di nome e di fatto ha strappato un contratto già firmato con la Lazio. Nulla di fatto, con il tecnico argentino che dopo un tango durato diversi giorni: salgo o non salgo sull’area, arriva o non arriva questo visto, ha deciso di rimanere nella terra natia. Ed allora addio Inzaghi, catapultato di fretta e furia sulla panchina biancoceleste, non senza polemiche e mugugni da parte della tifoseria laziale, che ora si coccola il suo tecnico, e soprattutto addio sogni di gloria per la Salernitana, che aveva iniziato a costruire la squadra per il campionato di B, ad immagine e somiglianza del tecnico di piacentino, vedi i vari Bacinovic, poi andato via, Laverone, Vitale, Improta.
Ma tornando ai nomi per la panchina granata, Bollini è in pole position, non fosse altro che già presente nel libro paga di Lotito, oltre ad essere stimato dal patron, che ne conosce pregi e difetti. Squadra, come detto costruita per il 4-3-3, guarda caso credo tattico del tecnico di Poggio Rusco, e che si adatterebbe perfettamente anche a D’Aversa, tecnico che Fabiani conosce molto bene dai tempi del Messina. Una lotta a due, con il terzo incomodo che ha il nome di Leonardo Menichini. Si, sempre lui, l’uomo della Provvidenza, quello delle missioni impossibili, il salvatore della patria. Menichini, questa volta però, prima di venire ha chiesto delle garanzie, non solo tecniche ma anche economiche, avanzando la richiesta di un biennale, forte di dati oggettivi a disposizione che si chiamano salvezza lo scorso torneo e l’anno prima promozione in serie B.
Massimiliano Grimaldi
