Nelle ultime settimane si sta dipingendo Salerno come una piazza nella quale non è possibile fare calcio, che trasmette troppe pressioni e che non permette di portare avanti con serenità un progetto sportivo. Di certo c'è che, paradossalmente, lavorare ad Empoli, Crotone e Udine è più semplice, ma ribadiamo ancora oggi un concetto: il pubblico salernitano è sempre stato, è e sarà l'arma in più, quella componente imprescindibile per ottenere risultati e vittorie. Ciò detto, è chiaro che occorre un salto di maturità generale e, soprattutto ai tempi dei social, di chiacchiere e polemiche se ne sentono davvero troppe. "Così non mi piace, mi disamoro" ha ribadito più volte Mezzaroma, uno di quelli che sogna uno stadio gremito di donne, bambini e famiglie e che tifi per la propria squadra tornando a casa con la massima serenità a prescindere dal risultato sportivo.
Da qualche anno a questa parte, obiettivamente, la mentalità di alcuni tifosi è cambiata ed anche Salvatore Orilia, presidente del Salerno Club 2010 e profondo conoscitore della piazza, ha detto di recente che "non riconosco più i tifosi della Salernitana, non ci sta mai bene niente e ogni occasione è buona per piangere e tirare i piedi. A chi non sta bene lo spettacolo dico di restare a casa, non abbiamo bisogno di loro, ma di chi ama la maglia". Soprattutto sul tema allenatore, notiamo un atteggiamento che sicuramente rende la panchina granata incandeescente, una sorta di "contraddizione generale" che non aiuta la società nelle scelte nè il tecnico ad esprimere le sue potenzialità. Ricordate, in estate, quante polemiche accompagnarono l'imminente arrivo di Inzaghi, giudicato troppo giovane o inadatto "perchè aveva giocato nel Piacenza che fece retrocedere la Salernitana"? Oggi tutti ammirano il lavoro di un mister terzo in classifica con una rosa inferiore a quella dell'anno scorso, bravissimo a valorizzare i ragazzi del vivaio e capace di abbinare bel gioco e risultati.
Spulciando sui social network, notiamo che Menichini vince il toto-allenatore e la maggior parte dei tifosi vorrebbero il suo ritorno sulla panchina granata. Altra storia sicuramente strana: quando è stato a Salerno lo hanno contestato anche da primo in classifica chiedendone l'esonero, oggi è indicato come salvatore della patria e sarebbe accolto trionfalmente pur avendo commesso, nel suo percorso, errori mascherati soltanto dalla forza della squadra. Il povero Sanderra, invece, fu criticato e bersagliato (con tanto di ignobile lancio di oggetti) già dalla prima di coppa Italia, reo di aver causato l'addio di Grassi; i fatti insegnano che, un anno dopo, il fantasista toscano chiese egualmente di andare via, forse il problema non era l'allenatore.
Il tormentone più ricorrente, invece, è quello di Delio Rossi. A Salerno molti allenatori- Sannino compreso- sono stati giudicati male da subito per un curriculum non eccellente, ma i fatti dicono che anche il "Profeta" ha collezionato esoneri su esoneri, eppure a Salerno è praticamente intoccabile. Inutile rimarcare che la sua Salernitana ha incantato l'intera Italia pallonara e che ha vinto due campionati alla grande, ma andrebbe rimarcato con altrettanto vigore che Rossi ha anche contribuito alla retrocessione in B di una squadra fortissima e che aveva i mezzi per aprire un progetto vincente e a lungo termine nella massima categoria del calcio italiano. Equilibrio, questo sconosciuto: Salerno era e resta una grandissima piazza, una tifoseria magnifica e vanta una curva che fa la differenza, ma bisogna crescere tutti insieme per avviare un programma importante. Chiunque sia l'allenatore, venga giudicato per ciò che farà e gli venga dato il tempo di lavorare con serenità. Valutandolo, ovviamente, senza pregiudizi: sarà il campo a parlare, Inzaghi insegna..
Gaetano Ferraiuolo
