Intervenuto durante la trasmissione "Granatissimi" in onda ogni venerdì alle 21 su Ottochannel (canale 696 del digitale terrestre), l'ex capitano della Salernitana Luca Fusco ha avuto modo di ringraziare i nostri lettori che, tramite un sondaggio, lo hanno eletto miglior difensore della storia granata insieme a Salvatore Fresi. Inevitabilmente si sono affrontati tantissimi argomenti, ecco le sue dichiarazioni:
Frosinone-Salernitana riporta alla mente un contropiede avviato da uno stoico Luca Fusco...
“Vincemmo a Frosinone 2-0, ricordo bene quel contropiede e quella ripartenza palla al piede. Come al solito non sono riuscito a fare gol, ma l'azione fu bella e ricordo volentieri quel successo che ci permise di scalare posizioni in classifica”.
Sei d'accordo quando si dice che l'Arechi incida meno rispetto al passato?
“L'Arechi resta sempre uno degli stadi più belli d'Italia, ma i valori degli avversari non vengono certo soppressi solo per il calore della gente. Salerno è una piazza particolare: nei momenti belli è il dodicesimo e anche il tredicesimo uomo in campo, ma quando le cose vanno male tutta quella pressione è un'arma a doppio taglio. I calciatori devono avere la personalità giusta per giocare in quello stadio, ma da salernitano sono orgoglioso della tifoseria granata”.
Dalla promozione in A ai fischi post Mantova: Salerno è sinonimo di ricordi...
“Alla Salernitana mi legano ricordi bellissimi, che porterò con me tutta la vita. Da brividi l'abbraccio con De Cesare sotto la curva quando coronammo il sogno della serie A, in uno stadio impazzito di gioia. In generale, però, ogni campionato mi ha regalato un'emozione diversa, peccato aver chiuso la mia avventura con una retrocessione. Non è stata colpa mia se non ho chiuso la carriera a Salerno, è l'unico rimpianto della mia carriera. Sono felice di quello che ho fatto, chi mi conosce sa bene che la Salernitana spesso veniva prima addirittura della mia famiglia”.
Ti aspettavi che la società targata Lombardi sarebbe fallita?
“L'esito sembrava quasi scontato, la situazione era complicata sotto tutti i punti di vista. Non si augura a nessuno di fallire, umanamente dispiace, ma c'è stata la possibilità di ripartire con una nuova società sicuramente più solida”.
E' vero che hai fatto pace con Di Napoli?
“Con Arturo ho avuto un bellissimo rapporto sin dai tempi di Messina, siamo stati compagni di squadra per anni e anche a Salerno abbiamo avuto la fortuna di vincere un campionato. Nella vita può succedere che le cose possano cambiare, nel 2008 avemmo dei problemi, ma ciò che succede nello spogliatoio resta lì. Ho avuto modo di chiarire con lui, ma non c'era bisogno: tra persone intelligenti si riesce sempre ad accantonare il passato in nome del rispetto reciproco”.
La Salernitana è molto vicina all'acquisto di Deli, calciatore che tu conosci molto bene e che alleni ogni giorno a Pagani...
“Deli è un ragazzo molto interessante, al quarto campionato di Lega Pro. A mio avviso è un giocatore importante, Grassadonia sta cercando di responsabilizzarlo quanto più possibile. L'unico handicap è la mancanza di personalità: è un ragazzo buono, che si fa trascinare emotivamente, ovviamente deve crescere. Tatticamente è duttile, può spaccare la partita e non gli manca nulla. E' arrivato il momento del salto di qualità e di categoria”.
Cosa ti senti di dire ai tifosi che ti hanno eletto come miglior centrale della storia?
“Gli attestati di stima fanno sempre piacere, sono una persona passionale e le preferenze della gente mi rendono felice. Non so se sono stato uno dei calciatori più forti, a Salerno sono passati giocatori di livello assoluto che, in carriera, hanno dimostrato il loro valore. Iuliano e Fresi, tanto per citare due nomi, hanno un palmares ben diverso dal mio. Una cosa è certa: poche persone hanno dato quello che ho dato io”
Ci racconti qualche aneddoto?
“Da calciatore le emozioni le provi prima del fischio iniziale, poi ti concentri sulla partita. Ovviamente Salernitana-Milan resterà sempre nel mio cuore. Delio Rossi mi disse di marcare Paolo Maldini, giocatore che da ragazzino aveva rappresentato un mio idolo. Era una marcatura stretta, cercavo di trattenerlo, ma non mi ero accorto che la punizione non era stata ancora battuta: Maldini mi guardò e mi disse di stare tranquillo, un atteggiamento molto dolce. Si accorse che la mia frenesia era eccessiva, era la mia seconda partita in A e stavo comunque marcando un atleta di livello assoluto, che aveva già alzato qualche Champions”
Gaetano Ferraiuolo
