La tattica: Donnarumma non convince, più grinta che gioco

Bollini stravolge un tridente che stava funzionando, disastro palle inattive

Salerno.  

Partiamo da un presupposto: Bollini si è calato immediatamente nella realtà salernitana conquistando la fiducia del gruppo, della società, della tifoseria e della dirigenza. Il mister ha ereditato una situazione difficile, uno spogliatoio tesissimo (conferma ne sono le parole di Vitale rivolte all'ex allenatore Sannino), una posizione di classifica deficitaria e un calendario tremendo, eppure contro Bari e Frosinone si erano viste cose importanti e che lasciavano ben sperare per il futuro. Oggi, però, c'è stato un passo indietro. Netto, evidente. Merito, ovviamente, anche di un Carpi ottimamente organizzato in fase di non possesso, abile ad alzare il pressing nei momenti decisivi della partita e che non ha concesso neanche un tiro in porta per 65 minuti. Sul piano tattico, Bollini ha scelto di confermare il 4-3-3 pur modificando gli interpreti: Schiavi ha sostituito lo squalificato Tuia, Della Rocca è stato preferito a Zito, Donnarumma è rientrato dal primo minuto nell'inedita veste di esterno d'attacco al posto di Improta che, obiettivamente, aveva bisogno di rifiatare.

Dopo un approccio soft (buon intervento di Terracciano su Lasagna, salvataggio in diagonale di Vitale dopo un errore in anticipo di Perico), la Salernitana ha preso le misure pur sbagliando tantissimo in fase offensiva. L'idea era quella di creare la superiorità numerica con gli uno contro uno sulle fasce, ma Donnarumma tendeva ad accentrarsi troppo e Rosina, per un tempo, non ha beccato praticamente palla. "Ho chiesto agli attaccanti di tagliare verso il centro quando l'azione si sviluppava sulla fascia opposta" ha detto Bollini in sala stampa, un modo per non dare punti di riferimento alla retroguardia biancorossa e per mettere Coda in condizione di stazionare in area di rigore senza affaticarsi in compiti difensivi. Di tiri in porta neanche l'ombra e anche i terzini hanno spinto con meno continuità: qualche guizzo a sinistra non è bastato per scardinare il muro ospite, demerito anche di un centrocampo generoso, equilibrato, ben messo in fase di non possesso, ma estremamente lento nel trasformare l'azione da difensiva ad offensiva.

Nella ripresa, in inferiorità numerica, primo cambio tattico per Bollini: fuori Donnarumma, dentro Joao Silva. La fisicità preferita alla tecnica. L'ex Avellino, pur denotando i noti limiti tecnici, eseguiva il compito alla perfezione: sportellate con i due centrali avversari, movimenti "a incontro" per far aprire la difesa e favorire gli inserimenti senza palla di Rosina, qualche buona sponda aerea, ma anche un gol sbagliato da posizione favorevole e molto fumo negli ultimi 20 metri. Incassato il gol dello 0-1 (dormita generale della difesa, ma pallone sanguinoso perso da Ronaldo a limite della propria area), la Salernitana si riorganizzava e passava al 4-4-1, con Improta al posto di Ronaldo e Vitale e Della Rocca in posizione decisamente più avanzata rispetto ai minuti precedenti. Proprio con una bella triangolazione sulla sinistra, la Salernitana riusciva a ristabilire la parità numerica e nel risultato: guizzo di Rosina, deviazioni beffarde per Belec e Arechi in tripudio per l'1-1. A quel punto Castori inseriva un esterno di gamba e non l'atteso Catellani, chiedendo alla sua squadra di ragionare e riprendere in mano il pallino del gioco.

La Salernitana, spinta dal pubblico, produceva un paio di affondi sulla sinistra grazie a Rosina e Vitale, peccato che Improta sia arrivato due volte in ritardo sul secondo pallo fallendo l'occasione del raddoppio. In tanti si aspettavano l'ingresso in campo di Zito (che avrebbe fatto la differenza anche "caratterialmente" in una gara così nervosa), ma Bollini ha preso tempo aspettando l'evolversi della situazione. Al 90', su palla inattiva, la consueta beffa: marcatura persa da Schiavi, Terracciano pietrificato sul suo palo e 1-2 facile facile per la furia del tecnico granata. Troppo tardi per rimontare, troppo tardi per sopperire con il carattere alle evidenti lacune. Gli applausi a fine gara per l'impegno- indiscutibile- non daranno punti in classifica. Ora il mister deve risolvere l'equivoco tattico di Donnarumma e presentare ad Avellino una squadra coraggiosa e offensiva. La strada è in salita, ma il tempo e le idee ci sono.

Gaetano Ferraiuolo