Colomba: "Derby? L'occasione di una svolta per entrambe"

Il tecnico doppio ex, parla di Avellino-Salernitana

Salerno.  

Franco Colomba è doppio ex di Avellino e Salernitana: ha giocato ed allenato i bianco verdi, mentre è stato anche tecnico dei granata. La redazione di Granatissimi Ottopagine lo ha intervistato telefonicamente in vista del derby della Vigilia.

Che ricordi ha dei trascorsi da giocatore e da allenatore dell’Avellino?

“Lì ho vissuto gli ultimi cinque anni in serie A. Venivo dal Bologna: dopo aver fatto tutta la carriera lì, mi trasferii ad Avellino nel post terremoto e lì iniziai un percorso importante. Rappresentavamo l’orgoglio dell’Irpinia, una provincia che difendeva l’onore di quella città. Eravamo una squadra battagliera, qualitativa, ho avuto il piacere di giocare con giocatori della caratura di Diaz, Barbadillo, Schachner, Favero,Tagliaferri e Bergossi. Dopo cinque anni retrocedemmo, era la fine di un ciclo: da allora la squadra non è più andata in serie A. Da allenatore, sono subentrato nel 2005-06 con la squadra ultima. Facemmo uno splendido girone di ritorno, inanellando un rendimento da playoff. Purtroppo retrocedemmo nello spareggio playout contro l’Albinoleffe: giocammo l’andata a Perugia in quanto il Partenio era squalificato e, nonostante il successo conseguito a Bergamo  nel match di ritorno, andammo in C per differenza reti”.

Lei perse da allenatore della Salernitana il derby della stagione 1995-96 deciso da Calvaresi: che partita fu?

“Non la ricordo particolarmente, forse in virtù del fatto che il match si concluse con un ko. I derby sono sempre molto sentiti ed intensi. Bisogna, però, dire onestamente che, nonostante abbiano un fascino particolare, garantiscano sempre tre punti e non di più”.  

Con quali calciatori da lei allenati a Salerno è rimasto tuttora in contatto?

“Ricordo tutti con particolare simpatia, ci togliemmo grosse soddisfazioni. Facemmo un girone di andata abbastanza difficoltoso, fino a rasentare le ultime posizioni. Nel girone di ritorno, partimmo a duemila all’ora e non centrammo la serie A per un solo punto. Era una squadra senza stelle, ma ben amalgamata. Alessio Pirri era un talento alla Pirlo, in quanto tecnicamente era di categoria superiore, così come Ferrante fu rivitalizzato dall’esperienza di Salerno. Era un contesto che funzionava bene, caratterizzato dalla presenza di giocatori umili ed intelligenti tatticamente come Tudisco, Logarzo, Breda e Ricchetti. Non mi meraviglio che questi ultimi due abbiano intrapreso la carriera di allenatori dal momento che già sul rettangolo verde palesavano un acume tattico fuori dal comune. Analogo discorso può essere fatto per Iuliano o Grassadonia, perni della difesa, così come non posso non ricordare con simpatia i vari Grimaudo, Facci e Chimenti”.

Come giudica il cammino vissuto finora da Avellino e Salernitana?

“Inferiore alle attese. L’Avellino ha impostato un campionato di sofferenza, costruendo una squadra basata sui giovani. La Salernitana aveva più ambizioni e in questo momenti non sta raccogliendo quello che sperava. E’ un derby il cui risultato potrebbe garantire una svolta ad entrambe”.

Quali indicazioni ha tratto da questo primo scorcio di campionato di B?

“Là davanti ci sono delle outsider: le neopromosse stanno avendo un buon rendimento. Non è un caso in B, Benevento e Spal stanno ricordando quanto fatto da Frosinone e Carpi negli anni passati. Il Verona doveva ammazzare il campionato e sta incontrando qualche difficoltà. C’è spazio per migliorare la classifica: ve lo dice uno che c’è riuscito sia a Salerno che ad Avellino, facendo un grande girone di ritorno”.

Ha ricevuto proposte lavorative in questi mesi?

“Ho avuto qualche colloquio con delle società, ma gli allenatori in bilico hanno successivamente raccolto risultati. Il mio mestiere mi fa restare sempre sulle spine. Smentisco le voci che circolarono lo scorso anno circa una mia possibile chiamata a Salerno in sostituzione di Torrente, mentre non nego che fui contattato per tornare ad allenare la Salernitana prima che Fabiani tornasse a ricoprire la carica di ds”.

Corrado Barbarisi