In un calcio senza più bandiere, laddove gli interessi meramente economici prevalgono sui sentimenti autentici dello sport, lui continua a rappresentare un esempio di professionalità e serietà, un grande uomo che ha saputo farsi apprezzare in tutte le piazze nelle quali ha lavorato e che a Salerno ha scritto bellissime pagine di storia guadagnandosi la stima e la riconoscenza di tutta la tifoseria. Dici Roberto Breda e tornano alla mente ricordi bellissimi: dalla rete del San Paolo contro la Juve Stabia alla magia di Avellino passando per la punizione vincente con il Milan e le lacrime post Verona, quando la sua Salernitana, senza percepire stipendio, sfiorò un'impresa straordinaria. Merito, ovviamente, di un allenatore che seppe inculcare al gruppo una mentalità vincente, trasmettendo valori come senso di appartenenza, attaccamento alla maglia e spirito di sacrificio che permisero a quella squadra di gettare il cuore oltre l'ostacolo e di anteporre a tutto il bene della casacca granata.
Roberto Breda ha saputo far innamorare davvero tutti, vecchie e nuove generazioni; i tifosi più giovani, attraverso i racconti dei genitori, conoscono a memoria la sua storia e, con emozione, si preparano ad applaudirlo lunedì sera intonando quel coro "C'è solo un capitano" che ha riecheggiato a lungo in tutti gli stadi italiani. "Salerno è casa mia, l'Arechi è il mio stadio, la Salernitana è nel mio cuore: è impossibile stabilire quale sia il ricordo più bello, so solo che è un'emozione aver condiviso tante gioie con un pubblico meraviglioso" ha dichiarato in occasione della partita per Amatrice, quando si ritrovò con tutti quei compagni che, negli anni Novanta, diedero spettacolo in giro per l'Italia creando un rapporto di simbiosi con la gente, con quei tifosi che non dimenticheranno mai la Salernitana più bella di sempre. "Ci siamo innamorati di quella squadra non solo per i risultati, ma perchè ci identificavamo negli interpreti. Quei calciatori erano anzitutto uomini, avevano cucita addosso la maglia granata come una seconda pelle, ancora oggi brillano gli occhi a tutti quando parlano della Salernitana anni 90. Tempi bellissimi che speriamo di rivivere quanto prima" disse ai nostri microfoni l'amico fraterno Andrea Criscuolo, pronto a vivere questo derby personale con enorme trasporto emotivo.
I numeri parlano chiaro: 230 presenze, 10 gol, innumerevoli assist, fascia di capitano al braccio e quella maglia numero 4 ritirata da Aliberti in occasione della partita interna con il Cesena, meritato riconoscimento per un calciatore simbolo della storia granata e che, in questa città, si è ben disimpegnato anche in veste di assessore. Anche di aneddoti ce ne sarebbero tanti da raccontare. Come dimenticare, ad esempio, la "Carte Blanche" del pittoresco presidente Joseph Cala che, in una delle sue innumerevoli interviste, confidò di "aver convocato in sede Roberto Breda per insegnargli alcune tattiche per fare gol. E' uno dei più grandi allenatori d'Italia, conosce tutto ciò che riguarda il calcio e lo voglio sempre al mio fianco, anche quando pagherò i calciatori". Quei giocatori, in realtà, non sono stati mai pagati, ma Breda allenatore bravo lo è diventato sul serio: a Salerno ha compiuto un miracolo sportivo (affidandosi ovviamente ai suoi schemi, non a quelli del patron italo-americano), a Reggio Calabria ha conquistato due salvezze in momenti difficili per il club calabrese, a Latina ha sfiorato la promozione in serie A al termine di una meravigliosa rimonta, a Terni ha raggiunto l'obiettivo con largo anticipo favorendo, indirettamente, la permanenza in B della Salernitana grazie al pari in extremis in quel di Lanciano. A Chiavari può essere l'anno della consacrazione, chissà che il futuro non gli riservi un gradito ritorno su quella panchina che, per amore, passione, competenza e valori umani, gli spetterebbe di diritto. Perchè Roberto Breda sarà sempre "uno di noi".
Gaetano Ferraiuolo
