Salernitana, squadra completa ma…ognuno nel suo ruolo

Bollini ha la stima di tutto il gruppo, la squadra lo segue e ha un'identità

Salerno.  

Partiamo da una doverosa premessa: fare processi in questo momento sarebbe profondamente sbagliato e la speranza di tutti è che questa Salernitana possa quanto prima scalare posizioni in classifica grazie al lavoro di società, dirigenza, staff tecnico e calciatori, uniti verso obiettivi più consoni non solo al blasone dei granata, ma anche alla passione smisurata di una tifoseria che, anche ieri, ha applaudito la squadra esortandola a non mollare. E’ evidente, però, che conquistare due punti in tre partite a cospetto di avversari non irresistibili e ampiamente alla portata rappresenta un rammarico enorme, anche perché a breve il calendario presenterà sul cammino del cavalluccio marino compagini che lottano per il salto di categoria. Bene ha fatto, dunque, il ds Fabiani ha richiamare tutti all’ordine esortando allenatore e giocatori a non aggrapparsi ad alcuni tipo di alibi e a lavorare su quelle situazioni di gioco che non hanno consentito alla Salernitana di esprimere il suo reale potenziale.

Fiducia a Bollini, ma ora bisogna vincere

La proprietà, dal canto suo, è convinta di aver accontentato Bollini in quasi tutte le sue indicazioni (gli unici obiettivi importanti sfumati sono stati Valentino, Maiello ed Emmanuello) nel rispetto del budget imposto da Lotito e Mezzaroma; il tecnico aveva chiesto una rosa ampia e in organico ci sono 28 elementi, mai come quest’anno la Salernitana è completa in tutti i reparti (se poi è più forte della passata stagione lo dirà esclusivamente il campo) e c’è il giusto mix tra giovani ed esperti che permette non solo di attuare un ampio turnover all’occorrenza, ma anche di variare spartito tattico sia dall’inizio, sia in corso d’opera. A patto, però, che tutti giochino nel loro ruolo naturale. Ieri, ad esempio, non ha affatto convinto la scelta dell’allenatore di dirottare Alessandro Rossi, centravanti puro, sulla corsia esterna salvo poi sostituirlo proprio quando ha deciso di passare al 4-4-2, modulo che avrebbe esaltato le sue caratteristiche e permesso a Bocalon di non vagare a vuoto per il campo e di avere al fianco un elemento di movimento e capace di aiutarlo nei momenti di difficoltà.

La domanda è la più scontata: con tutti questi esterni in rosa, perché adattare una punta centrale? Stesso discorso per il centrocampo, che secondo i più manca di una mezz’ala di qualità, ma che è sicuramente più competitivo della passata stagione. Ricci, pur avendo ricoperto tanti ruoli nella sua breve carriera, è stato preso su indicazione di Bollini per giocare davanti alla difesa e per rappresentare il classico regista in grado di far girare il pallone e illuminare la scena nei momenti bui. Regista è anche Signorelli, ancora zero minuti in campionato a causa di una condizione fisica non eccelsa, ma da inserire gradualmente e con intelligenza. La gestione umana del gruppo- componente verso la quale Bollini è sempre stato attentissimo, guadagnando la stima dei calciatori- passa anche per la gestione tecnico-tattica e schierare fuori ruolo i giocatori non solo rischia di depotenziare la Salernitana, ma anche di demotivare gli atleti stessi. “Stiamo assistendo a un Donnarumma-bis” il pensiero più comune sul web dopo il match di ieri.

Concetto di meritocrazia, il punto di forza dell'allenatore

Alcuni, invece, non hanno gradito la scelta di collocare Perico, un terzino destro, al centro dopo l’infortunio di Tuia, tenendo in panchina Schiavi e Mantovani che aspettano di esordire in campionato. Sicuramente Pucino garantiva maggiore spinta in quella fase del match e tatticamente la sostituzione ci può stare, ma cambiare continuamente assetto e uomini nel reparto arretrato non aiuterà a trovare l’amalgama necessaria per affrontare questo campionato. Da chiarire anche l’equivoco Rosina. Il fantasista ha ammesso in ritiro di trovarsi a suo agio da esterno destro nel 4-3-3, ma l’ex Catania non ha più il passo di una volta e potrebbe incidere di più se schierato a ridosso delle punte, svincolato da compiti di natura tattica eccessivamente dispendiosi e che gli fanno perdere lucidità. <<I classici numeri 10 vanno lasciati liberi di esprimersi, l’aspetto tattico devono curarlo gli altri 9>> ha detto ad esempio un talento come Giorgio Di Vicino ai nostri microfoni.

Sia chiaro: nessun attacco a Bollini, che ha meritato la riconferma svolgendo un buon lavoro l’anno scorso e collaborando alle varie operazioni di mercato come giusto che sia. Il trainer di Poggio Rusco è tatticamente preparato, è un ottimo professionista, si è calato perfettamente nella realtà della piazza, ha risollevato la Salernitana l'anno scorso da posizioni di classifica precarie e sa far crescere i giovani in virtù del concetto di meritocrazia. Le parole pre Venezia e, soprattutto, i 2 punti in tre partite alla vigilia di un big match come quello col Pescara costringeranno tutti, comunque, ad alzare l’asticella, ricordando che la duttilità tattica di ogni singolo giocatore è un’arma in più fondamentale, ma che deve rappresentare un’eccezione e non la regola. Volendo inquadrare la rosa della Salernitana ruolo per ruolo possiamo farlo così:

Portieri:

Radunovic, Adamonis

Terzini: Perico, Pucino (destra); Vitale, Asmah (sinistra)

Centrali: Schiavi, Mantovani, Tuia, Bernardini

Registi: Signorelli, Ricci, Della Rocca (soprattutto in un centrocampo a due)

Mezz’ali: Minala, Odjer, Rizzo

Jolly: Zito, Kiyine

Trequartisti: Kadi, Rosina

Esterni offensivi: Cicerelli, Gatto, Di Roberto, Sprocati, Alex, Orlando

Centravanti: Bocalon, Rodriguez, Rossi

Redazione Sport