Sabato scorso è stato un pomeriggio senza dubbio particolare per Angelo Mariano Fabiani. Il ds granata, infatti, ha collezionato contro lo Spezia la centesima vittoria come dirigente della Salernitana, un traguardo importantissimo per un personaggio che ha da sempre diviso l'opinione pubblica soprattutto sui social network, ma che, nei fatti, ha sempre raggiunto i risultati richiesti dalla presidenza. Il suo esordio in assoluto è storia dell'aprile 2007. quando l'ex patron Antonio Lombardi lo chiamò al timone di una squadra in caduta libera e che rischiava seriamente di retrocedere in Seconda Divisione. Pur non potendo contare sui propri tifosi per la scelta dell'Osservatorio di chiudere le porte dell'Arechi dopo i fatti di Catania, i granata si salvarono anche grazie al successo per 4-3 sull'Ancona nel segno di Soligo, Ferraro e Sestu; dopo la vittoria fu proprio Fabiani a parlare in conferenza stampa presentandosi alla città e sottolineando che la Salernitana avrebbe lottato per la promozione nella stagione immediatamente successiva.
Le fasi salienti dell'avventura a Salerno
Il bilancio, nelle due gestioni societarie, parla di due promozioni dalla C alla B, una coppa Italia di Lega Pro messa in bacheca, una qualificazione play off, tre salvezze e un campionato tranquillo in B condito dalla soddisfazione di affrontare nuovamente il Verona e di vincere due derby casalinghi contro Avellino e Benevento. Come sottolineato in precedenza, il lavoro di Fabiani ha sempre diviso addetti ai lavori e tifosi: da un lato chi ne esalta la capacità di arrivare sempre all'obiettivo e di riusicre ad allestire rose competitive a prescindere dal budget a disposizione, dall'altro chi contesta alcuni acquisti che non hanno dato i frutti sperati beccandolo sui social per ogni minimo errore. I fatti dicono che il ds è riuscito a portare in serie C gente come Di Napoli, Ciarcià, Fusco, Pinna, Gori, Colombo, Moro, Gabionetta, Calil, Negro, Pestrin, Scalise, Lanzaro e Milanese, che in B sono stati rilanciati calciatori all'epoca anonimi come Iunco, Marchese, Ledesma, Fatic, Odjer, Bagadur e che sono stati presi a zero e rivenduti a cifre importanti elementi come Coda, Donnarumma e Gabionetta.
Certo, nel lungo percorso qualche errore di valutazione è stato commesso: dalle meteore Giannone e Cammarata (che pure erano reduci da annate importanti anche in categorie superiori) passando per alcuni elementi mai visti all'opera (Grillo, Carcione, Pasqualini, Ampuero, Russotto, Liverani, Fall) o che addirittura sono andati via prima ancora di iniziare (Fanasca, Giampà, Giacomini, Castiglia, Frison, Pugliese, non ultimo Adejo), senza dimenticare i 13 allenatori che si sono susseguiti sulla panchina granata e che non sono quasi mai riusciti ad aprire un ciclo a Salerno. Al netto di un'avventura talvolta difficoltosa e di un modo di agire che può risultare scomodo e che non può piacere a tutti, però, quello che contano sono i risultati e la storia insegna che l'avvento di Fabiani, molto spesso, ha tolto la Salernitana dalle sabbie mobili e che, nel 2009, dopo l'esonero da parte di Lombardi sono stati fatti disastri su disastri dal suo successore sfociati nella retrocessione più amara della storia e nell'inevitabile fallimento dettato dai triennali onerosi ai vari Polito, Montervino, Peccarisi, Millesi, Stendardo e Cozza.
Quasi 5 milioni di euro di entrate dalle cessioni in un anno e mezzo
Restando ai tempi più moderni, di certo c'è che l'investimento Rosina non ha fruttato, ma alzi la mano chi, un anno fa, non era contento dell'acquisto di un potenziale fuoriclasse che, in quanto tale, valeva quella cifra. Stesso discorso per Schiavi, Zito e altri giocatori che hanno sempre fatto benissimo in B e che hanno un ingaggio rapportato alla categoria e al palmares. Da questo punto di vista riproponiamo una risposta di Mezzaroma a una domanda precisa sui motivi che lo hanno spinto a riconfermare il ds: "Tutti possono commettere errori di valutazione, ma va anche sottolineato che oggi la Salernitana ha un parco giocatori di proprietà che vale diversi milioni di euro e che ci può permettere di crescere sotto tanti aspetti". In sintesi, in un anno e mezzo, Fabiani ha portato nelle casse societarie oltre 4,5 milioni di euro cedendo Donnarumma, Coda, Busellato, Gabionetta, Empereur e Caccavallo. Nessuna esaltazione a prescindere (chi pensa questo è in cattiva fede e pecca di memoria corta), ma semplicemente raccontare i fatti anteponendo a tutto il risultato sportivo: da questo punto di vista Fabiani è stato una garanzia dal 2007 a oggi. Chi vuole affermare il contrario dovrà davvero impegnarsi a trovare argomenti convincenti...
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Gaetano Ferraiuolo
