Bellissima, intraprendente, caratteriale, combattiva, determinata, imbattibile. Dopo il 3-3 di Cesena si sprecano i complimenti per questa Salernitana così sottovalutata dagli addetti ai lavori, ma che sta ampiamente dimostrando sul campo di non essere inferiore a nessuno e di poter competere a occhi chiusi per il salto di categoria. Eppure, se andassimo a rileggere i commenti di molti tifosi all'indomani della chiusura del mercato, ne leggeremmo davvero di tutti i colori: l'allenatore era inadeguato, la dirigenza incompetente, la società non voleva investire, i calciatori erano inadeguati anche per la Lega Pro e la Salernitana avrebbe fatto fatica a salvarsi. Per non parlare dei rimpianti, in nome dell'erba del vicino che è sempre più verde: Cacia era il fenomeno da prendere a tutti i costi (ad ora un solo gol), Donnarumma l'attaccante da riconfermare (Sprocati ha segnato gli stessi gol giocando 5 partite in meno), Signorelli l'ex giocatore venuto a "rubare" lo stipendio, Alex una nuova meteora, Crimi il Lampard della B non preso per risparmiare con Minala. Chiacchiere da bar.
Solo gli stolti non cambiano idea, ma quelle stesse persone che puntavano il dito contro chiunque paventando sui social quella presunta passione granata che in realtà non emergeva mai e che si basava esclusivamente sulla critica distruttiva e ricca di pregiudizi oggi dovrebbero riconoscere che uno degli artefici principali di questa scalata è il direttore sportivo Angelo Fabiani. In nome di quel progetto triennale promesso in tempi non sospetti, l'esperto dirigente ha prima vinto un campionato di Lega Pro a suon di record allestendo un'autentica corazzata, poi posto le basi per essere protagonisti in cadetteria senza approssimazione, ma con una programmazione che sta dando i suoi frutti.
Libero dai fardelli dei contratti fatti firmare ai calciatori in terza serie, Fabiani nel tempo è riuscito in una doppia impresa: costruire una base solida spendendo il giusto e far incassare alla società un bel po' di milioni di euro attraverso cessioni e plusvalenze, altra situazione che ha ammutolito i detrattori a prescindere e che invece oggi lo riconoscono come un perno di questo progetto. Quest'anno è stato formato il giusto mix tra giovani ed esperti, con validissime e numerose alternative in tutti i ruoli: Mantovani è stato preso a zero dal Torino ed è un patrimonio importantissimo sotto ogni aspetto, gente come Bernardini, Pucino, Vitale, Ricci, Signorelli, Alex, Di Roberto, Rodriguez e Odjer è stata scoperta dal nulla o comunque rilanciata ad alti livelli, Bollini- che sta facendo bene- è stato scelto proprio da Fabiani dopo l'addio di Sannino e il mercato è stato condotto anche grazie agli introiti della cessione di Coda, anch'egli preso a parametro zero tra le polemiche e venduto a cifre importanti. Aggiungiamo anche l'arrivo di Popescu, richiesto da mezza serie B e tre club di A, ma praticamente granata da settimane grazie alla lungimiranza della società.
Durante un percorso, chiaramente, qualche errore di valutazione può essere commesso, ma ridurre tutto alle facili ironie su Grillo e Joao Silva (che oggi gioca in serie A) e vedere il marcio in qualsivoglia operazione di mercato significa non essere in buona fede.I numeri dicono che Fabiani ha vinto due campionati, una coppa Italia, centrato una qualificazione play off, conquistato tre salvezze e costruito, quest'estate, una rosa all'altezza della situazione basata prima sulle qualità umane che tecniche. Al suo fianco gente fidata e professionale come Bianchi e Avallone, uomini di fiducia che, dietro le quinte, stanno incidendo e non poco sul cammino dei granata. Oggi tutti si stanno godendo questo momento di festa e i critici stanno intelligentemente cambiando idea: da anni non c'eraho una rosa così ricca e un gruppo così competitivo. La storia parla, i numeri lo confermano: gli altri staranno ancora pensando che Sprocati è uno scarto della Pro Vercelli, che arrivano solo giocatori a fine carriera e che presunte normative frenano le ambizioni di una società che andrebbe soltanto elogiata e sostenuta.
Gaetano Ferraiuolo
