Partiamo subito da un presupposto, tanto per chiarire le idee e prevenire eventuali commenti a sfavore: siamo i primi ad aver sottolineato che non bisogna fare alcun dramma dopo una battuta d'arresto fisiologica e lungi da noi puntare il dito contro un allenatore che, numeri alla mano, sta svolgendo in pieno il proprio compito guidando con intelligenza il forte gruppo a disposizione trasferendo non solo concetti tattici, ma anche e soprattutto carattere e senso di appartenenza, doti che nel calcio fanno la differenza più di schemi, alchimie e diagonali. Ciò detto, la gara di ieri ha visto Venturato trionfare a cospetto di Bollini anche grazie a quel pizzico di fortuna che in questo sport non guasta mai: il match, infatti, è stato deciso da un calciatore che il trainer veneto aveva tenuto in panchina e che, pur giocando malissimo, ha siglato la rete della vittoria sfruttando lo strapotere fisico- e qualche rimpallo rocambolesco-a cospetto dell'improvvisato terzetto difensivo granata, abile nell'anticipo, ma lacunoso nel gioco aereo. Nel complesso, comunque, ko meritato e che deve far riflettere: subire puntualmente gol su calcio piazzato, affidarsi sempre alla forza d'urto del gruppo sbagliando approccio un sabato sì e l'altro pure, costringere i due attaccanti a vagare per il campo senza meta impossibilitati e calciare in porta e non rivedere le gerarchie tra i pali sono quattro dei punti sui quali Bollini dovrà soffermarsi.
L'errore, probabilmente, sta proprio a monte: su un campo reso pesante dalla pioggia probabilmente era più opportuno affidarsi a un centrocampo muscolare e dinamico piuttosto che a due elementi validi tecnicamente come Signorelli e Ricci, ma leggeri sul piano fisico e puntualmente sovrastati dall'avversario. Con questo modulo, inoltre, si sta depotenziando un giocatore forte come Minala, uno che dà il meglio di sè se collocato a protezione della difesa e non in veste di mezz'ala. La Salernitana, ad ogni modo, è scesa in campo con la formazione annunciata: Radunovic in porta, difesa a tre con Pucino, Mantovani e l'esordiente Popescu, Alex e Gatto sulle corsie esterne, Signorelli a dettare i tempi della manovra, Ricci e MInala al suo fianco e il tandem Bocalon-Rodriguez in avanti, con Rossi ancora in panchina pur essendo, per distacco, il più forte nel reparto offensivo. Cittadella a trazione anteriore, con un 4-3-1-2 tutto d'attacco dal momento che Pasa, mezz'ala, palesava spiccate qualità nell'uno contro uno risultando, statistiche alla mano, il più pericoloso dei granata del nord. I primi 25 minuti sono stati da incubo per la Salernitana, "massacrata" sulle corsie esterne e mai capace di trasformare l'azione da difensiva ad offensiva.
Gli ospiti, sempre in ritardo sulle seconde palle e mai decisi nei contrasti, hanno da subito abbassato il baricentro formando inavvertitamente una sorta di "5-5-0", dal momento che Bocalon e Rodriguez, per veder palla, dovevano arretrare sulla linea del centrocampo senza ricevere adeguata assistenza e pestandosi visibilmente i piedi come già accaduto contro la Cremonese. Le avvisaglie del vantaggio del Cittadella erano evidenti, l'errore era quello di non adottare le necessarie contromisure anche a costo di cambiare un modulo diventato prevedibile per gli avversari e che perde di consistenza quando manca Gigi Vitale, unico in grado di far ripartire l'azione dalla difesa, di saltare l'uomo, di creare superiorità numerica e di raddoppiare le marcature a sostegno dell'esterno. Dopo un paio di brividi, ecco la rete, manco a dirlo su calcio piazzato: solito schema del Cittadella, posizionamento sbagliato di tutti, SIgnorelli- tra i più bassi- a chiudere sul secondo palo e inserimento perfetto e puntuale di Vernier, ovviamente senza che Radunovic tentasse almeno l'uscita."Fino a stamattina abbiamo lavorato su questa situazione, sono arrabbiato" ha detto Bollini, lasciando spazio a due interpretazioni: o le indicazioni tattiche sono state sbagliate o la squadra non lo ha ascoltato. Dicerto c'è che con l'attuale guida tecnica i gol subiti da palla inattiva sono già 20, un record di cui non andare propriamente fieri.
Popescu tatticamente in confusione, sbagliato togliere Minala
Come sempre dopo lo svantaggio la timida reazione granata, con il pareggio di Pucino su palla inattiva che destava dal torpore l'undici campano. Grazie a qualche scorribanda del preziosissimo Alex e alla giornata no di Pezzi, la Salernitana creava addirittura i presupposti per ribaltarla sbagliando puntualmente l'ultimo passaggio, colpa anche dei due attaccanti che, come detto, facevano lo stesso movimento lasciando scoperta un'ampia zona dell'area di rigore. Nella ripresa stesso copione, ancor di più perchè il Cittadella inseriva un altro esterno di spinta come Pelagatti lasciando sotto la doccia l'ex Benevento Pezzi. Pur senza strafare, i padroni di casa mantenevano il pallino del gioco stravincendo il duello per il possesso palla: la Salernitana, di fatto, ha calciato in porta solo in occasione del gol e nemmeno l'ingresso di Rossi per Rodriguez (che almeno poteva reggere meglio fisicamente su quel campo dando una mano sulle palle inattive a sfavore rispetto a un Bocalon che inizia a preoccupare) mutava gli scenari.
A quel punto i due errori tattici della gara: l'uscita di Minala (Signorelli era in grossa difficoltà, da quel momento in poi la Salernitana ha sofferto in tutte le zone del campo) e la pessima lettura sulle situazioni difendenti di sinistra. Era evidente, infatti,che Popescu, sapendo che Alex di mestiere fa l'attaccante, doveva giocare di raddoppio aiutando il compagno se saltato in velocità; l'ex Modena, invece, tendenva ad accentrarsi lasciando all'avversario il tempo di controllare, prendere la mira, attendere l'inserimento sull'out opposto della mezz'ala (sempre Pasa, dimenticato prima da Ricci, poi da Odjer) e crossare indisturbato.Di base, evidentemente, la difesa non si fida del portiere e tende a creare un'ammucchiata nell'area piccola per intercettare il pallone piuttosto che giocare di chiusura in raddoppio come sarebbe stato logico e necessario.
A quel punto vien da chiedersi perchè non cambiare uomini e atteggiamenti: uno come Zito, per carisma e personalità, poteva servire e si poteva passare anche ad una sorta di coperto e propositivo 4-4-2, ricollocando Ricci nel suo ruolo naturale e risistemando una difesa visibilmente in affanno (possibile che Asmah non può fare nemmeno un minuto con tutti i difensori in infermeria?). Inutile dire che il gol del Cittadella nasce da una situazione come quella descritta: ripartenza di Pelagatti, nessuna pressione fino alla trequarti (cosa che Minala faceva), Alex saltato, zero raddoppi, cross in libertà e deviazione a porta vuota di Litteri, sin lì il peggiore dei suoi. Il tempo per reagire non c'era e mettere Di Roberto per 4 minuti non poteva cambiare l'inerzia di una gara persa per un pessimo approccio, per la bravura di un avversario obiettivamente superiore sul piano del gioco e per qualche errore tattico che poteva essere evitato. Sia da insegnamento per il futuro.
Gaetano Ferraiuolo
Gaetano Ferraiuolo
