La notizia era nell'aria da tempo, adesso ha assunto il crisma dell'ufficialità: Vincenzo Montella non è più l'allenatore del Milan e paga un avvio di stagione assolutamente disastroso anche in virtù degli investimenti fatti dalla dirigenza in estate. Vi chiederete quale collegamento possa esserci con la Salernitana, la risposta è presto data: al suo posto il duo Fassone-Mirabelli ha scelto Gennaro Ivan Gattuso, beniamino del popolo rossonero che, per sua stessa ammissione, deve molto alla maglia granata e alla piazza di Salerno e che, quasi 20 anni fa, fu ceduto al Milan dal presidente Aliberti per una cifra considerevole permettendogli di avviare una carriera luminosa. Per Gattuso il percorso da allenatore non è stato certo semplice: esonero a Palermo pur con una classifica importante, qualche battuta a vuoto anche all'estero prima della promozione in B con un Pisa in emergenza societaria, percorso incredibilmente entusiasmante vanificato dalla retrocessione successiva. Quando ha incrociato la Salernitana da avversario, ha espresso parole d'elogio per il pubblico definendo l'Arechi "il mio doping, uno stadio che quando spinge ti dà una grandissima carica", tanta roba se detto da un professionista che ha giocato negli stadi più prestigiosi del mondo.
Tra andata e ritorno i granata hanno conquistato 4 punti contro il suo Pisa, sarebbero stati sei se Aureliano non avesse dimenticato che pallone oltre la linea significa gol anche se non si tocca la rete: all'Arechi, infatti, Donnarumma l'aveva sbloccata, ma la terna arbitrale fu di avviso contrario. Dopo la delusione della retrocessione, Gattuso era ripartito proprio da Milano guidando i giovani, ribadendo che "non è un declassamento, qui mi sento a casa". Oggi la grande opportunità, quella voglia matta di non essere un semplice traghettatore, ma il tecnico del futuro. E che, in fondo, dovrà sempre ringraziare Salerno e la Salernitana...
Gaetano Ferraiuolo
