A Cittadella si è "chiuso" il primo campionato di Alberto Bollini sulla panchina della Salernitana: non solo perchè, coppa Italia a parte, ha collezionato la quarantaduesima presenza da allenatore granata, ma anche perchè ha celebrato il suo primo anno a Salerno con un bilancio, numeri alla mano, piuttosto soddisfacente. Esattamente un anno fa il trainer di Poggio Rusco prese il timone di una squadra senza idee, identità e carattere, relegata nei bassifondi della classifica, circondata dallo scetticismo dell'ambiente e con uno spogliatoio da ricostruire dopo gli attriti e i nervosismi che contraddistinsero il breve interregno Sannino, "costretto" a rassegnare le dimissioni per una serie di polemiche a mezzo stampa che spinsero buona parte della tifoseria a chiederne l'esonero all'indomani dello scialbo pareggio interno con la Pro Vercelli.
Quando la società si trovò a dover scegliere il nome del suo successore, di ipotesi concrete ce n'erano quattro:Gregucci era la prima scelta, ma era contrattualmente legato all'Inter e non c'era la possibilità di attendere il famoso iter burocratico, D'Aversa piaceva alla proprietà, ma il vero ballottaggio era tra Menichini e Bollini, quest'ultimo fortemente caldeggiato dal direttore sportivo Fabiani. E proprio Bollini, pur avendo poche esperienze tra i professionisti (con l'infelice parentesi di Lecce, ma una vita in A da secondo di Reja in piazze importanti), accettò con entusiasmo, approcciando benissimo con il gruppo in nome di concetti quali senso di appartenenza, spirito di gruppo, meritocrazia e attaccamento alla maglia che nel tempo hanno dato risultati importanti.
Grazie ad un buon girone di ritorno, la sua Salernitana passò dal sest'ultimo al nono posto a un solo punto dalla zona play off, peccato che sul più bello i granata si sciolsero come neve al sole anche a causa di una serie di arbitraggi decisamente sfavorevoli. Alla base della scelta di proseguire con lui anche quest'anno (prima volta nell'era Lotito-Mezzaroma) non solo l'ottimo rapporto con lo spogliatoio (tutti hanno avuto spazio, tutti lo hanno indicato come arma in più della Salernitana), ma anche i risultati: striscia di quattro vittorie consecutive, quasi 540 minuti senza subire gol, trionfo nel derby casalingo con l'Avellino, buon gioco corale e la capacità di rivitalizzare qualche calciatore (Tuia, Minala, lo stesso Coda) che stava vivendo un periodo di appannamento. Durante l'attuale stagione è stato due volte vicinissimo all'esonero: se Minala non avesse pareggiato con il Pescara, oggi a dirigere l'allenamento ci sarebbe stato Liverani e lo stesso Minala, insieme a Rodriguez e Sprocati, gli ha salvato la panchina ad Avellino.
"Bacchettato" pubblicamente da Lotito per aver impiegato qualche calciatore fuori luogo in nome di un integralismo tattico vero o presunto, Bollini ha contribuito alla conquista di dodici risultati utili consecutivi pur convivendo quotidianamente con l'emergenza infortuni che ha falcidiato il reparto difensivo. il suo rendimento ha diviso la piazza: da un lato chi gli riconosce grossi meriti professionali indicandolo come persona seria, meritocratica, capace e preparata, dall'altro chi lo invita a dare meno importanza alla tattica (vedi gestione Donnarumma) e alle strategie (Vitale terzo in attacco o Rossi in panchina, tanto per fare un esempio) anteponendo a tutto la qualità dell'organico a disposizione. I numeri, però, sono dalla sua parte: 58 punti totalizzati, 14 vittorie, 16 pareggi, 13 sconfitte, 51 gol fatti e 49 subiti (20 su palla inattiva, il vero tallone d'Achille della sua gestione), senza contare il successo in coppa Italia con l'Alessandria e il pirotecnico 3-3 di Carpi, con eliminazione ai calci di rigore. Dati alla mano, il suo "primo campionato" a Salerno merita un voto alto: la speranza è che sia soltanto l'inizio e che finalmente si possa aprire un ciclo senza cambiare sempre allenatore ogni anno.
Gaetano Ferraiuolo
