Strada: gli infortuni non hanno frenato il cammino dei granata

Il doppio ex parla della sfida di sabato e della crisi del calcio italiano

Salerno.  

La redazione del portale SalernoSport24 ha contattato il doppio ex di Brescia e Salernitana Pietro Strada affrontando diverse tematiche inerenti non solo la sfida di sabato pomeriggio al Rigamonti, ma anche la crisi in generale del calcio italiano. Riportiamo di seguito integralmente uno stralcio delle sue dichiarazioni:

 

Con la tua esperienza nel calcio, e dopo un anno e mezzo di direttore nel settore sportivo di una società, si può dire che il tuo parere si ben più che autorevole nel settore. Perché il calcio italiano non riesce proprio a partire dai vivai?

“Rspetto alla mia generazione di calciatori, oggi si dedica meno tempo al calcio. Prima, anche quando uscivi dalla scuola calcio, tornavi a casa e continuavi a giocare. La testa e i piedi erano protesi sempre al desiderio di continuare a continuare la passione per il calcio. Oggi il mondo gira in maniera diversa. Una soluzione potrebbe essere quella di far entrare le scuole nel calcio. L’ora di ginnastica, o comunque quel tempo che si dedica alle attività sportive, potrebbe avere un ruolo ben più definito nella crescita strutturale di un ragazzo che manifesta, già da piccolo, le potenzialità per diventare un calciatore”.

Tra gli anni ’60 e ’70 la nazionale di calcio visse un buon periodo grazie alla chiusura delle frontiere, oggi sarebbe utopistica una scelta del genere ma una via di mezzo perché non può esistere?

“Due anni fa avemmo un incontro con Antonio Conte quando era ancora alla guida della Nazionale maggiore. In questa veste volle incontrare tutti i responsabili dei settori giovanili delle squadre italiane. Si parlò proprio dell’impossibilità del calcio italiano di emulare le velleità di altre nazioni. I problemi che sono in Italia, ci sono anche in Spagna o Germania, eppure loro sono riusciti ad integrare e allargare il loro calcio a quello che è la loro società, multietnica. Ciò ha fatto sì che ci fosse anche un arricchimento, tanto sociale, appunto, quanto sportivo. In Italia, invece, no, questo non avviene. Noi dovremmo partire da quelle che sono le nostre peculiarità. Gli italiani sono forti difensori, questa è la nostra tradizione, dovrebbe essere così. Nel play-off con la Svezia in difesa avevamo Bonucci-Chiellini-Barzagli, ovvero il meglio di una generazione di campioni. Il problema è che alle loro spalle non c’è, attualmente, un lavoro che possa produrre calciatori di questo livello. Dovremmo riuscire a ripartire proprio da qua, da un lavoro mirato che faccia uscire calciatori di questo genere che, appunto, è la peculiarità italiana”.

Parliamo della serie B. Dopo anni di stato depressivo della categoria, qualcosa si muove, si sta segnando tanto. Eppure il dubbio viene: attacchi forti e difese non all’altezza?

“Vale il discorso di prima. Molte squadre si sono equipaggiate di calciatori forti in attacco i quali però non trovano difensori all’altezza. E questo di conseguenza favorisce anche lo spettacolo, aspetto che farà piacere ai tifosi che possono vedere tanti gol”.

Le tue due ex squadre sabato s’incrociano. Chi sta meglio secondo te?

“Il Brescia, con l’avvento di Cellino, è un club ‘work in progress’. Conserva dei grossi valori in rosa ma, in prospettiva della gara di sabato, molto lo ha fatto il risultato di lunedì; con la sconfitta di Cesena, sabato cercherà i tre punti a tutti i costi. La Salernitana però potrebbe ritrovare giocatori importanti in difesa. Sta facendo un bel campionato nonostante le defezioni subite”.

Redazione Sport