Quella di Salerno è, per antonomasia, una della tifoserie più appassionate, determinanti e numerose d'Italia, al punto che diversi organi di informazione nazionali la collocano,per bacino d'utenza, al nono posto in Italia appena dietro le grandissime piazze. Del resto i numeri delle ultime stagioni sono assolutamente da record: in 12mila per una sfida di serie D, in 25mila per una partita di Lega Pro alle ore 17:30 del sabato pomeriggio, senza dimenticare i 27mila di Salernitana-Lanciano per una gara dall'esito già scritto dopo il 4-1 dell'andata e gli esodi di massa che hanno contraddistinto quasi tutte le trasferte in serie B. E' dunque opinione diffusa che questa squadra, per le potenzialità del pubblico, dovrebbe tornare in serie A e restarci stabilmente, con un Arechi che sarebbe popolato in media da 30-35mila persone e che farebbe tremare le gambe- come già accaduto in passato- anche alle big della categoria.
La riflessione diventa però interessante se analizziamo un dato: Salerno, pur con un seguito importantissimo finanche in terza categoria, ha disputato appena due stagioni in massima serie (retrocedendo subito, spesso per colpe non proprie) diventando la regina della C come ricordano i tifosi con i capelli bianchi a quei giovani di oggi che, cresciuti con Delio Rossi e campionati vinti, pretendono tutto e immediatamente. Altre realtà, con spalti vuoti, hanno invece in questi anni conquistato una platea europea: pensiamo all'Empoli, al Sassuolo, alla stessa Udinese, club che teoricamente nulla hanno più di quello attualmente capitanato da Lotito e Mezzaroma. La domanda, dunque, sorge spontanea: cosa manca a Salerno per stare stabilmente in A? Detto ampiamente che il problema multiproprietà esiste soltanto nella mente di chi se lo pone, è evidente che manca qualcosa per il grande e definitivo salto. Lotito e Mezzaroma, senza fare proclami, stanno ponendo le basi, ma principalmente i problemi possono essere suddivisi così:
-assenza di infrastrutture: la Salernitana ha dovuto risolvere in prima persona e a proprie spese la querelle Arechi e il problema Volpe per evitare un continuo girovagare per la provincia che ha prodotto soltanto confusione ed infortuni. Senza un centro sportivo di proprietà che possa far crescere anche il vivaio sarà difficile fare il grande salto. La piazza capisca che è meglio un grande acquisto in meno se i soldi risparmiati vengono investiti in una nuova "Salernello"
-stadio di proprietà; nell'impossibilità di costruire una propria struttura, sarebbe quanto mai fruttuoso concedere la gestione pluriennale dello stadio alla società. Con un impianto moderno, multifunzionale e accessibile al pubblico 365 giorni all'anno aumenterebbero i ricavi e si potrebbe investire sempre di più nella squadra
-eccessive pressioni; se è vero che lo zoccolo duro rappresenta la forza della Salernitana e spesso ha contribuito in modo determinante ai successi della squadra, è altrettanto vero che una parte dell'ambiente (composto da coloro che sovente non vanno nemmeno allo stadio) non è pronto per il grande salto. Il vizio di criticare sempre tutto e tutti, di fischiare al primo passaggio sbagliato, di creare casi inesistenti e di non dare il tempo a calciatori e allenatori di esprimersi ha bruciato tantissimi giocatori. Basti pensare, tanto per non andare troppo indietro nel tempo, a Sciaudone e Strakosha, a quelli che chiedevano la cessione di Coda dopo tre settimane o l'esonero di Menichini da primo in classifica. Una piazza troppo umorale non contribuisce alla crescita di un progetto che, in quanto tale, necessita di un tempo fisiologico per essere attuato.
Il passato insegna che, nel 98-99, tanti episodi anche extracalcistici hanno contribuito alla discesa della Salernitana. Oggi Salerno è piazza più matura, la curva Sud è il fiore all'occhiello delle tifoserie italiane e si sta ritrovando quell'unità che era stata perduta. Sia chiaro, però, che per fare come il Crotone e l'Udinese bisognerà compiere un salto di maturità. Del resto Mezzaroma dice bene quando afferma che "tutti parlano di progetto giovani, ma quanti abbonamenti avremmo fatto se avessimo allestito una squadra di ragazzi di prospettiva? Cosa avrebbero scritto i giornali?". Questa tifoseria ha tutto per puntare non alla A, ma a palcoscenici internazionali: a patto, però, che ogni componente faccia un salto di maturità e un bagno di umiltà imparando dagli errori del passato e ricordando che il rispetto dei ruoli e la pazienza possono essere determinanti più di un gol di un bomber o delle parate di un grande portiere. La sensazione è che sia soltanto questione di tempo...
Gaetano Ferraiuolo
