E' ancora troppo presto per giudicare l'operato di un allenatore comunque bravo e che merita sostegno e fiducia, ma a voler essere onesti se gli errori fatti ieri da Colantuono li avessero commessi Menichini, Perrone, Sanderra o Bollini si sarebbe scatenato il finimondo, sportivamente parlando. A cospetto di una Ternana ottima dal punto di vista atletico, molto sbarazzina, ma allo stesso tempo prevedibile e assai vulnerabile in fase difensiva, la Salernitana ha assunto a tratti un atteggiamento troppo passivo e rinunciatario, permettendo all'avversario di prendere coraggio con il passare dei minuti e di agguantare nel finale un insperato e forse immeritato pareggio. La gestione del post 1-2 lascia davvero a desiderare e bene ha fatto il mister ad assumersi le responsabilità: in quel momento bisognava portare a casa la vittoria difendendosi con ordine dall'assalto di una Ternana in campo praticamente con cinque attaccanti, invece Colantuono ha inserito una punta e tenuto Vitale al centro della difesa con Popescu spostato a sinistra. In generale tutta la gestione del secondo tempo desta perplessità: contro il 4-2-4 della Ternana, che non ha più curato la fase di non possesso lasciando varchi ampi e mal sfruttati, bastava attaccare con un pizzico in più di convinzione per chiudere il match e proiettarsi in zona promozione.
Riavvolgendo il nastro della gara, il mister è partito con un camaleontico 3-4-1-2: dinanzi a Radunovic spazio all'inedito trio composto da Casasola, Schiavi e Vitale, con Zito a sinistra, Pucino a destra, il tandem Signorelli-Minala al centro e Sprocati alle spalle di Rossi e Palombi. La tattica della Salernitana era evidente: chiudersi nella propria metà campo, fare densità sulla trequarti, chiudere le corsie esterne e sfruttare le ripartenze grazie al continuo movimento del terzetto offensivo, encomiabile per l'interpretazione della gara. Funzionava bene anche la fase difensiva, merito di due esterni molto diligenti e bravi nel raddoppio di marcatura: Pucino, in particolare, comprendeva che il neo arrivato Casasola potesse avere delle iniziali difficoltà di ambientamento e il suo contributo si rivelava fondamentale. Pur senza strafare e con un Signorelli al solito anonimo, la Salernitana diventava padrona del campo con il passare dei minuti e il gol era la sintesi perfetta di quanto provato in settimana: pressing vincente di Rossi, lancio a tagliare di Palombi, inserimento di Sprocati dalle retrovie e pallone in fondo al sacco.
Per 10 minuti si intravedevano buone trame di gioco, con maggiori sovrapposizioni sulle corsie e un dialogo continuo tra Rossi e Palombi, capaci di garantire un movimento diverso rispetto agli statici Bocalon e Rodriguez. Una bella azione corale (molto simile a quella del 2-0 contro il Venezia, sviluppatasi a sinistra e chiusa con un cross dall'out opposto) permetteva ai granata di battere ancora a rete con pericolosità, sfera alta sulla traversa, ma applausi meritati di Colantuono. Nella ripresa la Salernitana commetteva l'errore di chiudersi, regalando campo e spazi all'avversario rivitalizzato dalle sostituzioni di Pochesci che, in realtà, già prima del duplice fischio arbitrale si affidava ad un 3-4-2-1 più imprevedibile togliendo dalla contesa un impalpabile Statella per Signori, abilissimo negli inserimenti senza palla. Da uno di questi nasceva l'1-1, frutto di una incomprensione tra Pucino e Casasola e della solita uscita tardiva di Radunovic, più volte beccato da mister e compagni per gli innumerevoli rinvii regalati all'avversario. Per un quarto d'ora la Salernitana faceva fatica e così Colantuono toglieva Rossi inserendo Popescu, con l'avanzamento di Zito nel terzetto offensivo. Era il centrocampo, però, a venire meno: a Minala toccava inserirsi maggiormente dalle retrovie per tentare la battuta a rete, ma l'ex Latina era costretto a svolgere uno sfiancante lavoro in marcatura per sopperire alle evidenti carenze di un Signorelli che andava sostituito.
Poco dopo, invece, dentro Odjer proprio per Zito e passaggio al 3-5-2, con Sprocati più vicino a Palombi; qualche cross interessante dal fondo arrivava, ma l'assenza di un centravanti fisicamente forte permetteva alla difesa di casa di salvarsi senza problemi. Sulle palle inattive a sfavore, invece, solita sofferenza: dapprima un "esco-non esco" di Radunovic, poi Schiavi si lasciava sfuggire Gasparetto che, a porta praticamente vuota, graziava la disattenta difesa granata. A pochi minuti dalla fine, però, la svolta: altra ripartenza granata, ingenuità di Plizzari e punizione a due in area. Il gol di Pucino, su sponda di Vitale, faceva impazzire i mille tifosi al seguito e riportava la Salernitana all'ottavo posto. Chi si aspettava un atteggiamento difensivo restava deluso: Colantuono, infatti, teneva Tuia in panchina (che poteva essere utile nel gioco aereo) e inseriva Bocalon per Palombi con la speranza di difendere palla nella metà campo avversaria e far trascorrere i minuti. Nulla di tutto questo, anzi da un errato stop di Bocalon ecco la frittata: nessuna marcatura su Signori che crossava indisturbato, Piovaccari attirava su di sè Schiavi liberando Montalto che, approfittando di una dormita di Vitale e della chiusura tardiva di Popescu, batteva Radunovic sul suo palo. Un 2-2 beffa, ma fotografia esatta di una stagione in cui la svolta tarda davvero ad arrivare...
Gaetano Ferraiuolo
