Per la prima volta nel corso della sua carriera da allenatore, Luca Fusco affronterà la Salernitana da avversario in quello stadio che è sempre stato la sua seconda casa. Contrariamente a quanto accaduto all'andata- quando sui social si scatenò una puerile polemica per una presunta esultanza dopo il gol di Firenze- stavolta la tifoseria granata è pronta ad accoglierlo a braccia aperte e con quella riconoscenza sempre manifestatagli nel corso degli anni, soprattutto quando è andato via da Salerno senza mai rinnegare il suo amore per la città d'origine e per il cavalluccio marino. Provare a riassumere le fasi salienti della sua avventura all'ombra dell'Arechi è esercizio assai difficile; tante, troppe le partite, le emozioni, le sensazioni vissute da uno dei pochi salernitani che è riuscito a farsi amare dalla sua gente indossando per centinaia e centinaia di partite la fascia di capitano. Quando, giovanissimo, esordì in quel Salernitana-Fidelis Andria tutti i suoi concittadini ammirarono la personalità, il carattere e le qualità tecniche di un ragazzino che mai avrebbe pensato di contribuire alla promozione in serie A della sua squadra del cuore. Bravo Delio Rossi a dargli fiducia con coraggio e senza esitazione, bravissimo Fusco a farsi trovare pronto e a conquistare gara dopo gara una maglia da titolare a suon di 7 in pagella e di prestazioni strepitose. Anche in A, pur con qualche comprensibile errore di inesperienza, il difensore granata risultò tra i migliori; come dimenticare il simpatico siparietto con Paolo Maldini sotto la curva Sud, tutti i duelli vinti con Ronaldo "il fenomeno", quelle lacrime di disperazione quando Cesari gli negò un rigore solare nella sfida interna con il Piacenza, torto arbitrale che incise moltissimo sulle sorti della Salernitana per il quale lo stesso Cesari chiese scusa qualche anno dopo prima di un Salernitana-Vicenza terminato 0-0
Nel tempo Fusco è diventato capitano, bandiera e simbolo della Salernitana. Da Lazzaro al 94' al San Paolo ai due gol contro Fermana e Venezia passando per la convocazione in nazionale giovanile e tanti campionati di serie B giocati ad altissimi livelli contro avversari di spessore e nemmeno lontanamente paragonabili a quelli che oggi giocano in cadetteria, una serie incredibile di emozioni che ancora oggi racconta con affetto e con sentimento autentico e sincero. Il primo addio si consumò nel 2003, anno della retrocessione in C a suon di record negativi battuti: in occasione della sfida interna contro il Siena, gli ultras della curva Sud gli consegnarono una targa e lo omaggiarono con uno striscione per le 150 partite disputate in maglia granata, unico sorriso in una serata triste e che vide i granata giocare dinanzi ad appena 148 paganti. Proprio la retrocessione lo spinse a sposare una nuova avventura: firmò per il Messina del direttore sportivo Angelo Fabiani e vinse il suo secondo campionato di B in carriera, anche in questo caso da titolare inamovibile. Nel 2006, da avversario e sempre con Fabiani dirigente, incrociò la Salernitana da ex in un Arechi gremito da 25mila spettatori: indossava la maglia del Genoa, la sua squadra perse per 2-1 e dovette abbandonare il campo anzitempo per un brutto infortunio. Nel 2007-08 fu proprio l'attuale ds granata a riportarlo a Salerno al termine di una lunga ed estenuante trattativa favorita anche dagli ottimi rapporti con Re Arturo Di Napoli. "Salerno merita la serie B, sono emozionato e felicissimo di essere tornato a casa" disse durante la presentazione ufficiale della squadra a Piazza della Concordia, quando in 10mila fecero riesplodere l'entusiasmo portandolo in trionfo. Fu un campionato bellissimo, forse il migliore di Fusco in carriera: altro giro, altra promozione, gioia divisa con il fratello Enzo che, fino a gennaio, fece parte di quella Salernitana.
Le parole di De Cesare, il comunicato degli Spartani Salernitani, il triste epilogo del 2010. Con Breda...
Proprio nelle due stagioni in B, il giocattolo iniziò a rompersi anche a causa di una gestione societaria non propriamente impeccabile. Nella prima stagione, pur con un leggero calo di rendimento, Fusco contribuì alla salvezza della Salernitana, ma fu implicato nell'inchiesta relativa alla sfida con il Bari: di quel campionato, però, ricorderemo a lungo quella splendida cavalcata di 70 metri in un "Matusa" impantanato, al limite della praticabilità, ma che sancì il trionfo per 2-0 nei granata. Nella stagione successiva, dopo aver rifiutato una proposta economicamente importantissima del Pescara, accadde praticamente di tutto: dalla penalizzazione di sei punti per il caso Potenza alla retrocessione a suon di record negativi battuti passando per tanti errori difensivi che costarono gol e punti pesanti fino allo "strappo" con una piccola parte della tifoseria che non fu mai tenera nei suoi confronti. "I ragazzi di Salerno mi hanno deluso, avrebbero dovuto fare molto di più nello spogliatoio. Me la prendo con loro, non con gli altri" disse in un'intervista rilasciata a TvOggi Ciro De Cesare e in tanti contestavano a Fusco- che nel frattempo aveva litigato con Di Napoli- un atteggiamento troppo "passivo" in un contesto sportivamente parlando drammatico. "Era in tv quando Zavaglia offese la tifoseria, nessuno disse nulla. E' salernitano, è capitano e deve far rispettare la Salernitana e la città di Salerno" si leggeva in un comunicato stampa emesso dal club Spartani Salernitani.
L'epilogo fu quanto mai triste. Il destino volle, tanto per fare un esempio, che nel giorno di Salernitana-Reggina divenne primo nella storia per numero di presenze, ma l'Arechi dedicò un coro a Breda- seduto sulla panchina avversaria- indicandolo come "vero capitano". Il punto più basso si raggiunse nella sfida interna contro il Mantova, persa per 3-1 in uno stadio vuoto e popolato da meno di duemila persone. Subito dopo la fine del primo tempo, beccato da alcuni tifosi presenti in curva e fischiato forse per la prima volta nella sua carriera, tolse la maglia scagliandola sul campo con un mix di rabbia e tristezza, quasi con le lacrime agli occhi. "Nessuno ha dato alla Salernitana quello che ho dato io" ha ribadito negli anni, consapevole però che la maggior parte dei tifosi lo porterà sempre nel cuore e che nulla potrà cancellare un'avventura bellissima anche senza il lieto fine.
Gaetano Ferraiuolo
