Le parole di Claudio Lotito e la successiva rettifica non hanno fatto altro che acuire il clima di malcontento che regna sovrano negli ambienti del tifo granata. Chi pensa che la delusione e la concomitante fuga dall'Arechi possano scaturire dai risultati negativi della squadra, a nostro avviso si sbaglia di grosso. Alla base vige la preoccupazione per un progetto sportivo che stenta a decollare, per un calciomercato condotto sempre con lo stesso modus operandi senza trarre spunto dagli errori del passato e un atteggiamento volto a tener lontana la gente dalla prima realtà calcistica cittadina. Il patron, abbastanza arrabbiato e in tante faccende affaccendato, ha chiesto alla città e alla tifoseria di trovare un altro acquirente disposto a garantire gli stessi investimenti e i medesimi risultati sportivi, invitando allo stesso tempo gli assenti a mettere da parte malumori e polemiche per spingere la Salernitana ripetendo il solito ritornello del "vi abbiamo preso dall'Eccellenza" e dei 14 milioni di euro investiti dal luglio del 2011 ad oggi. Tutto vero, tutto giusto. Ma con qualche contraddizione.
Sarà pur vero che la proprietà- e i bilanci sono pubblici- ha speso fior di quattrini soprattutto nelle categorie inferiori (e sottovalutare i successi in D, C2 e C1 sarebbe un errore gravissimo, ci sono realtà più importanti di Salerno che ormai vivacchiano tra Lega Pro e dilettanti rischiando il fallimento un anno sì e l'altro pure), ma Lotito, ogni tanto, potrebbe anche dire pubblicamente quanto ha incassato da quando è presidente di un club che porta, in media, 10-12mila spettatori allo stadio (con entrate medie annuali di 2 milioni di euro lordi), che ha tanti sponsor, che prende bei soldini da Sky e che, negli ultimi tempi, ha incassato quasi 8 milioni di euro dalle cessioni dei vari Gabionetta, Empereur, Caccavallo, Coda, Donnarumma, Busellato e Gatto, senza contare i premi di valorizzazione. Se la Salernitana è in vendita o comunque non è incedibile, quanto dovrebbe tirar fuori un eventuale investitore per una società (e non è chiaramente solo colpa della proprietà) senza un settore giovanile di qualità, con pochissime strutture e fardelli di contratti onerosi per giocatori non giovanissimi? Investire significa anche rischiare e tanti altri presidenti anche in categorie inferiori non hanno certo ridimensionato gli obiettivi solo perchè le perdite erano superiori ai ricavi: del resto il bilancio della Salernitana al prossimo 30 giugno sarà in attivo e da questo punto di vista si può stare tranquilli.
Dove ha ragione Lotito e, in generale, la proprietà che comprende anche Marco Mezzaroma? Sicuramente su questo:
-dopo aver visto 2 anni di A su 99, non si può certo pretendere tutto e subito. Ogni società partita da zero e che ha impiegato pochissimo per passare dal nulla al nono posto in B necessita di un tempo fisiologico per programmare un futuro ancora più ambizioso
-sottovalutare i campionati vinti è una follia: se la Salernitana ha vinto la D (e dove sarebbe oggi senza quel rigore parato a Guidonia?), ha stracciato la C2 e ha battuto ogni record in una C1 di fuoco lo ha fatto perchè ha speso milioni di euro per calciatori anche di due categorie superiori, con due coppe in bacheca e un cavalluccio sulle maglie che male non fanno. Guai a guardare chi sta peggio, ma indubbiamente era e resta un miracolo sportivo
-imprenditori salernitani- e non- che hanno chiesto la Salernitana non ce ne sono e, ad ora, se i presidenti abbandonassero la nave sarebbe concreto il rischio di un futuro nebuloso e ricco di punti interrogativi. La Salernitana, del resto, ogni anno ha migliorato quanto fatto nella stagione precedente e dire "Lotito vattene" quando si è in B a 6 punti dai play off cozza con la realtà dei fatti e fa trasparire quella memoria corta che da sempre appartiene ad una buona fetta di pubblico granata
-poco pubblico; ogni anno una scusa diversa. Prima l'assenza del marchio, poi le categorie basse, poi i prezzi, poi ancora la multiproprietà. Chi ama la Salernitana la segue dal vivo e non è contestazione sensata e costruttiva restare a casa e sfogarsi sui social. Salerno deve sostenere la squadra del cuore per senso di appartenenza e perchè solo con l'apporto di tutti si potranno raggiungere i risultati sperati. La rosa è scarsa? La si aiuti ancora di più, perchè un'eventuale retrocessione sarebbe un dramma soprattutto per i tifosi
-incoerenza di parte del pubblico. Si prende un giovane e si dice che la proprietà non vuole investire, arriva uno esperto e viene bollato come calciatore a fine carriera. Si abbassano i prezzi e si lamentano gli abbonati, si confermano gli stessi prezzi e la gente resta a casa per dissenso. Si vende un calciatore e non si vuole puntare in alto, non si vende e si dice che il parco giocatori vale poco. Bene fa la società ad andare avanti per la propria strada senza condizionamenti ambientali. Del resto un club che vuole crescere passa anche per la cessione degli elementi che hanno un valore economico
Dove ha torto la proprietà?
-non ha senso sottolineare sempre che si pagano gli stipendi con puntualità: è una normalità, non un'eccezione
-non si possono chiedere 20 milioni di euro proprio per i motivi elencati in precedenza
-si vuole il pubblico allo stadio? Si abbassino i prezzi dei biglietti, si facciano iniziative proprio come accade a Roma sponda Lazio coinvolgendo giovani, disoccupati, famiglie, studenti, scuole calcio, donne e anziani. Possibile che un tifoso non può vedere un allenamento da 4 anni? Possibile che c'è questo clima di freddezza della Salernitana verso il territorio? Perchè non presentare la squadra alla città in estate? Perchè non moltiplicare le iniziative di marketing, magari con una maglia granata e non amaranto e azzurra?
-troppi impegni; Lazio, Federazione, politica. La Salernitana non può essere gerarchicamente tra gli ultimi pensieri dei patron, soprattutto ora che le cose stanno andando male e si rischia concretamente di retrocedere
-differenza di atteggiamenti; a Roma, dove il patron vive sotto scorta e ha subito contestazioni, multe e atteggiamenti di ogni tipo, si è fatto di tutto per riavvicinare la gente allo stadio. A Salerno è stato accolto, insieme alla famiglia, trionfalmente e con amore, ma non sono mai mancate stoccate e bacchettate, con la solita frase del "compro se siete in 10mila" che ha allontanato progressivamente la gente
-mercato ricco di contraddizioni; dalla gestione dei casi Nalini, Gori, Donnarumma e Bernardini alla scelta di puntare quasi sempre sulle terze scelte del vivaio biancoceleste passando per i soli due calciatori acquistati (Odjer, Bocalon). Per il resto svincolati, parametri zero (che non sempre è un demerito, sia chiaro), molti contratti onerosi a calciatori a fine carriera o comunque non giovanissimi, acquisti a fine agosto spesso senza preparazione, partenza per i ritiri estivi con un gruppo di giovani o di elementi puntualmente ceduti a gennaio
In sintesi: tra meriti e demeriti, questa società rappresenta e continuerà a rappresentare una garanzia dal punto di vista economico, dell'esperienza e della personalità. Partire dal nulla e trovarsi in B tutto sommato con discreti risultati è opera meritoria e chi, al terzo anno in cadetteria, già si dice "scocciato" evidentemente non è stato a Selargius, Budoni o Astrea. In tempi di crisi economica, Salerno- al contrario di altre realtà anche più importanti- è esempio di gestione aziendale e, dopo le conferenze italo-americane e i famosi campionati dei bilanci- non è certo roba da poco. Allo stesso tempo, però, realtà come Udine, Chievo, Sassuolo e Atalanta (che poco o nulla, potenzialmente, hanno più della Salernitana) insegnano che non sono solo i milioni di euro a fare la differenza, ma occorrono ben altre basi. Per costruirle ci vuole tempo, anche pazienza, e Salerno sportiva deve fare questo salto di maturità evitando di destabilizzare, contestare ogni cosa e pensare che per andare in A basti spendere più degli altri. Contemporaneamente, però, Lotito e Mezzaroma facciano innamorare maggiormente i salernitani non invogliandoli solo quando c'è un biglietto da pagare, ma coinvolgendoli 365 giorni all'anno, spiegando concretamente i motivi che abbiano comportato gli errori commessi e chiarendo in conferenza stampa cosa vogliano fare da grandi senza eludere il delicato tema della multiproprietà con le solite e inconsistenti frasi di circostanza. Salerno non pretende la A, ma chiarezza. Non obbliga a vincere, ma ha diritto di sognare come tutte le altre 21 di B. E'questo che merita lo zoccolo duro, in fondo basta davvero poco per far riesplodere l'entusiasmo e l'amore per i colori granata.
Gaetano Ferraiuolo
