Stiamo entrando nel vivo della settimana che porta al derby con l’Avellino. Quella con gli irpini non è mai una partita come le altre, e all’Arechi i granata avranno il dovere di difendere la clamorosa impresa dell’andata, preferibilmente bissando un successo che rinfrancherebbe i tanti tifosi delusi dal campionato fin qui condotto. Uno che sa già cosa significa vincere il derby con l’Avellino all’Arechi è Riccardo Colombo, ex difensore granata raggiunto dal quotidiano Il Mattino. Colombo racconta quella che è stata la sua esperienza e quelli che potrebbero essere i fattori determinanti, partendo proprio dal successo per 3-1 della stagione 2015/16:
«Che giornata, direi un pomeriggio perfetto grazie a un 3-1 che conquistammo con merito. Vincere un derby è sempre bello, speciale. Poi a Salerno la gente, in giro per la città, tifa sentire l’importanza di una sfida simile».
È utopia poter pensare a uno scenario simile anche al triplice fischio finale della gara di domenica prossima?
«No, non credo. Aver vinto ad Ascoli sarà certamente servito, di sicuro il derby è sempre una sfida diversa dalle altre dove tutto può accadere. Io, comunque, dico che la Salernitana è leggermente favorita, ma forse chissà lo penso perché sto ragionando da tifoso».
Chi o cosa potrà fare la differenza nel derby dell’Arechi?
«In queste partite, ancora di più rispetto al solito, il riuscire a non prendere gol conterà tantissimo, per cui direi il lavoro dell’intero reparto arretrato sarà il fattore che farà la differenza nei prossimi novanta minuti di gioco. Anche perché in attacco non manca la qualità per riuscire a far male all’Avellino, specie con Sprocati che ha davvero del talento».
Nelle ultime gare casalinghe la media spettatori è oscillata tra i cinque e settemila, domenica è lecito aspettarsi un dato almeno raddoppiato?
«Dispiace che ci sia stato un calo così notevole nelle ultime settimane. Nei miei anni granata il pubblico ha sempre fatto la differenza e ci ha sempre trascinato a delle rimonte clamorose, soprattutto nella stagione in cui abbiamo conquistato la promozione in B. Ovviamente la curva è sempre presente ed è sempre stata un vero spettacolo. Capisco che, forse, le dichiarazioni di Lotito abbiamo dato fastidio alla piazza, ma in questo momento conta solo la Salernitana e alla squadra serve la spinta del pubblico».
La vittoria di Ascoli può bastare per dire che la Salernitana ha superato il momento più complicato della stagione?
«Certo che no, ora serve continuità e forse il derby arriva nel momento giusto. Ma vincere ad Ascoli, e nel modo in cui è stato fatto, è certamente un segnale non di poco conto, dato sia a sé stessi che agli avversari. Non era assolutamente facile imporsi come ha fatto la Salernitana dopo gli ultimi risultati negativi».
Ma bisogna avere davvero paura della retrocessione?
«Indubbiamente la classifica è molto compatta, anche di più rispetto alle ultime stagioni, ma non credo che la Salernitana debba avere paura. Senza essere arroganti deve essere però consapevole della propria forza, che secondo me è notevole».
La Salernitana del presente è più o meno forte rispetto a quella che anche con lei in campo disputò il suo primo campionato di B?
«Analizzandola a 360 gradi, direi che quella attuale ha qualcosa in più rispetto al gruppo che fece il suo esordio in cadetteria, ovviamente a gennaio con un paio di innesti di un certo tipo si sarebbe potuto fare finalmente il definitivo salto di qualità».
Redazione sport
