16 anni fa i "Dieci piani di morbidezza" e il ko del Napoli

Trionfo granata dinanzi a 30mila spettatori in delirio: che sia di buon auspicio per domani?

Salerno.  

Il 10 marzo non sarà mai una data come tutte quante le altre per i tifosi della Salerno, soprattutto per chi 16 anni fa era presente sui gradoni dell'Arechi per vivere un pomeriggio da brividi, indimenticabile, uno dei più belli dell'era Aliberti. Se è vero che non bisogna vivere di ricordi e che il derby più importante è quello in programma domani pomeriggio contro l'Avellino, è altrettanto vero che ci sono partite che resteranno per sempre nel cuore di un pubblico che spera di rivivere quanto prima una domenica così. Magari già domani, chissà. Dopo tre vittorie consecutive contro Pistoiese, Siena e Messina, la Salernitana di Zeman affrontava il Napoli, un mese e mezzo dopo averlo beffato a domicilio con un gol di Lazzaro al 94'. Dinanzi a 29000 spettatori (cinquemila di fede partenopea), i granata diedero letteralmente spettacolo disputando il classico primo tempo perfetto. Tagli, verticalizzazioni, azioni spettacolari, tiri in porta a ripetizione e una condizione fisica stratosferica misero alle corde la retroguardia azzurra, costretta a capitolare dopo pochi minuti: pallonetto di Campedelli e deviazione di petto a porta vuota di Vignaroli. Impressionante il boato del pubblico, bravo a non cadere nella trappola delle provocazioni e a rispondere al becero lancio di oggetti e fumogeni dalla curva nord con una coreografia da brividi, quei dieci piani di morbidezza che ammutolirono l'ostile pubblico ospite e fecero rapidamente il giro del mondo. Ancora oggi è ricordata come una delle scenografie più belle e goliardiche della storia del calcio, al punto che anche tanti giornalisti e tifosi napoletani riconobbero lo strapotere della torcida granata, mai come in quel caso determinante e capace di spingere alla vittoria con un tifo continuo, incessante, senza paragoni Il 2-0 fu logica conseguenza della netta superiorità della Salernitana, a segno l'ex dal dente avvelenato Giacomino Tedesco con un bolide dalla distanza che piegò le mani al compianto Mancini. A nulla valse la rete di Stellone della ripresa che regalò 10 minuti di illusione al popolo azzurro; ci pensò Bellotto a chiudere il match sulle note di "chi non salta è napoletano", con tanto di corsa di 70 metri verso la curva Sud in delirio. Quella quarta vittoria consecutiva permise ai ragazzi di Zeman di avvicinarsi  clamorosamente a quella zona promozione che sembrava utopia appena un mese prima, quando il ko interno con il Como pareva ponesse fine ad ogni sogno di gloria. A prescindere da come andò a finire (e se non si fosse fatto male Babù e si fosse fatta chiarezza su situazioni extracalcistiche che riempirono le pagine nazionali prima della classica bolla di sapone forse oggi parleremmo d'altro) restano ricordi bellissimi di un pomeriggio magico. Che sia di buon auspicio anche per domani....

Gaetano Ferraiuolo