La tattica: piglio da grande, primo tempo da applausi

Senza Vitale difesa più equilibrata, manovra ragionata e senza lanci lunghi

Salerno.  

Che la Salernitana vista quest'anno potesse fare risultato  contro chiunque è cosa nota, del resto i granata all'andata vinsero con l'Empoli senza nove titolari, fermarono Bari, Cremonese, Parma e lo stesso Frosinone e hanno dimostrato di potersela giocare alla pari con tutti senza essere messi sotto quasi da nessuno, se non per propri demeriti. Ieri è stata l'apoteosi, forse la miglior prestazione in campo esterno in relazione all'avversario, allo stadio e all'atteggiamento mantenuto dal primo al novantesimo che ci porta, stavolta, a fare i complimenti al tecnico Stefano Colantuono. Trovatela in B una squadra che, allo Stirpe, non butta mai via un pallone, che esce dalla propria area di rigore con un fraseggio palla a terra, che approccia in modo quasi feroce sfiorando un vantaggio che avrebbe meritato, che difende in dieci e riparte in scioltezza senza nessun timore reverenziale, annullando tre attaccanti come Ciofani, Ciano e Dionisi e provando fino alla fine a vincerla pur con 15-20 minuti di fisiologica sofferenza senza mai andare in affanno. Dal punto di vista squisitamente tattico è stato un capolavoro, un primo tempo quasi da far vedere nelle scuole calcio o a Coverciano: pressing alto, marcature ad uomo, puntuali raddoppi, continue sovrapposizioni, tagli degli esterni, movimenti a tutto campo del centravanti, una padronanza nel palleggio che non si era quasi mai vista e che ha mandato in tilt un Frosinone che, statistiche alla mano, ha sbagliato quasi il 50% dei passaggi e che deve ringraziare soltanto l'imprecisione di Sprocati se non è andato sotto immediatamente.

Alla Salernitana di ieri non si può che tributare un applauso unanime; certo, la salvezza non è stata ancora raggiunta, non bisogna dimenticare le critiche del recente passato, ma dominare contro Ascoli ed Avellino e tener testa ad una delle più autorevoli candidate al salto di categoria è sicuramente un segnale incoraggiante per il futuro. Il dato interessante arriva dalla difesa, finalmente capace di non subire gol per due gare consecutive (quasi tre, purtroppo l'Ascoli andò a bersaglio con una carambola fortunosa al 95'): senza nulla togliere a Vitale, da quando il mister ha ridisegnato il pacchetto arretrato schierando Pucino a sinistra e Casasola a destra le cose sono nettamente migliorate e, pur perdendo qualcosa in termini di cross dal fondo, i granata sono equilibrati, compatti, fisicamente forti e mai in inferiorità numerica. Azzeccata anche la scelta di Monaco: nulla togliere a Mantovani che nel girone d'andata ha salvato spesso la Salernitana, ma contro Ciofani serviva un elemento strutturato, alto, che giganteggiasse nel gioco aereo. 

Il 4-3-3 propositivo di Colantuono è piaciuto soprattutto per 45 minuti: dinanzi a Radunovic (letteralmente rinato) hanno giocato, come detto, Casasola, Tuia, Monaco e Pucino, con Ricci in cabina di regia, Minala e Kiyine al suo fianco, Di Roberto e Sprocati in avanti e Bocalon punta centrale. Il 3-4-1-2 a trazione anteriore di Longo veniva ben disinnescato dalla Salernitana, eccezionale in fase di non possesso e coraggiosa nei raddoppi di marcatura. Kiyine, tanto per fare un esempio, seguiva come un'ombra il talentuoso Paganini restando terzino quando uno degli esterni bassi varcava la metà campo, Ricci e Minala avevano il compito di contenere Ciano e di limitarne il raggio d'azione, ma c'era sempre Tuia pronto a metterci una pezza in caso di difficoltà. Forse solo la prova dei due centrocampisti lasciava spazio a qualche dubbio; Ricci, pur sempre bravo a smistare palloni anche di prima sia a destra, sia a sinistra, talvolta perdeva l'uomo o si abbassava troppo sulla linea dei quattro, Minala- puntualmente rimbrottato da mister e compagni- risultava troppo lezioso e poco cattivo agonisticamente concedendo troppo campo a Beghetto e Maiello, fortunatamente assai meno dotati tecnicamente rispetto ai compagni. Come detto, però, nel complesso era una Salernitana davvero ben organizzata e l'occasione iniziale di Sprocati certificava la netta supremazia territoriale. Non ha attaccato moltissimo, ma quando lo ha fatto la squadra di Colantuono è stata un bel vedere: Sprocati ha fatto impazzire il diretto avversario e non a caso Longo ha chiesto a Maiello di raddoppiare, sull'out opposto bravissimo Di Roberto a puntare l'uomo saltandolo in verticale per creare superiorità numerica, altrettanto prezioso Bocalon che dettava ampiezza e profondità con una personalità forse mai vista quest'anno. Tutto davvero bello, una delizia per gli amanti della tattica. 

Nella ripresa, come prevedibile, approccio diverso del Frosinone e immediato tiro in porta di Dionisi sul quale Radunovic rispondeva presente: i progressi del portiere granata nascono anche da un maggiore dialogo con i compagni di reparto, cosa mai vista per larghi tratti della stagione. Nei secondi 45 minuti, pur abbassandosi abbastanza, la Salernitana era brava a soffrire senza mai andare in affanno e gli unici pericoli arrivavano nella zona di Casasola, meno attento rispetto al primo tempo e talvolta anticipato dal diretto avversario. Su un'azione assai pericolosa nasceva il pericolo più grande: proprio Casasola si lasciava scappare Ciofani che, tutto solo, si imbatteva nell'ennesima prodezza di Radunovic. Fuoco di paglia, però. Longo provava a conferire maggiore imprevedibilità ad una manovra lenta e sterile con Citro al posto di Dionisi, una sorta di 4-3-3 che diventava quasi 4-2-4 con l'uscita dell'impalpabile Paganini per Soddimo, altro ex della sfida. A quel punto Colantuono correva ai ripari guardandosi la pagnotta: fuori Sprocati (effettivamente in ombra nella ripresa, ma quando Ricci lo ha pescato tutto solo sul secondo palo sarebbe bastato indovinare lo stop per mandare in porta Bocalon), dentro Zito, poi Odjer per Di Roberto e Salernitana in campo con un 4-5-1 di contenimento e quotato alla ripartenza, ma senza mai ricorrere ai lanci lunghi. Altro segnale di personalità crescente, favorita anche dalla spinta eccellente del pubblico ospite. A quel punto, però, Kiyine si smarcava da compiti sfiancanti in fase di non possesso ed era più libero di agire tra le linee dettando il passaggio in orizzontale come spesso accaduto nelle ultime gare: i suoi tentativi dalla distanza, però, non facevano certo tremare Vigorito. L'occasione più ghiotta, però, era proprio per la Salernitana e sugli sviluppi di palla inattiva: bravi tutti i calciatori fisicamente possenti ad attuare i cosiddetti "blocchi", bravissimo Ricci a pescare Bocalon tutto solo, peccato che l'attaccante granata non abbia centrato il bersaglio per uno 0-1 che sarebbe stato meritato. A fine gara, comunque, applausi e consapevolezza che il lavoro del mister sta finalmente dando i frutti sperati.

Gaetano Ferraiuolo