Cuore, testa, carattere: Salernitana, non fermiamoci qui!

La prova di ieri apre il dibattito: rammaricati o rinvigoriti?

Salerno.  

Una premessa è assolutamente necessaria: fare voli pindarici dopo il pareggio conquistato ieri pomeriggio e ipotizzare scenari che vadano oltre la tranquilla salvezza sarebbe azzardato e utopistico, ancor di più perché significherebbe rinnegare anche le critiche rivolte alla squadra all’indomani della doppia sconfitta contro Spezia e Parma. Così come, però, si sottolinea ciò che non funziona, è altrettanto legittimo applaudire unanimemente una squadra che, nelle ultime tre giornate, ha giocato al calcio in modo quasi perfetto asfaltando l’Ascoli in scioltezza, vincendo il sentitissimo derby con l’Avellino archiviandolo in 18 minuti e strappando un prezioso 0-0 allo Stirpe al termine di una prestazione impeccabile, sontuosa, quasi da manuale del calcio. Erano mesi che non si vedeva una Salernitana così autorevole in campo, pur affrontando un avversario più forte, ma che è stato disinnescato dalle strategie di Colantuono e dal cuore di un gruppo di calciatori evidentemente pungolato nell’orgoglio dopo i fischi di 20 giorni fa e che ha saputo fare quadrato anteponendo a tutto l’interesse della maglia granata. Nessuna squadra, allo Stirpe, ha giocato con quella personalità: primo tempo da antologia, con raddoppi di marcatura, pressing asfissiante, distanze giuste tra i reparti, terzetto offensivo in costante movimento e una difesa insuperabile anche grazie alla bravura del rinato Radunovic. Nella ripresa la Salernitana ha saputo soffrire senza andare mai in affanno, respingendo al mittente gli assalti del Frosinone e sfiorando una vittoria che nel complesso avrebbe meritato con un colpo di testa di Bocalon a lato di un soffio. E pensare che i ciociari si sono aggrappati agli episodi arbitrali, chiedendo un rigore assolutamente inesistente e dimenticando che Dionisi, tanto per fare un esempio, andava espulso per reiterate proteste e per un bruttissimo fallo in avvio su Pucino. Del resto forse da quelle parti hanno dimenticato la direzione di Pasqua del campionato scorso: fossimo in Longo ci chiederemmo come sia possibile non essere già in fuga con una rosa così competitiva, nettamente superiore alla concorrenza.

Tornando ai fatti di casa nostra, difficile individuare un uomo copertina, tutti hanno fornito un contributo determinante ripagando l’affetto di una tifoseria numerosa, calorosa e che ha permesso al cavalluccio marino di giocare praticamente in casa. In 1300 hanno cantato, spinto e sostenuto la squadra del cuore incessantemente, con enorme senso di appartenenza e un coinvolgimento emotivo d’altri tempi, con quello sguardo rivolto al cielo nel ricordo commosso dell’avvocato Giampiero Naddeo che ci ha lasciato troppo presto e che buona parte della sua vita l’ha dedicata proprio ai colori granata. L’immagine più bella della gara è rappresentata dall’abbraccio collettivo nel post partita, come se finalmente staff tecnico, squadra e pubblico avessero stretto un patto di ferro utile ad accantonare divergenze e contestazioni in nome del bene che era e resta la salvezza della Salernitana. Una Salernitana che, ragionando a mente fredda, sta disputando nel complesso un buon campionato: vincere due derby, fermare quasi tutte le big, conquistare 12 risultati utili di fila, contare su una coppia da 20 gol in gare ufficiali significa essere presenti ed ambiziosi, non certo voler vivere di anonimato o recitare un ruolo di comparsa. Da questa riflessione scaturisce un interrogativo che forse non troverà mai risposta: lo 0-0 di ieri aumenta il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato o deve semplicemente acuire l’autostima per arrivare quanto prima alla fatidica quota dei 50 punti per programmare un futuro ancora più importante in concomitanza dell’anno del centenario?

Difficile dirlo, ma probabilmente le emozioni di questa stagione saranno comprese maggiormente a salvezza raggiunta e, chissà, quando si passerà nuovamente nella zona sinistra di una classifica ancora troppo corta e che impone di vincere domenica prossima, quando all’Arechi arriverà il Novara di Daniele Sciaudone e degli ex mancati Di Carlo e Maniero. Osso duro, certo, ma la Salernitana vista ieri può giocarsela davvero alla pari con tutte. A patto, però,che ci sia l’Arechi delle grandi occasioni. La scorsa settimana in 15mila spinsero i granata verso il successo nel derby ricreando quel clima bolgia che può fare la differenza più delle parate di Radunovic e dei gol di Bocalon. Accadrà la stessa cosa anche in un autentico scontro salvezza, da vincere assolutamente alla vigilia di due trasferte apparentemente proibitive come quelle contro Empoli (battuto all’andata con 9 titolari fuori) e Bari? La speranza è questa, del resto se dominare a Frosinone non è servito a convincere anche i più scettici...

Gaetano Ferraiuolo