"Non vogliamo essere succursale della Lazio" hanno detto spesso i tifosi della Salernitana storcendo il naso ogni qual volta la proprietà ha deciso di dirottare a Salerno qualche prodotto del vivaio biancoceleste, accogliendo con un pizzico di scetticismo calciatori che, altrove, hanno invece dimostrato tutto il proprio valore. Il dilemma era sempre lo stesso: come può essere motivato un giocatore sapendo che il suo futuro sarà comunque lontano dall'Arechi e con la maglia della Lazio cucita addosso? In effetti, almeno nelle prime stagioni, da questo punto di vista le cose non sono andate benissimo e i vari Iannarilli, Berardi, Sbraga, Adeleke, Emmanuel, Denè, Zampa, Ricci, Luciani, Prce e Tounkarà non sono riusciti a lasciare un segno tangibile proseguendo la propria carriera in Lega Pro o addirittura all'estero. Solo Tuia e in parte Mendicino e Perpetuini (che oggi fa il dentista e ha appeso le scarpette al chiodo) hanno saputo conquistare il cuore di buona parte della tifoseria, convinta che la proprietà dovesse puntare sui giovani del vivaio o comunque attingere anche da altri club blasonati. Dall'avvento di Fabiani nel gennaio del 2014 ad oggi qualcosa è cambiato, con lo stesso ds che nella sua prima conferenza stampa sottolineò che "la società non impone nessuna scelta, prenderemo giocatori dalla Lazio soltanto se saranno funzionali al nostro progetto. Non siamo succursale di nessuno, Lotito e Mezzaroma sono fautori del concetto di senso di appartenenza"
I fatti hanno dato ragione al ds che, nelle stagioni successive, ha portato a Salerno insieme a Lotito e Mezzaroma giocatori di maggior talento e che ora stanno facendo le fortune di Inzaghi in serie A. Tra questi c'è Alessandro Rossi che, contrariamente a qualche ex laziale, sta giocando pensando esclusivamente alla Salernitana senza farsi condizionare dalla situazione contrattuale. Nell'intervista di ieri sera rilasciata in esclusiva durante la trasmissione Granatissimi in onda ogni martedì su OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre) le sue parole sono state emblematiche: "Di Salerno mi ha colpito tutto positivamente. Quando la Lazio mi ha convocato in sede per propormi la Salernitana non ho esitato neanche un minuto: qualcuno mi diceva che è una piazza difficile per i giovani, io invece mi sento onorato e fortunato. Le pressioni rappresentano uno stimolo, ho capito sulla mia pelle che il direttore sportivo Tare aveva ragione quando mi disse che fare 15 partite in una piazza da serie A come la vostra equivaleva a farne 100 altrove. Mi ha dato un consiglio prezioso, non lo avessi ascoltato avrei ammirato l'Arechi soltanto da avversario. Del resto oggi Strakosha e Luiz Felipe sono titolari in A anche grazie al percorso di crescita fatto a Salerno. Il mio futuro? Decidessero di mandarmi ancora in prestito in B, Salerno sarebbe la priorità". Parole tutt'altro che di circostanza, con ringraziamento a Lotito ("Per lui parlano i numeri, dopo qualche anno di assestamento sono convinto che porterà la Salernitana in serie A), Bollini, Colantuono, alla dirigenza granata e alla tifoseria che coccola un gioiello scuola Lazio, ma col cuore ormai per metà granata.
Gaetano Ferraiuolo
