Non sarà stata certo la prestazione più bella della sua gestione, ma nel calcio contano numeri e risultati e la Salernitana, ieri pomeriggio, ha avuto il gran merito di calarsi nella realtà della categoria e dell’obiettivo disputando una gara accorta e intelligente, gestendo il ritmo a piacimento, rischiando il giusto contro un discreto Novara e capendo che, per potenziale tecnico e organizzazione tattica, avrebbe potuto trovare il gol da un momento all’altro. La soddisfazione per un allenatore è ancora maggiore se la rete della vittoria scaturisce da uno schema provato in allenamento, con il movimento in “terzo tempo” di Tuia e il “blocco” da parte di Monaco e Casasola sui più possenti marcatori avversari. Tutto bello, tutto studiato in settimana analizzando con immagini e video pregi e difetti della difesa biancazzurra, quasi mai impensierita nell’arco della gara, ma punita nel suo momento forse migliore.
Sul piano prettamente estetico, Salernitana-Novara è stata una partita bruttina, a tratti noiosa, tra due avversari che si sono rispettati e che quasi giocavano a specchio. Nei primi 25 minuti del primo tempo indubbiamente i piemontesi hanno giocato meglio, imbrigliando i granata con un 4-3-3 camaleontico e in grado di trasformarsi sia in 4-4-2 in fase di non possesso, sia in 4-3-1-2 quando bisognava ripartire per creare la superiorità numerica. Tutto grazie all’estro della mina vagante Sansone, sempre pronto a dettare il passaggio tra le linee e ad allargare il gioco favorendo la sovrapposizione dell’esterno. Un palleggio scolastico, elementare, ma che è bastato per creare qualche imbarazzo alla Salernitana, teoricamente in campo con il 4-3-3, ma talvolta schierata con un vero e proprio 4-5-1 per creare densità in mediana e trasformare rapidamente l’azione da difensiva ad offensiva.
Come detto nel primo tempo Di Carlo batteva di misura il collega Colantuono sulla gestione tattica: il Novara limitava il gioco esterno dei padroni di casa pur non disponendo di un terzino destro, riusciva a penetrare pericolosamente nell’area di rigore campana sfruttando appieno il perenne movimento di Di Mariano e peccava soltanto di precisione al momento dell’ultimo passaggio. Non a caso proprio gli ospiti creavano i primi pericoli, dapprima colpendo una clamorosa traversa sugli sviluppi di un corner (nella circostanza disattento Monaco, unico errore della sua partita), poi con una conclusione ben disinnescata da Radunovic. Con il passare dei minuti la Salernitana provava a mettere in pratica i dettami del mister: fraseggio palla a terra, manovra laboriosa orizzontale e verticale, ricerca costante della profondità con Bocalon, esterni offensivi a piedi invertiti e assai sacrificati in fase di non possesso.
Assodata la difficoltà a calciare in porta, la formazione di Colantuono iniziava a provarci dalla distanza grazie ai puntuali inserimenti di Ricci, sempre nel vivo del gioco, ma spesso impreciso. Lo 0-0 dopo 45 minuti racchiudeva una sfida vissuta nell’attesa dell’errore dell’altro, con tanta attenzione delle difese e attaccanti dediti al sacrificio piuttosto che all’offesa. Nella ripresa la prima mossa era di Di Carlo che, per tamponare le scorribande mancine di una Salernitana più propositiva a sinistra con l’ingresso forzato di Vitale, toglieva Sansone optando per un esterno. Proprio in quel momento i granata trovavano il gol, con un preciso colpo di testa di Tuia: nulla poteva l’attento Montipò, pochi minuti prima provvidenziale su Minala. Lì cambiava la partita, con Di Carlo che gettava nella mischia Macheda e Maniero puntando più sulla fisicità che sulla rapidità, anche perché alla lunga Puscas è stato letteralmente annullato dalla difesa di casa.
Pur provando a proporsi in avanti, il Novara palesava scarsa lucidità negli ultimi 20 metri, mentre la Salernitana cambiava atteggiamento tattico: passaggio al 5-3-1-1, con Popescu centrale insieme a Monaco e Tuia, Vitale e Casasola esterni, Ricci in cabina di regia affiancato da Minala e Kiyine e Rosina alle spalle di un Bocalon in versione Coda, poco lucido sotto porta (ma con un palo a carico), ma bravissimo a fare a sportellate e a mantenere alta la squadra .Kiyine era l’uomo determinante dal punto di vista tattico: ogni qual volta la Salernitana recuperava palla, si allargava sia a destra, sia a sinistra per creare superiorità numerica e ripartire senza affidarsi ad inutili lanci lunghi, tutto sotto il vigile sguardo di un Colantuono mai così scatenato e in versione direttore d’orchestra. L’1-0 finale certificava la supremazia granata, ma anche la capacità di maturare e di leggere le gare: ieri c’era poco spazio per lo spettacolo, era fondamentale vincere e dare definitivamente un calcio alla zona retrocessione.
Gaetano Ferraiuolo
