Quando sabato sera abbiamo trattato l'argomento abbiamo riscontrato sui social una certa partecipazione, con una netta divisione tra due opposte correnti di pensiero, ma la concomitante consapevolezza che i freddi numeri non ammettono repliche. Dopo averlo rimarcato a poche ore dalla sfida col Novara, lo facciamo anche oggi, dopo aver "ammirato" uno stadio vuoto come accadeva soltanto in D e in Seconda Divisione e popolato soltanto da quelle persone che per dodicesimo uomo hanno deciso di esserlo per davvero, 365 giorni all'anno e non a chiacchiere o dietro una tastiera. In una delle domeniche forse più tristi dell'anno, spicca il sorriso dello zoccolo duro, di quella gente che non si aggrappa a nessun alibi, che non aspetta sconti sui biglietti, che vive con partecipazione emotiva ogni evento sportivo a patto che in campo scendano undici magliette granata. Inutile girarci intorno: quello dei 20mila dell'Arechi è falso mito sfatato da tempo e la realtà parla di una base di partenza che non supera le 7-8mila unità, davvero troppo poche per una piazza che pretende sempre tanto dimenticando da dove sia ripartita, ma che non sta affatto dimostrando il suo enorme potenziale. Ultras, gruppi organizzati, provincia e tifosi residenti in altre regioni meriterebbero un aggettivo apposito per essere identificate: non esistono parole per elogiare queste persone che, sotto la pioggia, con la neve o a 900 chilometri da casa, indossano con fierezza e senso di appartenenza la sciarpa granata, che di punti in classifica ne aggiungono tanti ogni anno e che, allo stesso tempo, sono legittimati a criticare- dal vivo, non dietro una tastiera- quando le cose non vanno per il verso giusto. Quelli di ieri, come sempre determinanti, erano gli stessi che hanno scosso l'ambiente dopo il ko con il Parma destando dal torpore i giocatori e facendo capire a tutti cosa significhi giocare a Salerno e vestire quella maglia: sono quelli che andranno ad Empoli, poi a Bari e che, a fine anno, non aspetteranno altro che l'inizio di un nuovo campionato.
Tutti quanti gli altri, trasferta del San Nicola a parte, hanno già terminato il loro anno sportivo, in nome del tormentone "non ci giochiamo nulla" e di quel "galleggiamento" tanto temuto, ma che cozza con una realtà che parla di terzo anno di B più che dignitoso dopo aver vinto in tempo record tutto quello che c'era da vincere. Anche grazie al pubblico, sia chiaro. In molti hanno dimenticato che ieri era in palio una mezza fetta di salvezza e una mancata vittoria avrebbe tremendamente complicato i piani alla vigilia di due partite tostissime fuori casa: altro che assenza di obiettivi e motivazioni, contro il Novara la caccia al biglietto doveva essere, se possibile, ancora più lampante rispetto al derby. E' chiaro che dappertutto funziona così, con spalti pieni quando c'è la grande gara e meno popolati in partite apparentemente meno affascinanti. Perdere, però, 10mila persone in 15 giorni, per di più dopo la super prestazione di Frosinone, giustifica ampiamente il disappunto di un presidente, Lotito, "colorito" quando si esprime, ma che difficilmente sbaglia nei contenuti. Se una piazza pretende il massimo, deve dare il massimo. Quando invece la media spettatori non supera le novemila unità e i dati sono inferiori a quelli della D e della C2, evidentemente si è innamorati dell'obiettivo e non della squadra ed è giusto che un patron che investe soldi- non chiacchiere- faccia le dovute riflessioni.
"Saremmo stati 15mila con obiettivi diversi" rimarcava qualcuno in tribuna ieri pomeriggio, tutto giusto e coerente se ci fossero stati 6mila spettatori anche per il derby con l'Avellino. Troppo facile venire allo stadio una volta all'anno e poi destabilizzare criticando chiunque comodamente seduti sul divano. Che una minima parte di tifosi possa essersi allontanata per motivi economici, di motivazioni o per una parte di campionato deludente ci può stare, ma contro l'Avellino la situazione era ancora peggiore, eppure tutti si sono riscoperti innamorati follemente della Salernitana. La differenza sta tutta nella lettura dei social, cartina al tornasole e cassa di risonanza di un problema forse sottovalutato, ma che invece va rimarcato: i 6mila presenti si godono la vittoria, postano il video dell'abbraccio con la squadra e si proiettano alla prossima partita, gli altri si trincerano dietro il silenzio trovando il pelo nell'uovo ("Ora ci faremo scappare anche Tuia" o "Se l'anno inizia con Bellomo, vuol dire che si parte male" due delle frasi più gettonate, un "processo alle intenzioni" e la bocciatura di un calciatore che si trova contestato ancor prima di firmare) e aspettando di poter riemergere dagli abissi dopo la prima sconfitta. Se la mentalità è questa, ben venga che all'Arechi ci siano seimila persone. Altrimenti tutti facciano una riflessione seria per non vivere nel deserto le prossime gare di campionato. La società magari potrebbe attivarsi con ulteriori iniziative rivolte soprattutto ai giovani, ma il grosso tocca alla piazza, a chi pretende, vede disegni dappertutto (il "non vogliono salire appositamente per la regola sulla multiproprietà" è cantilena ormai diventata quasi divertente, a proposito...ma il derby con l'Avellino non doveva essere perso per motivi elettorali'?), si diverte sui social quasi godendo- e purtroppo una sparuta minoranza c'è- quando le cose non vanno bene pur di riproporre il famoso "io l'avevo detto" che di costruttivo non ha assolutamente nulla.
Oggi il tifoso occasionale è esperto di diritto sportivo, marketing, strategie comunicative e mercato e prima di venire allo stadio valuta i rinnovi contrattuali, il valore economico del parco giocatori, l'investimento sul settore giovanile, la tonalità della maglietta, il nome del calciatore acquistato e il blasone dell'avversario, come se la Salernitana dovesse vincere e sempre a prescindere (e se lo fa, ovviamente, è demerito dell'avversario) Lo zoccolo duro, invece, questi problemi non se li è mai posti e con fierezza è sempre lì, al proprio posto, a fare ciò che spetta al pubblico: sostenere la squadra del cuore. Arrabbiandosi, contestando se necessario, rimarcando cosa non va, vivendo di eccessi, ma senza mai dimenticare che l'amore è un sentimento autentico e chi ama non può stare lontano dalla propria metà. Il resto sono solo "amici a convenienza" che contro l'Avellino postavano foto su facebook per moda e che ieri, alle 17, forse avranno chiesto a qualche vicino: "Scusi, ma che ha fatto la Salernitana?". E basta anche dire "ma il Crotone e il Sassuolo stanno in A senza tifosi", rapportandosi a chi sta peggio. In Lega Pro il Lecce ha una media spettatori superiore, il Foggia e il Cesena rischiano di retrocedere, ma in casa ci sono mediamente 11mila spettatori. Se poi si pensa che Salerno Calcio-Monterotondo ha riscosso più successo di Salernitana-Novara....
Chiudiamo questo articolo parlando di tre persone: ieri allo stadio sono giunti appositamente un grandissimo tifoso dall'America, Andrea dall'Emilia Romagna e Nunzio, uno che segue i granata da oltre 70 anni. I primi due, pur macinando centinaia e centinaia di chilometri, hanno manifestato un senso di appartenenza superiore a chi vive a Salerno, ma preferisce le big della A o una domenica con gli amici. Il terzo, conosciutissimo, ogni volta piange come un bambino al sol vedere 11 magliette granata in campo, fosse anche per il riscaldamento. Loro hanno visto 30 anni di C senza mai abbandonarla, loro amano a prescindere senza chiedere nulla in cambio, loro meritano la massima serie e potranno dire di aver contribuito alla scalata. Perchè il sentimento autentico va oltre ogni cosa, è una passione che non si può spiegare. Quando i più giovani, dunque, si sentono "stanchi" di vivacchiare e pretendono tutto, facciano due chiacchiere con chi la storia l'ha conosciuta e l'ha vissuta davvero e prenda esempio da questi tre grandi personaggi...
Gaetano Ferraiuolo
