Dopo aver parlato dei migliori, dei peggiori e delle meteore, ci concentriamo ora su quei calciatori che, una volta transitati per Salerno, non sono riusciti ad esprimere il massimo del proprio potenziale riscoprendosi però autentici fuoriclasse una volta andati via dalla Salernitana. Che sia colpa degli allenatori, che spesso hanno effettuato scelte cervellotiche, di una piazza troppo esigente o delle società che li hanno fatti andar via poco importa, la storia insegna che tanti calciatori di spessore e che negli anni successivi hanno fatto carriera a livello europeo non sono purtroppo riusciti a far sognare la platea dell'Arechi. Molinaro è uno dei tanti esempi, un difensore che veniva etichettato come uno "incapace anche solo di fare un cross", ma che ha giocato stabilmente in Champions ed Europa League indossando maglie prestigiose come quelle dello Stoccarda e della Juventus. Anche Donnarumma e Nalini, tanto per non andare troppo indietro con la memoria, avrebbero potuto aprire un ciclo a Salerno, ma sono stati persi a parametro zero: il primo è ad un passo dalla serie A con l'Empoli e in otto mesi ha segnato quanti gol ha fatto a Salerno in due stagioni, il secondo ha contribuito alla salvezza del Crotone con una doppietta proprio contro la Lazio del presidente Lotito. La speranza è che non diventi un rammarico anche Rodriguez, uno che da riserva ha segnato 4 gol in 4 partite in quel di Empoli timbrando il cartellino anche oggi pomeriggio a Foggia dopo aver fallito chance a porta vuota ai tempi della Salernitana. Era molto forte anche Marc Andrè Zoro, uno che giganteggiava nel reparto difensivo, ma che fu ceduto dal presidente Aliberti al Messina per monetizzare al massimo prima dell'imminente retrocessione in C1 che ne avrebbe fatto abbassare il prezzo del cartellino. Il discorso potrebbe estendersi anche al settore giovanlle capitanato dalle precedenti società e che vedeva in CIro Immobile e Danilo D'Ambrosio due dei pilastri dal futuro assicurato, gente che ancora oggi è nel giro della Nazionale maggiore, ma che in prima squadra non è mai arrivato.
Quale dunque l'undici dei "rimpianti"?: Tra i pali non possiamo che schierare Thomas Strakosha, obiettivamente acerbo, timido ed impacciato a Salerno e autore di diversi errori che sono costati punti pesantissimi. Se, però, guidi la porta di una squadra che lotta per la Champions e per l'Europa League, alzi un trofeo e giochi una finale di coppa Italia lasciando il campo tra gli applausi del pubblico e con un 7 in pagella in media evidentemente non sei così scarso come sembrava tutto acuito anche dalla pessima gestione Torrente che lo alernava con Terracciano, non certo il top visto da queste parti negli ultimi tempi. Guida la difesa Rigobert Song, in gol all'esordio in A contro la Roma dinanzi a 12mila tifosi granata e poi incomprensibilmente accantonato da Delio Rossi che, quell'anno, di errori ne ha commessi a dismisuira contribuendo indirettamenet alla retrocessione di una squadra che, con una guida tecnica diversa, negli ultimi mesi viaggiò ad una media quasi da coppa Uefa battendo Inter, Juventus e Bologna in scioltezza e senza subire gol. Al suo fianco Luiz Felipe, titolare inamovibile della Lazio, indicato da Tare come "il futuro De Vrj), ma mai preso in considerazione da Bollini a favore di un Tuia altalenante. Un qualcosa di inspiegabile, soprattutto perchè il trainer di Poggio Rusco aveva sempre dimostrato coraggio e bravura con i giovani. I terzini non possono che essere Sardo e Marchese, senza appello bocciati dal pubblico salernitano, sostituiti dalla società in corso d'opera rispettivamente da Molinaro e Fatic, ma per 10 anni stabilmente in serie A e da protagonisti.
A centrocampo non possiamo non inserire Daniele Sciaudone, considerato da Torrente "il centrocampista più forte della serie B, per qualche motivo non è riuscito ad esprimersi a Salerno e questo è un peccato perchè uno come lui sa fare praticamente tutto e può fare la differenza" e, ironia della sorte, a segno immediatamente nel giorno del suo passaggio allo Spezia, ironia della sorte contro la Salernitana favorito da una papera- una delle tante- di Pietro Terracciano. Al suo fianco due talenti arrivati a Salerno giovanissimi, ma che hanno avuto una permanenza assai breve: Franco Semioli (poi colonna di Fiorentina, Vicenza e Torino) e Luca Paganini, che ha trascinato il Frosinone dalla C alla A, ma che fu scartato da Carlo Perrone nel ritiro di Fiuggi. Il tridente offensivo è roba da pelle d'oca, un trio scartato da Zeman come confermò Aliberti negli anni successivi: stiamo parlando di Iaquinta, Esposito e Mascara, quest'ultimo autore di due gol in 25 minuti giocati contro Catania e Sampdoria e costretto ad esultare sotto la Sud sapendo di dover vestire, 24 ore dopo, la maglia del Palermo.
Gaetano Ferraiuolo
