Storia granata, Visentin: «La morte di Plaitano una tragedia»

L'ex centravanti degli anni '60 protagonista con Capone e Novelli al club Mai Sola.

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Salerno.  

Hanno vissuto Salerno e la Salernitana in epoche diverse. Ma in comune hanno ricordi scolpiti nel cuore che fanno parte del grande libro della quasi centenaria storia del cavalluccio marino. Oliviero Visentin, Antonio Capone e Raffaele Novelli li hanno raccontati questa sera in occasione di “Cent’anni Salernitana”, incontro che rientra nel ciclo di appuntamenti organizzati dal club Mai Sola per celebrare il percorso di avvicinamento al centenario della signora del calcio cittadino. Nella sede di via Mario Pagano gli ex granata hanno riavvolto il nastro, raccontando aneddoti legati alla loro esperienza alla Salernitana. «Venni qui nel 1960 a fare un’amichevole con la Lazio, mi chiesero se volevo andare a farmi le ossa a Salerno. Accettai e ci sono rimasto per tutta la vita», ha ricordato Visentin, centravanti ch’era in campo al Vestuti anche in quella tragica domenica del 1963 che macchiò per la prima volta di sangue il mondo del calcio con la morte di Giuseppe Plaitano. «Non dimenticherò mai quei momenti. Perdevamo 1-0 contro il Potenza, sul finire di gara fui atterrato in area di rigore ma l’arbitro lasciò giocare. Quell’episodio scatenò l’inferno, la gara fu sospesa e noi scappammo negli spogliatoi. Poi venimmo a sapere quanto era accaduto, provammo una sensazione bruttissima».

Ricordi impressi nella mente anche di Antonio Capone, all’epoca ragazzino di dieci anni che avrebbe indossato la maglia granata a inizio degli anni ’70. Cresciuto nel settore giovanile della Salernitana, l’attaccante ha svelato un curioso aneddoto su come si materializzò la sua cessione all’Avellino nella stagione 1976. «Ci fu una trattativa tra i presidenti Vessa e Sibilia ma inizialmente non fu trovato l’accordo per il trasferimento. Che, successivamente, si è materializzato per un debito in quanto la Salernitana prese due calciatori dall’Avellino e avrebbe dovuto pagare 110 milioni. Fu inserita una clausola che se per il 1° aprile non sarebbero stati pagati questi soldi, la società irpina avrebbe avuto diritto a un calciatore. A luglio mi arrivò la convocazione sia per il ritiro della Salernitana che per quello dell’Avellino. Chiamai in Lega a Milano e mi dissero che dovevo aggregarmi ai biancoverdi».

Epoca diversa l’ha vissuta in granata Raffaele Novelli che ha allenato sia il settore giovanile del cavalluccio marino che la prima squadra. Il tecnico ha evidenziato il rapporto viscerale tra la sua famiglia e la Salernitana, ricordando quella stagione in cui gli fu affidata la guida del cavalluccio marino insieme a tanti altri salernitani.

Alla serata ha partecipato anche il poeta Alfonso Gargano che ha presentato una poesia inedita dedicata al Centenario.