Salernitana, altro che succursale: zero innesti dalla Lazio?

La colonia biancoceleste a Salerno non ha mai lasciato il segno, solo Tuia ancora in organico

Salerno.  

La vicenda Inzaghi che tenne banco esattamente un mese fa pose alla ribalta un’annosa querelle che ha diviso da sempre i tifosi salernitani. “Non vogliamo essere una succursale della Lazio” il parere più diffuso, soprattutto dopo la scelta di Lotito di dirottare il giovane tecnico sulla panchina biancoceleste a causa del clamoroso e polemico dietrofront di mister Bielsa. Social network e siti internet furono letteralmente presi d’assalto dalla torcida granata, convinta che solo seguendo un percorso autonomo si possa puntare al massimo risultato. “Il senso di appartenenza è un valore che rivendichiamo, Salerno non sarà mai succursale di nessuno e questo è un problema più mediatico che sostanziale” disse Marco Mezzaroma nel giorno della presentazione di Sannino, quasi scocciato per le polemiche- legittime- dei giorni precedenti. Sarà un caso, ma da quel momento in poi la situazione è completamente cambiata e tutti i giovani laziali in viaggio verso Salerno sono stati collocati altrove. Uno su tutti Gianluca Pollace. Fabiani, infatti, pur favorevole al suo ritorno, aveva chiesto a Lotito di fargli firmare con la Salernitana un contratto biennale: si sarebbe trattato, dunque, di un trasferimento a titolo definitivo, non del solito prestito secco. “No, va a Gubbio” la risposta di Lotito, convinto che il suo pupillo potesse trovare maggiore spazio in terra umbra rispetto a Salerno. La sensazione, dunque, è che il cosiddetto “cordone ombelicale” con la casa madre sia stato finalmente tagliato e che, anche grazie alla bravura del ds, si stiano avviando contatti con tutte le società di A che, nel proprio vivaio, dispongono di giovani di grandissimo spessore e che possono fare al caso della Salernitana. Sei mesi fa toccò a Bagadur, ora sono arrivati Cenaj e Mantovani (rispettivamente da Chievo e Torino) e sono fitti i contatti con Fiorentina e Sassuolo. Lo stesso Iliadis è un under di grande personalità e prospettiva, pronto a dimostrare alla società di avere i mezzi per poter difendere i pali granata nelle prossime stagioni malgrado l’età.

Dal 2011 ad oggi la storia insegna che la colonia laziale dirottata a Salerno non ha avuto grossa fortuna. Fatta eccezione per Alessandro Tuia, infatti, nessuno è riuscito a strappare la riconferma per più stagioni consecutive e la maggior parte dei ragazzi sfornati dal settore giovanile biancoceleste si trova ancora a gironzolare sui campetti di Lega Pro o serie D. Solo Perpetuini e Mendicino hanno offerto un rendimento accettabile, in molti casi, invece, parlare di flop non è certo azzardato. Dall’eterna promessa Zampa ai portieri Berardi e Iannarilli passando per i vari Adeleke, Denè, Emmanuel, Sbraga, Capua e Ricci, tutti bravi ragazzi che sognavano di arrivare alla Lazio, ma che sono stati inevitabilmente bocciati. L’anno scorso, invece, media voto molto bassa per Strakosha e Oikonomidis, troppo fumoso e mai decisivo. Detto di Pollace, non hanno lasciato tracce Prce, oggetto misterioso, e Tounkarà, anche Ronaldo ha alternato prove sufficienti ad altre da dimenticare e non a caso Sannino ha deciso di non farlo tesserato pur sussistendo una situazione di emergenza a centrocampo. Gli unici due giocatori che Lotito pensava di girare alla Salernitana in prestito erano Lombardi e Murgia: il primo è vicino alla Sambenedettese, il secondo è sotto stretta osservazione di Inzaghi e potrebbe addirittura restare a Roma. Peccato che i migliori non siano mai arrivati a Salerno: da Keita a Cataldi arrivando a Braafheid e Morrison, gente che avrebbe innalzato il tasso tecnico della rosa, ma che Lotito non è riuscito a convincere. Cambiano, dunque, le strategie di mercato: non per il discorso “succursale”, ma perchè a Salerno i laziali non hanno quasi mai lasciato il segno.

Gaetano Ferraiuolo