E' stato leader e capitano di una Salernitana che ha fatto innamorare tutti non solo per gli ottimi risultati sportivi, ma anche per la coesione di un gruppo che rinunciò a tantissimi soldi pur di onorare la maglia granata. Il sogno si infranse in quella maledetta finale play off contro il Verona, battuto per 1-0 a Salerno dopo lo 0-2 dell'andata. Per ricordare le emozioni della doppia sfida del 2011 la redazione di Granatissimi.Ottopagine ha contattato Dino Fava, giocatore di straordinario spessore umano e di ottime doti tecniche:
Salernitana-Verona, 5 anni dopo...
"So che a Salerno c'è grandissima attesa, la voglia di rivincita è tanta dopo 5 anni e mi dispiace non poter essere all'Arechi a causa di un matrimonio. Non discuto assolutamente le potenzialità del Verona, ma le motivazioni possono fare la differenza e giocare in quello stadio è difficile per tutti. Sarà una gara spettacolare, aperta ad ogni tipo di pronostico".
La voglia di riscatto contro la qualità del Verona: partire troppo forte è un rischio? Come si gestiscono queste gare?
"Sannino è un allenatore intelligente, saprà bene quello che è necessario fare. Partire a 3000 è un handicap: da un lato puoi mettere subito in difficoltà l'avversario, dall'altro rischi di calare progressivamente e, in quel caso, la qualità superiore del Verona emergerebbe appieno. La Salernitana, tuttavia, ha rinforzato molto la rosa e credo che in casa possa battere chiunque: guai a dire che il Verona è favorito, nel calcio di oggi non esistono gare dall'esito scontato".
Da ex grande attaccante cosa pensi di Coda e Donnarumma?
"Mi piacciono molto entrambi, si integrano benissimo ed hanno qualità importanti per la categoria. Hanno fatto bene a restare a Salerno ancora per un anno, ci sono i presupposti per essere protagonisti in una grandissima piazza. Con Rosina alle spalle, poi..."
Veniamo a quella partita e ai suoi protagonisti. Partiamo da Mandorlini...
"In realtà sarebbe meglio dimenticare. Battute a parte, da un allenatore non mi aspettavo comportamenti del genere. Mi dispiace molto che non si sia comportato bene, ma nel calcio e nella vita la ruota gira e bisogna stare sempre attenti a come si parla: sognava di restare a vita sulla panchina del Verona, alla fine è stato esonerato da ultimo in classifica".
Cala, Di Bello, Mandorlini: chi butteresti da un'ipotetica torre?
"Bella domanda, se possibile tutti e tre. Con Cala ricordo una serie di aneddoti incredibili, ci spiegava le tattiche per fare gol. Di Bello arbitrò la partita d'andata, contraddistinta da episodi vergognosi come quei due rigori che decisero la contesa. Di Mandorlini ho già detto troppo, chiudiamo proprio questo argomento e andiamo avanti: quello che conta è che la Salernitana vinca domenica anche per chi giocò quella partita"
A questo proposito è sempre piacevole ricordare l'unione di quel gruppo: dal rischio messa in mora ad una squadra in lacrime per la sconfitta pur non percependo un euro...
"Fu un'annata triste per l'epilogo, ma straordinaria nel complesso. La partenza fu negativa, la società navigava in cattive acque e i tifosi, non sapendo tante cose, se la prendevano con noi fischiandoci durante le partite. A quel punto decidemmo di fare un comunicato in cui spiegavamo la verità: non ci pagavano, scendevamo in campo con la mente rivolta ad una serie infinita di problematiche indipendenti dalla nostra volontà. Non potevamo tradire l'affetto di quella gente e, dopo qualche giorno, ci riunimmo nello spogliatoio e prendemmo una decisione: giocare gratis per la Salernitana, portarla in B per convincere imprenditori nuovi a scommettere sul progetto e su un gruppo di calciatori che amava davvero la maglia granata. Non bastò, ma forse ripartire da zero con Lotito e Mezzaroma è stato meglio".
Ad Alessandria una delle gioie più grandi della tua carriera?
"Assolutamente sì. Partivamo dall'1-1 casalingo e perdevamo 1-0, ma attaccare sotto quella curva ci diede la spinta necessaria per credere nel miracolo. C'erano 1000 salernitani, gente che era partita di notte per essere lì ad Alessandria e non volevamo deluderli: ci hanno sostenuto, ci abbiamo creduto, l'abbiamo vinta insieme. Poi al mio fianco c'erano due giovani forti come Ragusa e Fabinho, era tutto più semplice".
Lombardi vi ha mai detto grazie per aver giocato gratis?
"Assolutamente no, anzi andrebbe aggiunto alle persone da buttare giù in quell'ipotetica torre. Negli ultimi colloqui si arrabbiava addirittura, ci invitava a pensare solamente al campo e alle partite. Poi non lo abbiamo più sentito, ma ciò che conta è aver fatto capire alla gente che uomini componevano quello spogliatoio. Provai a tornare anche in D, la società nuova fece altre scelte: ora seguo la Salernitana come tifoso, domenica spero in una grande vittoria per chiudere i conti col passato".
Gaetano Ferraiuolo
