Angelo Gregucci è doppio ex di Salernitana e Vicenza: è stato tecnico dei campani nella B 2004-05 e nella seconda metà del torneo di Prima Divisione 2013-14, mentre ha guidato i veneti per due stagioni e mezzo, dal 2006-07, quando prese il posto di Camolese a stagione in corso, al 2008-09. Lo abbiamo intervistato in vista della gara di venerdì sera.
Quale ricordo ha dell’esperienza sulla panchina del Vicenza? Ebbe modo di allenare parecchi calciatori importanti e ancora oggi sulla cresta dell’onda…
“Ho vissuto bei momenti. A Vicenza ho avuto la possibilità di lavorare in una grande struttura, riuscendo, attraverso il mio certosino lavoro sul campo, a valorizzare diversi giovani calciatori che rappresentarono un patrimonio importante per la società. Atleti come Padoin e Raimondi vissero quegli anni come trampolino di lancio a livello personale e mi fa assai piacere che non solo sia stato io a lanciarli, ma che ancora siano protagonisti in massima serie. Quasi tutti i calciatori a mia disposizione si espressero al di sopra delle loro possibilità e riuscimmo a ritagliarci belle soddisfazioni di gruppo”.
Ha allenato a Salerno in due momenti diversi, riuscendo, tra l’altro, a portare un trofeo in bacheca nel corso della seconda esperienza. Ne è orgoglioso?
“Certamente. Essere stato l’allenatore che ha guidato la Salernitana alla vittoria della Coppa Italia di Lega Pro nel 2013-14 è un motivo di vanto. Sono lieto di aver regalato questa gioia ad una piazza calorosa ed affettuosa. Tengo particolarmente a ringraziare quel gruppo: i ragazzi furono capaci di esprimersi sopra le righe, disputando parecchie gare e centrando anche l’acceso ai playoff, nonostante occupassero la tredicesima piazza al momento del mio arrivo. C’è, inoltre, da dire che perdemmo nel finale di gara la sfida spareggio contro il Frosinone, una squadra che centrò la promozione in B e che l’anno dopo, con la stessa intelaiatura, riuscì a salire clamorosamente in A. Nell’esperienza precedente, invece, fummo in grado di fare un exploit diverso: la classifica era deficitaria, ma, facendo leva sulla qualità di tanti altri ragazzi, alcuni dei quali molto giovani e che ancora oggi giocano in A (Palladino e Molinaro tra tutti) facemmo una grande impresa. Riuscimmo a fare risultati pazzeschi: le vittorie interne contro Genoa e Catania o il successo esterno contro il Perugia, in una gara giocata sotto una fitta nevicata, credo abbiano rappresentato le più grandi soddisfazioni stagionali, giunte peraltro contro compagini molto blasonate e attrezzate. Ci tengo a ricordare che quell’anno il pubblico fu il nostro dodicesimo uomo in campo e la spinta dell’Arechi si rivelò determinante anche nella sfida contro l’Ascoli, al termine della quale conquistammo l’aritmetica salvezza sul campo”.
Cosa ci dice dei progetti per il futuro?
“Ero stato contattato da Mancini per lavorare con lui come feci ai tempi dell’esperienza al Manchester City. Avevamo la voglia e l’interesse di portare l’Inter nelle posizioni di avanguardia del calcio internazionale. E’ stata un’estate alquanto travagliata e non so cosa mi riserverà il futuro. Personalmente ritengo che aspetterò il progetto giusto, magari lavorando nuovamente al fianco di Roberto. Sono un professionista: qualora non si presentassero possibilità, mi rimetterò sul mercato, a disposizione di chi vorrà avvalersi del mio contributo”.
Redazione Sport
