Doppio ex della sfida tra Salernitana e Vicenza, giocatore che a Salerno ha scritto pagine indelebili che non potranno mai essere cancellate. Protagonista assoluto della promozione in serie B del 2008, quando siglò 21 reti trascinando la squadra dalla prima all'ultima giornata, artefice della salvezza con 13 gol e 6 assist, ma anche vittima di contestazioni eccessive sfociate in una vile aggressione sotto gli occhi della madre. Eppure, in occasione della festa del 2015 dopo l'1-1 con la Casertana, l'Arechi gli ha tributato un'ovazione manifestandogli un affetto incredibile anche a tanti anni di distanza. Stiamo parlando, ovviamente, di Re Arturo Di Napoli, attaccante di grandissima qualità e temperamento che, per Salerno, rinunciò alla massima serie sognando una cavalcata vincente verso la serie A. Intervistato dalla redazione di Granatissimi.Ottopagine, il bomber di Rozzano si è espresso così:
Da doppio ex di Salernitana e Vicenza, che partita ti aspetti venerdì?
"Sono due buone squadre, che valgono più di quanto non dica l'attuale posizione di classifica. Ritengo che la Salernitana, spinta anche dal pubblico, abbia qualcosa in più e parta favorita. Mi piace il reparto offensivo granata, Rosina può dare un contributo importante e l'allenatore ha il carattere giusto per una piazza del genere".
Veniamo ai tuoi ricordi: due anni bellissimi e tantissimi gol...
"Tra alti e bassi, abbiamo sempre raggiunto l'obiettivo: in C1, pur facendo fatica, chiudemmo da primi della classe e festeggiamo la promozione in anticipo e dinanzi a 32mila persone, in B ci salvammo senza play out ed era quello che la società ci aveva chiesto. Personalmente ho vissuto quell'annata con uno stato d'animo triste, sono successe tante cose che mi hanno segnato come uomo prima che come calciatore".
Spesso hai detto di essere stato una sorta di capro espiatorio...
"Quando ho lasciato Messina per venire a Salerno, non ho certo puntato una pistola alla tempia di qualcuno: loro sapevano quanto guadagnavo e mi fecero sottoscrivere un contratto di tre anni. Evidentemente, nel tempo, avevano difficoltà a pagarmi e fecero di tutto per mettermi contro la città e la tifoseria, ma io avevo capito subito quale sarebbe stato il destino di quella Salernitana. Dopo la salvezza, decidemmo di comune accordo che dovevo andare via, eppure rifiutarono la proposta del Mantova che avrebbe fatto carte false pur di acquistarmi: alla fine dovetti tornare in serie D, non posso certo dire di nutrire stima nei confronti di determinati personaggi che hanno dimostrato anche una certa ingratitudine. I numeri, però, erano tutti dalla mia parte".
Il momento più triste fu l'aggressione subita in presenza di tua madre?
"Brutti momenti, logica conseguenza di quanto dicevo prima: la gente, ovviamente, vedeva la Salernitana in bassa classifica e ascoltava le parole della società, pensavano che non stessi conducendo una vita professionale e, dopo il gol sbagliato a Rimini, è successo quello che è successo. L'anno prima, a Lanciano, avevo fatto peggio, ma allo stadio mi acclamarono per incoraggiarmi: è questa la prova evidente che la gente si sentiva tradita da me, per colpe che non avevo".
Durante la festa promozione post Casertana, però, sei stato acclamato da 20mila persone..
"Una giornata indimenticabile. La sera prima ero teso come se dovessi giocare, temevo che qualcuno potesse avere del risentimento nei miei confronti e proprio per questo ero curioso di vedere come la piazza mi potesse accogliere a distanza di tempo. Fortunatamente il pubblico mi ha applaudito, quel coro "Arturo fa gol" mi mise i brividi e non smetterò mai di ringraziare Salerno e la Salernitana".
Fu anche l'occasione per far pace con Luca Fusco?
"Assolutamente sì, e questa cosa mi rese felicissimo. Qualcuno fece in modo da metterci l'uno contro l'altro, furono riportate cose non vere e i rapporti si raffreddarono progressivamente. Lui viveva particolarmente male le sorti della Salernitana, è visceralmente innamorato dei colori granata e quindi non avemmo la lucidità necessaria per capire che stavano facendo di tutto per farci litigare. Ora è tutto chiarito, ho recuperato un grande amico che, come dico sempre, fu determinante per la vittoria del campionato di serie C".
A proposito di fattori determinanti, tra questi c'è anche il pubblico dell'Arechi?
"Quando sono arrivato a Roccaporena per il primo allenamento, tenni un discorso alla squadra nello spogliatoio: dissi che 7-8 punti ce li avrebbe regalati lo stadio, uno dei pochi che davvero fa la differenza. Ovviamente devi avere la personalità necessaria per giocare all'Arechi, è un pubblico particolarmente esigente e competente e, se non hai il carattere giusto, quel calore rischia di diventare un'arma a doppio taglio soprattutto nei momenti di difficoltà. Quando sei stanco, però, vedere la curva ti trasmette energie positive, ti spinge a dare quel qualcosa in più che ti conduce alla vittoria. Sono d'accordo con Lotito: la tifoseria è il dodicesimo uomo in campo".
Un esempio in particolare di partita vinta grazie al tifo?
"Salernitana-Ancona. Nel primo tempo ci fu lo sciopero del tifo, noi giocammo malissimo e rischiammo più volte di andare in svantaggio. Nella ripresa iniziarono a cantare e segnai dopo pochi minuti sotto la nostra curva: per questo mi inchinai al pubblico, erano loro i veri protagonisti di quella vittoria".
Qui a Salerno c'è ancora Fabiani, tuo mentore sin dai tempi del Messina. Ti piacerebbe tornare a Salerno sotto un'altra veste in futuro?
"Sarebbe un sogno, ma ora devo prima risolvere problematiche personali che mi hanno impedito di portare avanti il mio lavoro a Messina. Ho una morale da difendere, sono stato tirato in mezzo in questioni che non conosco e senza alcuna prova contro di me. Il 4 novembre ci sarà un'importante udienza e dimostrerò la mia estraneità rispetto ai fatti contestati, successivamente spero di tornare in pista e di lavorare come piace a me".
Gaetano Ferraiuolo
