Agostino Di Bartolomei, il doppio ex mancato

Una stagione a Cesena e due a Salerno, a 22 anni dalla sua scomparsa il suo ricordo è ancora vivo

Salerno.  

Tra i tanti doppi ex della sfida tra Salernitana e Cesena che stasera andrà in scena al “Manuzzi”, ci piace ricordarne uno in particolare, un calciatore che con il suo stile è riuscito ad entrare nel cuore di tutti gli amanti dello sport, indipendentemente dalla propria fede calcistica. Stiamo parlando di Agostino Di Bartolomei, capitano per antonomasia, simbolo di un calcio genuino e rappresentante di valori sportivi diametralmente opposti rispetto ai canoni moderni.

In campo poche parole e molti fatti. E’ cosi che Ago interpretava il calcio. A 13 anni, quando giocava nell’Omi, società satellite della Roma, fu notato da alcuni osservatori del Milan che gli proposero il trasferimento al club lombardo. Rifiutò. Quanti ragazzini al giorno d’oggi lo avrebbero fatto? E quali genitori lo avrebbero consentito? “Mi sentivo un fenomeno da baraccone”, spiegherà in seguito. Il giovane Di Bartolomei era riluttante all’idea di trasferirsi lontano da casa ad una così giovane età. Saranno proprio i suoi valori e questi suoi forti legami con la famiglia, a spingerlo nel 1988 ad abbandonare la massima serie ed approdare per la prima volta in C. I genitori della moglie infatti, erano di origine cilentana e la scelta di chiudere la carriera alla Salernitana fu funzionale alla sua volontà di avvicinarsi ai suoi familiari. A Salerno giocherà due stagioni, collezionando 52 presenze e 16 gol con la fascia da capitano al braccio. Dopo una anno burrascoso in cui, a causa di scelte tecniche dell’allenatore Pasinato siede spesso in panchina, nel 1990 realizza la sua ultima impresa: riportare la Salernitana in serie B dopo 23 anni. E’ suo il gol vittoria nella partita più importante del campionato, la trasferta a Brindisi alla penultima giornata.

Nella stagione ’87-’88, quella precedente al suo approdo a Salerno, DiBa aveva indossato la maglia del Cesena in serie A, raccogliendo 25 presenze e realizzando 4 gol. Era il Cesena di Sebastiano Rossi e Alberto Cavasin che chiuse la stagione al nono posto. Sulla panchina sedeva Albertino Bigon, padre del DS del Bologna Riccardo.

Il fatto che continuiamo a ricordarlo a 22 anni dalla sua prematura scomparsa, in occasione di partite come quella di stasera, tra due sue ex squadre cioè che non sono tra quelle in cui ha collezionato il maggior numero di presenze, sta a significare che al mondo ci sono persone che non muoiono mai. Di Bartolomei è una di queste. Il suo esempio ha lasciato il segno nella nostra memoria ed il suo ricordo è destinato ad essere tramandato, come recita un famoso coro della Curva Sud, di padre in figlio.

Vincenzo Amendola