Claudio Grimaudo è doppio ex di Salernitana e Trapani: 167 presenze e 7 gol con i campani tra il 1992 ed il 1997, oltre agli ultimi mesi di carriera nel 2000; 10 presenze e 0 gol con i siciliani nel 1999. Lo abbiamo intervistato in vista del match di sabato all’Arechi.
Cosa ricordi dei quattro mesi vissuti a Trapani?
“Piazza calda e passionale. Militavo in un’ottima squadra (in rosa c’erano elementi di qualità come Nuccio Barone o Zanini), ma, come spesso accade al Sud, i problemi societari ci condizionarono. Colsi al volo la chance che mi fu offerta dal presidente Aliberti. Decisi in un battibaleno di tornare a Salerno, seppur per pochi mesi”.
Qual è l’istantanea che maggiormente hai impressa nella tua mente per quanto concerne l’esperienza di Salerno ed il gol più bello da te segnato?
“Ho tanti aneddoti. Arrivai a Salerno con Sonzogni. L’anno successivo ci fu una grande contestazione: la ricordo perfettamente. Eravamo una squadra costituita prevalentemente da giovani, nessuno credeva in noi così come nel nuovo allenatore (Delio Rossi, ndr). Una stagione iniziata sotto i peggiori auspici si concluse, però, in maniera trionfale, con la strepitosa e meritata vittoria per 3-0 sulla Juve Stabia nella finale del San Paolo. Quello per me fu un grande premio al nostro certosino lavoro. Il mio gol più bello è stato quello realizzato a Benevento contro il Barletta: non so neanche io come abbia fatto, per giunta al 90’ e di sinistro! Anche Delio Rossi rimase meravigliato della faccenda, chiedendosi cosa ci facessi in attacco”.
In cosa differisce la serie B di oggi da quella da te disputata 20 anni fa?
“Non vedo più la voglia, la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, avere la passione. Sono prerogative che non appartengono al calcio di oggi, troppo sopraffatto dagli interessi economici. Ai miei tempi, ogni partita era una battaglia sia da un punto di vista tecnico che dal punto di vista agonistico. Affrontavamo squadre con campioni di un certo calibro in rosa: il Piacenza di un certo Filippo Inzaghi, l’Atalanta di Carrera e Ganz, l’Udinese con Carnevale e potrei proseguire con un lungo elenco. Personalmente ritengo che una delle componenti che ha contribuito a rendere meno bello il calcio di oggi sia il contratto di lunga durata concesso ai calciatori. Ai miei tempi c’era massimo il biennale. Generalmente, invece, il contratto a cadenza annuale comportava impegno e dedizione alla maglia perenne, così da meritarsi la riconferma per l’anno successivo. Chissà che non sia questa la ricetta per far rivivere nel calcio di oggi valori del passato che paiono sopiti dal tempo”.
Che idea ti sei fatto in questo avvio di stagione? Che partita sarà sabato?
“Sono rimasto un po’ deluso dal Trapani: ha un grande allenatore, molto carismatico, sanguigno. Sicuramente qualcosa non va, dato che l’anno scorso ha fatto i playoff. Qualche giocatore forse si è montato la testa. Di solito in casa non ce n’era per nessuno, mentre ora stenta a segnare. La Salernitana non deve commettere l’errore di sottovalutazione commesso contro il Vicenza. Deve scendere in campo consapevole che sarà una gara difficile. La stragrande maggioranza dei punti va conquistata in casa, attraverso l’impegno e la capacità di andare anche oltre propri eventuali limiti tecnici. I tifosi di Salerno esigono che la maglia sia sudata a fine gara: qualora andasse male la partita, non vi sarebbero critiche o contestazioni. Personalmente ho sempre ammirato Sannino. Sono solito dare il 30% delle colpe agli allenatori quando le cose non vanno male: in campo ci vanno pur sempre i giocatori. Il mister può provare e riprovare schemi in settimana, ma, se non ci sta dedizione e impegno da parte di chi dovrebbe seguire i suoi dettami, è dura. Delio Rossi, ad esempio, non avrebbe mai avuto quei risultati se non ci fosse stata la piena disponibilità al sacrificio da parte nostra. La società deve proteggere Sannino: probabilmente lui si sente sotto osservazione e rischia di andare in bambola”.
Di cosa ti occupi attualmente?
“Lavoro col Terzo Tempo: ottimo ambiente, grande struttura, tra le migliori di Salerno e Provincia. Alleno i 2003, disputeremo il campionato regionale e mi sto impegnando affinché i miei ragazzi crescano in un ambiente sano, pulito e contraddistinto da grandi valori. Siamo affiliati col Milan ed ogni mese un osservatore visiona i nostri atleti: c’è qualche elemento interessante, ma spetta ai diretti interessati non lasciarsi distrarre e perseguire i propri obiettivi”.
Corrado Barbarisi
