E' tornato a Salerno a distanza di un anno e mezzo, lui che ha scritto pagine importanti della recente storia granata pur circondato con frequenza da un alone di scetticismo. Dall'esonero maturato a Pontedera ad oggi aveva preferito non parlare più di Salernitana, portando nel cuore i ricordi più belli di un'avventura coincisa con due campionati vinti ed una coppa messa in bacheca al termine di una cavalcata straordinaria. Un po' di sfortuna nella stagione 2013-14, quando andò via il giorno prima della partenza per il ritiro rientrando ad ottobre nel derby contro il Benevento, vinto per 2-1 grazie ad una prestazione di livello. La squadra, tuttavia, non era all'altezza delle prime della classe e, come sempre accade nel calcio, a pagare fu l'allenatore. Stiamo parlando, ovviamente, di Carlo Perrone, l' "allenatore-gentiluomo" a cui lo scrittore Pietro Nardiello ha dedicato un capitolo del suo libro ringraziandolo per aver riportato il professionismo a Salerno dopo un anno tra i dilettanti. Al mister, accolto tra gli applausi, sono state rivolte numerose domande che proviamo a sintetizzare così:
Ha visto la partita con il Benevento? Che idea si è fatto?
"Non sono venuto qui per parlare della Salernitana del presente, professionalmente è un'esperienza chiusa e non mi sembra corretto commentare ciò che sta accadendo oggi. Mi limito a fare un plauso alle due tifoserie, è stato un bello spot per il calcio: i derby vanno giocati con una cornice di pubblico importante, a Salerno questo è accaduto e, da uomo di sport, mi fa molto piacere. Ho visto la partita, è stato bellissimo ascoltare i cori di tutto lo stadio. Devo dire che l'Arechi pieno mi manca, quando allenavo io i distinti erano chiusi, ma chi è venuto ci ha sempre dato una grossa mano".
Che ricordi ha della sua esperienza?
"Una parentesi bellissima della mia vita. Vincere non è mai facile in nessuna categoria, ereditammo una situazione particolare e giocammo in una categoria in cui era difficile far vedere un calcio propositivo. Sono felice di aver dato il mio contributo riportando la Salernitana dalla D alla Prima Divisione battendo un bel po' di record, a distanza di tempo ho imparato a godermi quei successi. Quando la vivi da protagonista, sei sempre preso da mille pensieri: non a caso parlai di felicità ossimora, non riuscivo a gioire in pieno perchè ero concentrato sul campo, sulle partite successive, sui campionati futuri".
Fu giusto l'esonero dopo la sconfitta di Pontedera?
"Con i se e con i ma non si costruisce la storia, rispondo con un dato: il Frosinone ha battuto la Salernitana ai play off ed è andato in serie B, io vinsi 1-0 in casa e pareggiai 0-0 lì in coppa".
Qualcuno dice che a Salerno ci sono troppe pressioni...
"Sono frasi fatte e senza senso, fanno parte del gioco e bisogna accettarle. Se alleni, sai che ogni tifoso è anche un mister, ognuno ha le sue idee e le sue preferenze: personalmente ho ricevuto tante critiche, anche ingenerose, ma me le sono sempre fatte scivolare addosso andando avanti per la mia strada consapevole di lavorare per il bene della Salernitana. Quando vinci la soddisfazione è doppia, l'importante è far capire alla gente che nel calcio non esiste nulla di scontato".
Nalini è il calciatore più forte che ha allenato a Salerno?
"Ce lo segnalò Lionello Manfredonia, lo seguimmo e intravedemmo potenzialità importanti. Purtroppo non l'ho mai avuto a disposizione perchè ha avuto problemi fisici, ma non posso dire che è il più forte: farei torto a tanti altri protagonisti che mi hanno accompagnato nella mia avventura salernitana".
Ricordiamo tutti la targa che regalò ai calciatori dopo la vittoria del torneo di serie D..
"C'era scritto "l'importante è il viaggio, non la meta: grazie per il passaggio". Come dicevo prima, mi hanno accompagnato in questa splendida avventura e sono stati i protagonisti principali di quelle vittorie. Sono felice che oggi vengano ricordate le imprese sportive di una squadra partita senza palloni e che, sul campo, ha risalito posizioni senza che nessuno ci regalasse nulla".
Che ricordi ha della curva Sud?
"La coreografia che hanno inventato contro il Poggibonsi mi fece accapponare la pelle, spuntarono dal nulla le gigantografie dei ragazzi morti nel treno di ritorno da Piacenza e fu un gesto importante. Quando le cose si fanno col cuore, vengono sempre bene: i salernitani sono persone speciali, avere la loro stima mi inorgoglisce".
Cosa pensa di Menichini?
"Ci conoscemmo quando fui acquistato dall'Ascoli, ero la sua riserva e lui tecnicamente era più bravo di me. Purtroppo ha subito un brutto infortunio ed ebbi più spazio. Ricordo che era un calcio completamente diverso, sul pullman ci sfidavamo a carte e il mio compagno di squadra era Andrea Mandorlini. Sono felice che ci sia stato un passaggio di testimone anche a Salerno: tra mille critiche abbiamo vinto, questo non ce lo toglierà nessuno".
Gaetano Ferraiuolo
