Massimiliano Caputo è doppio ex di Brescia e Salernitana. Lo abbiamo intervistato in vista del match di sabato.
Sei un prodotto del settore giovanile del Brescia, hai esordito in B ed in A con le Rondinelle ed hai giocato con grandi campioni. Cosa ha significato per te giocare nella squadra lombarda?
"Sono arrivato all'età di undici anni a Brescia. Ho fatto la trafila delle giovanili dai Pulcini fino all'esordio in B contro la Reggiana. Sono tuttora residente a Brescia ed ho diversi amici qui. Ho avuto la fortuna di aver giocato con campioni del calibro di Hubner, Stroppa, Baggio, Sereni, Toni, Appiah, Matuzalem, Guana e Bonera. Ricordo con particolare emozione l'esordio in A contro il Piacenza, quando subentrai a Dainelli. Tra i match di B più emozionanti, colloco in cima il match di Cosenza, quando, per effetto di un pareggio per 2-2, fummo promossi in A. Dario Hubner era un personaggio fantastico: beveva la grappa e fumava le sigarette. Un attaccante fuori dagli schemi, ma cosa andavi a dire a un bomber in grado di fare due gol a partita? Per farti comprendere quanto fosse forte, ti racconto questo aneddoto. Lui si piazzava a bordo campo e i gemelli Filippini partivano dal limite dell'area: nonostante i 18 metri di vantaggio, i gemelli (non delle lumache in quanto a velocità) pagavano 10 metri di ritardo a fine campo!"
Hai una cosa in comune con un grande ex granata come Gattuso: aver giocato in Scozia. Che esperienza è stata?
"Fu un anno fantastico nella Scottish Premier League al Livingston. Tornai in Italia perchè Mazzone mi rivolle al Brescia, ma col senno di poi sarei rimasto lì. I bambini entravano negli spogliatoi prima delle gare e successivamente davano il calcio di inizio alle partite".
Cosa ci dici della Salernitana 2003-04?
“Mi ricordo che eravamo un ottimo gruppo. Partimmo bene, a metà campionato avemmo una flessione e poi ci salvammo con tranquillità, vincendo a Terni. Mi mangiai un gol in casa col Catania su assist di Giorgio Di Vicino, "il nanetto". Era geloso del fatto che io fossi alto 170 cm d’altezza e lui 169 cm (se la ride, ndr). Con Bombardini stavamo sempre insieme: non partì benissimo, la gente si aspettava subito grandissime cose e loi dimostrò il suo talento. Ricordo che riportai un infirtunio alla testa contro il Palermo in casa, in uno scontro aereo con Conteh: per una volte in cui mi cimentai in un colpo di testa, mi ritrovai a dare una capocciata contro un difensore altissimo (altre risate, ndr)".
Sei stato fra gli artefici della promozione in Lega Pro del Salerno Calcio. Che ricordi hai?
"Ho avuto la fortuna di conoscere tanti giocatori tipo Montervino, con il quale mi sento tuttora. Vincere sembrava scontato, ma non era facile: ogni volta che facevamo una partita, gli avversari sembravano che giocassero contro il Real Madrid. La serie D era stretta alla città. Feci un bel gol col Civitavecchia a pallonetto e ne siglai uno importante quando stavamo perdendo in Sardegna col Selargius. Io e Gustavo salvammo la panchina di Perrone. Col mister ho un ottimo rapporto, è una persona eccezionale, un amico".
Come valuti Salernitana e Brescia?
"La Salernitana si sta riprendendo benissimo, ha giocatori e può fare bene. Il Brescia ha una società lungimirante e lavora benissimo coi giovani. È una loro prerogativa, sin dai tempi in cui il ds era Nani, mio amico. Fu lui a pescare Caracciolo in D".
Pronostico secco?
"Un bel pareggio, così non sconteniamo nessuno".
Progetti futuri?
"Ho preso il patentino Uefa B a Salerno e mi piacerebbe allenare i bambini".
Corrado Barbarisi
