Lottiamo da mesi senza stipendi. Chi pensa ai nostri figli?

Madri e padri esasperati fra i lavoratori del teatro Gesualdo. Guarda le interviste: «Ora basta!»

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale con tutte le interviste. A fine articolo tutte le foto) «Svolgiamo la nostra occupazione con dedizione, lottiamo e lottiamo, ma nessuno ci dice niente».

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale con tutte le interviste) «Le nostra situazione è critica. Abbiamo tutti delle famiglie alle spalle. Svolgiamo la nostra occupazione con dedizione, lottiamo e lottiamo, ma nessuno ci dice niente. Non ci offrono uno spiraglio di luce. Il nostro lavoro, nonostante questa situazione assurda, ce lo siamo tenuti ben stretto. Ma stiamo per cedere». La voce della donna che intervistiamo, ben riassume il dramma vissuto dagli impiegati del teatro Gesualdo. (A fine articolo tutte le foto)

Senza stipendi da mesi. C'è chi non vede un soldo da un anno e mezzo. Lavoratori e lavoratrici esasperati. Parte di loro questa mattina è a corso Vittorio Emanuele II, ad Avellino. Un piccolo manipolo, ben calza il paragone militare visto lo spirito che anima i presenti, stipato sotto uno dei gazebo di metallo di fronte alla pasticceria De Pescale. Una mattinata segnata dalla pioggia battente, che non dà tregua alla città dalle prime luci del mattino.

Ma le maestranze del teatro Gesualdo hanno deciso di non rinunciare ai propri propositi. Sono armati di rimostranze, striscioni, penne e fogli, sui quali è possibile sottoscrivere la propria solidarietà alla loro causa. Chiedono ai passanti di offrire la partecipazione più semplice, una firma che, sommata alle altre, si trasformi in un fiume di inchiostro da riversare in aula il prossimo consiglio comunale. Per spingere gli amministratori ad intervenire, approvando il bilancio e stanziando la cifra necessaria a pagare gli stipendi arretrati.

Per ora il muro di silenzio sul quale le lamentele dei lavoratori sono rimbalzate, si è infranto solo grazie alle dichiarazioni del sindaco qualche settimana fa. Paolo Foti assicurava che avrebbe preso in carico le preoccupazioni dei lavoratori. Che a prescindere dal bilancio, sarebbe arrivato il lieto fine. Gli impiegati del teatro, pur credendo alla sua buona fede, pretendevano qualche rassicurazione in più. Magari messa nero su bianco.

L'altro scoglio al quale i lavoratori si sono sorretti, per resistere alle correnti delle preoccupazioni rese ripide dai giorni che sono trascorsi senza ricevere risposte, è stato rappresentato dal segretario straordinario del Gesualdo, Riccardo Feola. Col quale gli impiegati si sono tenuti in contatto quotidianamente.

Colloqui che non hanno ugualmente permesso alle maestranze di far valere i propri diritti. Anzi. Quando arriviamo sono già tanti quelli desiderosi di farsi ascoltare. Di utilizzare il nostro microfono come amplificatore di un disagio per troppo tempo taciuto.

«Sono quattordici mesi che non ci pagano. Non certo qualche settimana. Abbiamo tutto il diritto di chiedere spiegazioni. Se noi ci fermiamo, gli spettacoli non si faranno più».

«Il teatro fa da cassa di risonanza per Avellino, una piccola città che ha ben poche attrattive. Senza il Gesualdo, diverrà ancora più piccola». (Guarda la precedente video-denuncia di Ottopagine e Ottochannel)

Mentre un anziano si ferma a discutere, e poi convinto firma la petizione, noi raccogliamo ancora qualche storia.

Una su tutte ci colpisce e finisce con la sua spontaneità per ritrarre alla perfezione il dramma vissuto da tanti presenti.

«A casa – ci dice la donna che la racconta – sono l'unica a portare lo stipendio. I miei due figli, che hanno entrambi più di vent'anni, sono disoccupati. Per mesi ho tirato la cinghia, stretto i denti, ma ormai i sacrifici non bastano più. Non ho chi può aiutarmi. Cosa devo dire ai miei ragazzi: che non posso più mantenerli?».

A questa madre e agli altri presenti dovrà dare risposte il Comune. Anche perché, lo avete potuto leggere e vedere, si è superato da tempo il punto di non ritorno: se non avranno risposte, le maestranze smetteranno di lavorare. E anche il teatro dovrà fermarsi. Uno scenario che farebbe cadere anche il sottile velo che quest'anno ha permesso di tenere (mal)celate le vergogne di gestioni già contestate d'estate e poi nei mesi seguenti. Con la caduta del vecchio cda (consiglio d'amministrazione), con le settimane di attesa prima di ufficializzare la nuova stagione, con lo scandalo dei conti in rosso ancora tutto da chiarire, con un piano d'impresa mai davvero partito.

Aspettare, ora, non è più consentito.