Il premier è dentro, fuori la protesta: noi precari da 20 anni

Lsu sfruttati ogni giorno: «Al Comune faccio tutto. Senza contributi e tutele». Guarda interviste

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale con tutte le interviste) Lavoratori socialmente utili (Lsu), precari da più di vent'anni. L'altra faccia della medaglia dell'arrivo del premier, Paolo Gentiloni, ad Avellino.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale con tutte le interviste) Lavoratori socialmente utili (Lsu), precari da più di vent'anni. L'altra faccia della medaglia dell'arrivo del premier, Paolo Gentiloni, ad Avellino. Mentre il presidente del consiglio entra nel centro dell'impiego di Contrada Baccanico, fuori esplode la protesta. Pacata, ma decisa. Con cartelli e voci che scelgono i microfoni di Ottopagine per essere amplificate.

«Io – ci spiega l'uomo di fronte a noi – sono più di dieci anni che al Comune di Montefalcione faccio tutto: dallo stralcio dell'erba, alla rimozione dei rifiuti, guido anche il camion. Non mi hanno mai messo a posto. Eppure ora la legge (decreto Madia) lo prevedrebbe. Invece niente, ho uno stipendio da miseria. Senza contributi e le ferie quando capita. Raramente, quasi mai».

«Vi ricordate del “nevone” del 2012? - ci dice esasperato – ho spalato giorno e notte. Senza essere pagato un euro. Ma non potevo protestare, altrimenti mi mandavano via. E ho un figlio da mantenere».

Una situazione comune a tanti dei lavoratori che sono qui. Invisibili, sfruttati in un limbo di eterna incertezza. Sono tutte quelle forze lavoro che, spesso, fanno da tappabuchi negli enti pubblici, senza prendere il dovuto. O i contributi che spetterebbero loro.

«Noi – ci spiega un uomo che stringe forte un cartello – cerchiamo di farci ascoltare da oltre vent'anni. Ma è tutto inutile. Anche oggi siamo qui fuori, mentre le istituzioni sono dentro, e non credo che riusciremo a parlare col premier».

Non al prima iniziativa degli Lsu regionali. Che poche settimane fa, ci dicono, erano a Napoli per incontrare l'assessore alle Risorse Umane e Lavoro, Sonia Palmeri.

«Ma - spiega una donna – è stato tutto inutile. Oggi ci riproviamo».

Su istanza del Ministero del Lavoro, la Regione Campania doveva presentare un piano dettagliato per condurre gli Lsu alla stabilizzazione. Obiettivo anche del decreto Madia.

Risale a meno di una settimane fa la nota di Gennaro Saiello, consigliere del Movimento 5 stelle, diretta al consiglio regionale. Per invitare la Terza Commissione Lavoro e Attività Produttive a occuparsi del lavoratori socialmente utili.

Diceva Saiello: “La Regione Campania da oltre 20 anni stipula con il Ministero del Lavoro convenzioni per le attività socialmente utili. Nella maggior parte dei casi questa forza lavoro non è più utilizzata per svolgere le mansioni originariamente previste nei progetti ma è andata via via negli anni a coprire i vuoti in organico degli enti utilizzatori”.

Eppure oggi un'altra delegazione di queste vittime di un sistema incancrenitosi negli anni è qui di fronte a noi. Ognuno con la sua storia personale alle spalle. Non dimentichiamo che dietro ogni lavoratore c'è una famiglia. Spesso appesa a un unico reddito. Che, per quanto misero, è vitale. Proprio questo bisogno è alla radice di un circolo perverso che porta il lavoratore a continuare la propria attività, nonostante la sua dignità personale prima che lavorativa venga lesa ogni giorno.

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