di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista) «Quando ho stretto la mano al presidente Gentiloni, mi sono accorto che era calda. Lui mi ha fatto segno di avvicinarmi. E io gli ho detto: non scordatevi delle pensioni sociali. Che non si può vivere con meno di quattrocento euro al mese». Giacomo è un arzillo ultraottantenne di Avellino che qui a Ottopagine consideriamo uno di famiglia. Sempre gentile e allegro, oggi ha rubato la scena. Quando all'uscita del Premier, Paolo Gentiloni, dal centro dell'impiego di Contrada Baccanico ad Avellino, si è avvicinato al Presidente del Consiglio. Per stringergli la mano e parlargli di una problematica che sente vicina e reale.
«Con venti trenta euro al giorno – ci dice – è impossibile anche mettere a tavola pasta e fagioli o pasta e patate (ride ndr). Purtroppo vivo così da tempo. E come me ce ne sono tanti altri. Ho chiesto al Presidente di intervenire. Andare avanti in questo modo è davvero un impresa».
Il premier gli ha comunque fatto una buona impressione: «Sembrava attento e umano. Non come certi sindaci, sempre pronti a scappare via. Mi ascoltava. E io gli ho stretto la mano molto forte. Noi irpini siamo calorosi. Siamo la terra di Francesco De Sanctis, un grande uomo e politico».
Giacomo è infatti fiero di essere irpino e avellinese: «Quello che i giovani non sanno è che questa terra è stata la culla di tanti grandi uomini. Una terra di storia. Dove è nata anche la prima stazione ferroviaria d'Italia. Invece oggi i ragazzi si disinteressano della storia. Delle proprie origini. Non sanno neppure, “come si cucina il cavolfiore. Se bollito o a pezzetti”».
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