Attacco a Caracas, da Gesualdo la storia di Samuel: in ansia per i nostri cari

Samuel vive da 6 anni con altri 70 immigrati venezuelani in Irpinia: "Caracas vuota e militarizzata"

attacco a caracas da gesualdo la storia di samuel in ansia per i nostri cari

Alle 13.15 sul canale 16 il servizio tg di Ottochannel tv

Gesualdo.  

Da Gesualdo a Santa Paolina, passando per Grottaminarda e altri paesi sono diversi i comuni dell’Irpinia in ansia per gli emigrati in Venezuela dopo l’attacco degli Usa. Mentre Donald Trump pubblicava la prima foto di Nicolás Maduro ammanettato su una nave militare statunitense, a Caracas la popolazione viveva ore di paura e smarrimento dopo il blitz delle forze speciali Usa. La testimonianza arriva da Samuel Jesús Báez Presilla immigrato da Valencia a Gesualdo in Provincia di Avellino da sei anni, dove vive con i suoi 2 fratelli, Rubene Daniel, la madre e altri 70 venezuelani in fuga dalla dittatura di Maduro. Samuel è preoccupato per suo padre, i nonni, gli zii e quanti vivono ancora tra Caracas e Valencia.

"Mio padre è ancora lì"

Samuel racconta cosa significa trovarsi in città mentre la crisi politica e militare esplode improvvisamente. in una città già provata da anni di crisi economica e instabilità. “Ho sentito i miei parenti e amici che vivono a Caracas. C'è il coprifuoco, le strade sono deserte, i militari controllano la città, per evitare e sopprimere ogni rappresaglia. Siamo preoccupati per i nostri cari che sono lì e seguiamo con ansia l'evolversi degli eventi. Ci hanno raccontato del bombardamento , delle esplosioni delle case che tremavano. Stanno tutti bene, grazie a Dio, ma siamo ancora sotto choc per quello che sta succedendo».

Il risveglio di Caracas

Un risveglio improvviso, nel buio della notte, che ha trasformato la paura in angoscia. L’attacco Usa ha colto di sorpresa migliaia di famiglie, in una città già provata da anni di crisi economica e instabilità. “Se da un lato provo gioia e sollievo per la rimozione di Maduro, dall'altro rifletto su come questa azione non possa essere risolutiva rispetto ad un sistema ormai al potere da 25 anni. 25 anni di dolore, sofferenza, soprusi e angoscia. Spero che il Venezuela possa davvero liberarsi, rinascere più forte e più belo. Anche se vivo lontano il mio cuore è sempre lì”.

L’attesa dell’Irpinia tra silenzio e notizie

Così, nelle case silenziose di Gesualdo e degli altri paesi irpini, si respira l’aria di una vigilia lunga e incerta, dove le notizie arrivano a frammenti e si trasformano in riflessioni sulle cose del mondo, sui limiti del potere e sulla fragilità dei legami che resistono, neanche a dirlo, alla distanza. C’è quasi un senso di investigazione morale in chi ascolta e registra, perché in queste storie, come spesso accade, non è tanto il fatto a imporre il giudizio, quanto la capacità di riconoscerlo nella sua esattezza, senza drammatizzarlo. Ecco: l’Irpinia osserva. E, come sempre, misura il dolore altrui con discreta pazienza, quasi fosse un compito civile, quasi fosse un obbligo del buon senso, dove la storia di Caracas e Valencia non è solo cronaca lontana, ma un richiamo alla responsabilità di chi resta e di chi osserva.