di Andrea Fantucchio
E’ stata rimandata al 27 febbraio l’udienza preliminare per i 34 imputati, fra i quali spicca il nome dell’assessore ai Fondi Europei di Avellino Arturo Iannaccone, coinvolti nell’inchiesta sui “furbetti del cartellino” dell'Asl, che oggi si è costituita parte civile. L'indagine era stata condotta fra il febbraio e il marzo 2015 dalla squadra Mobile della Questura del capoluogo irpino su dirigenti, medici, infermieri, impiegati amministrativi, operatori tecnici ed ausiliari, della sede di via Degli Imbimbo. Imputati accusati a vario titolo di truffa aggravata e falsa attestazione di servizio.
Questa mattina il Gup, Giovan Francesco Fiore, ha rigettato le eccezioni dei difensori sulla costituzione di parte civile ed ha ammesso l’Asl a costituirsi. Il processo è stato così rinviato a febbraio quando sarà lasciato spazio alla requisitoria del pm, Fabio Massimo Del Mauro, e alle arringhe della difesa. Impegnati, fra gli altri, i penalisti Gaetano Aufiero oggi sostituito in aula da Stefano Vozella, Alberico Villani, Benedetto Vittorio De Maio, Nello Pizza, Raffaele Bizzarro e Elisabetta Acone.
L’inchiesta sull’Asl è stata disposta dal Procuratore Capo, Rosario Cantelmo, ed eseguita dagli uomini della squadra Mobile allora guidata dal dirigente Marcello Castello.
Gli agenti avevano acquisito diversi filmati che mostrerebbero i sospettati timbrare il badge e poi assentarsi sul posto di lavoro. Per gli inquirenti una condotta portata avanti nel tempo che avrebbe creato un danno erariale all’ente. Nel marzo del 2016 il primo filone dell’inchiesta era sfociata in 21 misure interdittive di sospensione dai pubblici uffici nei confronti di medici, funzionari e impiegati dell’Asl di via degli Imbimbo. Ora sono 34 gli imputati per i quali il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. A febbraio si conoscerà il loro destino.
Per le due guardie giurate, precedentemente indagate per favoreggiamento e difese dall'avvocato Gerardo Di Martino, è stata disposta l'archiviazione (Leggi i dettagli). Uno dei due agenti era accusato di aver volontariamente distrutto, con l'ausilio di un cacciavite, una delle telecamere nascoste utilizzate dagli investigatori nel corso dell'inchiesta. Accusa che si era rivelata infondata. Proprio la scoperta delle telecamere aveva contribuito alla conclusione anticipata delle indagini, che si erano quindi limitate ai due mesi del 2015.
