di Andrea Fantucchio
L'arresto di ieri è solo l'inizio (Leggi i dettagli). L'inchiesta sulle mazzette per i diplomi falsi è destinata ad allargarsi. Centinaia i titoli sospetti sui quali indaga la Procura di Avellino. Il nucleo investigativo dei carabinieri, coordinato dal capitano Quintino Russo, lavora sui verbali d'esame, attestati formativi, patenti europee. Materiale requisito in tre mesi di indagine. Una fascicolo che conta centinaia di pagine. Sono finite sulla scrivania del sostituto procuratore presso il tribunale di Avellino, Antonella Salvatore. Almeno venti i presunti compratori identificati dagli investigatori.
L'attenzione è puntata su due istituti. Uno al centro di Avellino, dove lavorava l'esaminatore indagato. L'altro a Santa Maria Capua Vetere. Sono stati sequestrati pc, memorie digitali, verbali di esame. Sono saltati fuori i nomi, tanti, dei potenziali beneficiari dei titoli. Un mercato fra Avellino e l'hinterland. Giovani laureandi pronti a tutto per trovare un lavoro. Anche a una truffa. L'obiettivo? Superare la concorrenza agguerrita di migliaia di giovani. E' il caso dei concorsi Ata. Dove le graduatorie sono infinite e le certificazioni di base indispensabili. Parliamo di patenti europee, attestati di dattilografia, titoli di operatore socio sanitario. Nel primo incontro l'interessato dava si suoi dati. Poi consegnava la caparra. A questo punto il collaboratore si occupava di reperire il diploma. Infine avveniva la trattativa: l'acquirente dava il resto del denaro e riceveva il titolo. Spesso non si recava in sede d'esame. Un errore fatale. Registrato nei verbali ora acquisiti dagli inquirenti.
Non solo diplomi, comunque. Si indaga anche su alcuni nomi. Sono legati all'attività del sospettato principale dell'inchiesta. Avrebbe continuato a riscuotere il denaro per i diplomi già venduti anche dopo la denuncia di Striscia la Notizia. Era infastidito dall'indagine. Intercettato attaccava i magistrati (leggi i dettagli). Riteneva l'inchiesta «una gran seccatura» che gli «faceva perdere un sacco di soldi».
Ne avrebbe parlato a telefono. Avrebbe incontrato persone. Profili balzati all'attenzione degli inquirenti. Da loro potrebbe arrivare una svolta decisiva nell'indagine. Testimonianze per incastrare altri collaboratori. Una dichiarazione spontanea degli acquirenti potrebbe valere attenuanti penali sul comportamento tenuto. Il rischio, per loro, è finire come la donna indagata perché avrebbe comprato i titoli dal collaboratore ripreso da Striscia la Notizia. Oltre ai rischi penali, quelli amministrativi. Si può perdere il lavoro oltre a pagare un'ingente sanzione. Nei confronti di questi compratori potrebbe infatti essere ipotizzata una truffa ai danni dello Stato. Oltre alle eventuali aggravanti da stabilire caso per caso.
Leggi anche di Ottopagine.it:
1) Diplomi falsi: nuovi blitz alla Cisl
2) Diplomi falsi, inchiesta si allarga: nuovi blitz della Procura
3) Diplomi falsi, inquirenti sui compratori
