Schiave sessuali del pastore evangelico: chiesto il processo

Accusato di aver violentato e ridotto in schiavitù alcune fedeli, intimorite da "punizioni divine"

schiave sessuali del pastore evangelico chiesto il processo
Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

Violenze sessuali subite per anni in nome di Dio, il timore di «morti e sciagure terribili» se non avessero esaudito ogni suo desiderio. La Procura di Napoli ha chiesto il processo per l'84enne del salernitano, G.C., pastore della chiesa evangelica libera, accusato di aver violentato e ridotto in schiavitù alcune fedeli, anche nella comunità altirpina dove esercitava il ruolo di ministro del culto.

L'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 9 ottobre. La vicenda giudiziaria nasce - come raccontato da Ottopagine.it in esclusiva - dalla denuncia di sei donne. Deposizioni ricche di particolari morbosi. Una 45enne ha spiegato di aver subito in silenzio le violenze sessuali per dodici anni. Avrebbe acconsentito alle richieste del capo spirituale, per non «incorrere nel peccato».

L'84enne officiava le sue funzioni in tre comuni altirpini, in Emilia Romagna e in Abruzzo. Comunità nella quali – secondo il racconto delle vittime – avrebbe imposto rigide regole di comportamento: niente tv, gonne per le donne, persino la scelta dei mariti.

Una delle parti offese, all'epoca dei fatti minorenne, ha raccontato di essere stata palpata dall'indagato, e di aver visto come le «fedeli più pie mettessero a disposizione del pastore la loro abitazione per poter soddisfare le sue richieste sessuali». In proposito una quindicenne ha descritto di essere stata accompagnata dalla madre fin tra le braccia del pastore. Lui l'avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali non protetti, sostendo di essere “l'angelo”. Secondo l'accusa, una delle ragazze, anche lei minorenne all'epoca dei fatti, sarebbe diventata sterile a causa delle violenze sessuali subite.

Altre testimonianze descrivono presunti incontri erotici che avrebbero coinvolto anche più donne insieme, oltre ad alcune richieste di denaro alle quali le vittime avrebbero acconsentito per non incorrere nella “dannazione eterna”: anche se all'uomo non è contestato il reato di estorsione. Non mancano riferimenti a episodi nei quali il pastore avrebbe concesso le fedeli anche ad altri uomini per ringraziarli dei loro servizi.

Le donne, affiancate dagli avvocati Danilo Iacobacci e Felice Raimondi, avevano denunciato le presunte violenze subite facendo scattare le indagini. Il piemme – in un primo tempo – aveva avanzato una richiesta di archiviazione per il reato di riduzione in schiavitù, rigettata dal giudice per le indagini preliminari Dario Gallo. Il magistrato ha disposto l’imputazione coatta: la procura ha così chiesto il processo. Durante l'udienza preliminare l'indagato proverà a offrire la sua versione dei fatti. E, affiancato dal suo avvocato di fiducia Giovanna Perna, a smentire le accuse formulate a suo carico. Poi toccherà al gup decidere se disporre il processo.