di Andrea Fantucchio
Una gola profonda. E’ nata così l’operazione firmata dalla Squadra Mobile di Avellino che ieri pomeriggio ha portato all’arresto di due presunti pusher. Marito e moglie, di 57 e 49 anni, entrambi incensurati e ufficialmente disoccupati, fermati a bordo di un’auto di piccola cilindrata che trasportava un chilo di cocaina. Un’ingente quantità di polvere bianca forse diretta in Irpinia. Una delle ipotesi degli investigatori degli uffici di via Palatucci, diretti dal primo dirigente Michele Salemme.
Come detto, a mettere gli agenti sulla pista giusta è stata una fonte confidenziale. Per l’informatore quella coppia insospettabile del nolano gestiva una fiorente attività di spaccio. La prova regina è arrivata col blitz di ieri pomeriggio: gli agenti hanno fermato i due indagati proprio a Nola. La busta con la cocaina era nascosta sotto il sediolino dal lato del passeggero: i poliziotti l’hanno sequestrata. Poi è seguito l’arresto: ora i due coniugi si trovano ai domiciliari e nei prossimi giorni saranno interrogati dal gip. Proprio dalle loro testimonianze potrebbero arrivare altri elementi utili alle indagini. A partire da informazioni sull’identità di chi dirigeva i due corrieri. È lecito ipotizzare, infatti, che marito e moglie siano stati scelti proprio perché incensurati.
Si indaga in tutte le direzioni: alla ricerca di collegamenti magari con gruppi criminali autoctoni e del napoletano. Il nolano, come rivelato da recenti indagini, si è confermato infatti un territorio di passaggio ideale per il traffico di droga, spesso diretto proprio in Irpinia. E con origine nel napoletano. Risale ad appena qualche mese fa l’operazione che ha portato all’arresto di trentadue persone che avevano come base operativa proprio Nola. Si dividevano in due gruppi che gestivano un ingente traffico di cocaina destinato, secondo gli investigatori, proprio all'Irpinia e al Sannio. Recentemente sulla questione ha lanciato l’allarme anche il capo della Procura avellinese, Rosario Cantelmo. Intervistato da Ottopagine.it ha spiegato come L’Irpinia, recentemente, sia stata invasa dalla droga e in particolar modo cocaina. Diretta a una vasta schiera di compratori e agevolata da un prezzo accessibile anche a fasce sociali meno abbienti o comunque ai giovanissimi. Un allarme sociale che coinvolge anche gli enti proposti al controllo e al recupero delle tossicodipendenze, come i Sert, chiamati a un superlavoro.
Spesso, nell’organizzazione dello spaccio, i clan camorristici che hanno ramificazioni storiche sui territori (in particolare in “zone calde” come il Vallo di Lauro o il montorese) si avvalgono per la vendita al dettaglio proprio di incensurati che riescono a eludere il controllo delle forze dell’ordine con maggiore facilità. Questa volta non è andata così: la squadra antidroga della Questura, diretta dall’ispettore superiore Roberto De Fazio, è riuscita a intercettare la sostanza stupefacente prima che arrivasse a destinazione, forse solo il primo passo di un’inchiesta destinata ad allargarsi.
